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01 dicembre 2018 • 11:00 • Scritto da Adriano Ercolani

Glass: abbiamo visto i primi venti minuti in anteprima!

Abbiamo visto in anteprima 20 minuti di Glass, il sequel di Unbreakable e Split diretto da M. Night Shyamalan. Ecco la descrizione e il nostro commento.
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A giudicare da ciò che abbiamo potuto vedere in anteprima a New York, il prossimo Glass di M. Night Shyamalan si preannuncia come un film capace di lavorare con impressionante incisività sullo scontro di opposti. Il cineasta ci ha abituato fin dai tempi di The Sixth Sense a ribaltamenti tematici, a scarti narrativi e spesso anche visivi. Col passare dei film, soprattutto dopo alcuni insuccessi, il suo cinema si è fatto più austero, la sua visione maggiormente stringata ma non per questo meno densa di contenuti e simbolismi. Il lungometraggio tanto atteso che unisce l’universo e i personaggi di Unbreakable con quelli visti più recentemente in Split si presenta come una sintesi tra i due che però evita la fusione, al contrario trova la propria energia nel cozzare di dicotomie esplicite.

Partiamo però dalla storia, che inizia circa due settimane dopo la fine di Split. Lo psicopatico Kevin Wendell Crumb (James McAvoy) e le sue varie personalità hanno colpito ancora, seminando il terrore a Philadelphia. Il film inizia proprio con Kevin che tiene prigioniere in un palazzo abbandonato quattro giovani cheerleader, in attesa che la “bestia” si palesi e reclami il suo orrendo tributo di sangue. Sulle sue tracce però si è lanciato David Dunn (Bruce Willis), il quale dopo aver accettato i suoi superpoteri alla fine di Unbreakable li ha adoperati negli anni per liquidare alcuni criminali della città, pur continuando a lavorare nel più assoluto incognito. L’uomo nel frattempo ha aperto un piccolo negozio di accessori per la sicurezza delle abitazioni, che gestisce insieme a suo figlio Joseph (Spencer Treat Clark). Padre e figlio però usano il retrobottega per tentare di localizzare il serial killer che sta terrorizzando la città: il ragazzo adopera la tecnologia per delimitare le aree di ricerca mentre il padre agisce sul campo, cercando di sfruttare il suo potere che permette di usare il contatto casuale con altri corpi per “vedere” i segreti oscuri delle persone. E proprio mentre David sta perlustrando una zona semi-abbandonata dei sobborghi della città accidentalmente viene a scontrarsi con Kevin. Ecco che la caccia comincia.

La notte stessa, quando il maniaco omicida è fuori a mietere altre vittime, l’eroe incappucciato si presenta e libera le ragazze.
Ma la “bestia” è in agguato, lo scontro inevitabile.
Le due forze opposte si battono a mani nude senza risparmio di colpi, finché la lotta non li precipita fuori dalla finestra, facendoli precipitare in strada. Quando stanno per riprendere il loro scontro ecco che si trovano invece circondati dalle forze dell’ordine, gestite dalla voce suadente di una donna che scopriremo poi essere il dottor Ellie Staple (Sarah Paulson)…

Questi, in una sintesi più possibile spoiler-free, i primi ventidue minuti di Glass. Non compare il personaggio di Elijah Price (Samuel L. Jackson) il quale dovrebbe rappresentare la mente criminale in grado di scatenare nuovamente il conflitto tra Dunn e Crumb. Come già accennato Glass sembra proporre allo spettatore una serie di contrasti magnificamente orchestrati. Primo tra tutti quello tra l’eroe Bruce Willis e il “villain” James McAvoy: silenzioso, sfuggente, deciso a nascondersi il primo; logorroico e strabordante l’altro. Il gioco di specchi che Shyamalan sembra aver costruito per mettere l’una di fronte all’altra le due forze del film appare da questo incipit davvero notevole. Altro fattore che si cementa nell’occhio dello spettatore è poi l’ambientazione: una Philadelphia sconosciuta, povera e operaia, che si presenta come ipnotico contraltare visivo per questa storia che invece parla di supereroi, anzi sembra discuterne l’essenza stessa, come lo stesso Shyamalan ci ha più volte ripetuto presentando il suo film.

Forze sovrumane si confrontano in strade deserte, palazzi in rovina, ambienti degradati che creano uno stridore visivo capace di trascendere il solo senso dell’immagine: come l’ambiente che li circonda, anche David e Kevin (e probabilmente anche Elijah) sono entità perse, sole, isolate dal cuore sociale. Adesso non resta che aspettare il prossimo gennaio e gustarci la battaglia tra Bene e Male che si preannuncia emozionante come raramente succede nel cinema di genere. Staremo a vedere se Glass manterrà le enormi promesse che i suoi primi venti minuti settano.

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