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THE DOC(MANHATTAN) IS IN – Riptide

THE DOC(MANHATTAN) IS IN – Riptide

Di DocManhattan

È per una ragione molto semplice che abbiamo già incontrato diverse volte in questa rubrica i nomi di Frank Lupo e Stephen J. Cannell. Sono gli uomini che hanno plasmato una fetta enorme di immaginario meravigliosamente tamarro e aggressivo della TV USA anni 80. Da soli o in coppia hanno messo mano a Ralph Supermaxieroe e l’A-Team, Hunter, Walker Texas Ranger e Renegade. Cannell, lì, ha finito pure per fare il cattivo, si diceva. Ma nell’84 c’era un nuovo trend da sfruttare nel filone tizi che risolvono casi in modo avventuroso: i nerd.

Era tempo per sdoganare con Riptide, in un mondo popolato da ex soldati che avevano fatto tutti il Vietnam, anche gli sfigati amanti dei computer, gli smanettoni con gli occhiali e la timidezza da soggettoni. Quelli che di lì a poco avrebbero conquistato il pianeta e sarebbero diventati milionari, alla faccia dei giocatori di football della scuola. La rivincita dei nerd, non a caso, sarebbe andata in scena al cinema solo una manciata di mesi dopo. Così Lupo e Cannell immaginano questi due ex commilitoni che aprono un’agenzia investigativa su una barca e che hanno bisogno di un hacker, perché è il millenovecentottantaquattro e servono i computer per fare le cose. L’avrebbe detto pure Orwell, non fosse morto trent’anni prima.

I primi due componenti del terzetto sono due classici action hero da TV di quei tempi: attori fighi, possibilmente con un qualche passato cinematografico a renderne i volti già sufficientemente noti. Cody Allen è Perry King: era apparso in Mattatoio 5 e Mandingo, e l’avevano scartato, anni prima, ai provini per Han Solo. Si era dovuto accontentare di interpretare il personaggio nella trasposizione radiofonica di Star Wars. L’altro, Nick Ryder, è Joe Penny, che in effetti al cinema aveva combinato poco. E in seguito si sarebbe dovuto accontentare di una sequenza infinita di comparsate nelle serie TV più varie, dai Soprano a tutti i CSI mai girati o anche solo pensati.

Quanto al nerd, Murray “Boz” Bozinsky era il Thom Bray di Rosemary’s Killer. Gli hanno messo un paio di occhiali brutti e gli hanno detto di fare le facce da sfigato. A posto così.

Come in una sorta di incrocio tra Magnum P.I. e i G.I. Joe, ciascuno dei tre membri della Riptide Detective Agency era specializzato in qualcosa. Cody ci metteva la barca che dava il titolo allo show; Perry la sua Chevrolette e un vecchio elicottero Sikorsky S-58T, che per sobrietà era di colore rosa e con una bocca enorme dipinta sul muso; Boz era aiutato dal suo robot arancione, Roboz, che grazie al cielo almeno non parlava come tutti i dannati robottini televisivi degli anni 80.

Dura tre anni l’avventura in TV di Riptide, prima che l’interesse del pubblico evapori. La serie, nata come tante come un rimpiazzo di metà stagione, aveva accumulato fino a quell’agosto dell’86 56 episodi, durante i quali aveva preso per i fondelli la concorrenza (nella fattispecie, Moonlighting della ABC, che andava in onda nella stessa fascia oraria e che divenne oggetto di parodia nella penultima puntata) e ospitato la sua brava dose di attori che sarebbero diventati famosi.

George Clooney, metti, alla sua prima parte in carriera in cui gli hanno fatto dire qualcosa (stagione 2, episodio 1. Qui almeno non moriva. Forse), o Geena Davis (stagione 1, episodio 13). Ma spulciando l’elenco lunghissimo dei protagonisti di un solo episodio saltano fuori anche i nomi di Ray Wise (Dallas, Robocop), Lance Henriksen e John Astin. I tre della Riptide hanno avuto quindi a che fare pure con Bishop e Gomez Addams, pare.

Cosa ci resta di Riptide, trentadue anni dopo la sua chiusura? Il ricordo di questi investigatori avventurosi per terra, cielo e soprattutto mare. E di quel robot arancione muto, con la faccia spigolosa, che avrebbe preso tantissimi schiaffi da quello regalato a quei tempi da Rocky Balboa al cognato. Poi, chiaro, ci resta in testa la sigla di Mike Post e Pete Carpenter, che in vent’anni hanno composto insieme le sigle per decine di serie, come CHiPs, Magnum P.I. e l’A-Team. Tutto materiale da ricordi e suonerie personalizzate, concentrato sonoro di TV anni 80.

Erano talmente ubique, all’epoca, le loro sigle, che Pete Townshend degli Who ci ha scritto su nel 2006 una canzone, Mike Post Theme. A un certo punto, il brano fa: “Then deep in the tunnel under the London rain, suddenly we hear Mike Post again”. Succede di continuo, a tutti. Soprattutto se esci a cena con una banda di quarantenni.

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