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StreamWeek: un dietrofront su The Romanoffs e Homecoming, una delle migliori serie dell’anno

StreamWeek: un dietrofront su The Romanoffs e Homecoming, una delle migliori serie dell’anno

Di Michele Monteleone

La rubrica questa settimana è dedicata ai recuperi, al bello e straniante Homecoming, alla seconda chance che ho dato a I Romanoffs, al nuovo lungometraggio Netflix dedicato a Robert the Bruce, Outlaw King.

La scorsa settimana vi ho abbandonati, c’era un buon motivo, come ogni anno si svolgeva il capodanno/natale/ognisanti del fumettista. Voi potete conoscerlo come Lucca Comics, per chi come me si guadagna da vivere principalmente scrivendo fumetti invece è la ricorrenza più importante del calendario. Durante i cinque giorni di fiera non ho potuto guardare ossessivamente la televisione come al solito e, naturalmente, quella settimana è stata così densa di uscite da poter coprire un intero anno di programmazione. Per fortuna però gli dei del palinsesto televisivo ci sono stati favorevoli e, la scorsa settimana non hanno rincarato la dose. Quindi rispetto al solito troverete una più nutrita rubrica legata ai recuperi e un podio in solitaria, ma cominciamo come a ogni nostro appuntamento con un po’ di consigli sparsi.

Iniziamo con Netflix, su cui appare la serie animata Super Drags. Con uno stile di disegno che ricorda molto le serie anni 90 di Cartoon Network, con una spolverata delle superchicche e la follia tipica delle produzioni più estreme del canale che ha rivoluzionato l’animazione per grandi e piccini, Super Drags segue le avventure di tre commessi di un grande centro commerciale che hanno il potere di trasformarsi in tre splendide e travolgenti Drag Queen. La produzione, sebbene come vi ho accennato, somigli nelle tematiche e nello stile a quelle del canale americano, è invece al cento per cento brasiliana. Mi sento di consigliarvela senza remore, le tre paladine della comunità LGBT vi faranno ridere a crepapelle.

Se siete in crisi di astinenza da Vikings e avete un’impellente necessità di vedere guerrieri sporchi e barbuti, posso consigliarvi l’arrivo della seconda stagione di The Last Kingdom. Sicuramente meno raffinata della summenzionata serie di History Channel, The Last Kingdom regala i suoi momenti e ha un protagonista maschile che non dovrebbe dispiacere al pubblico femminile.  La serie britannica è tratta dalla serie letteraria scritta da Bernard Cornwell. Effettivamente potete considerarla come l’altra faccia della medaglia di Vikings, infatti la storia segue le vicende dei regni britannici costantemente preda delle razzie dei vichinghi danesi e di Uhtred di Bebbanburg, figlio di un sassone, ma rapito da giovane e addestrato alla vita del vichingo.

Non sono molto lucido nel giudicare i film con Jason Statham, sarà perché io e mio padre abbiamo questa strana affezione per l’attore e artista marziale britannico. C’è un qualcosa di familiare in Statham e le sue acrobazie in The Transporter nel 2002 conquistarono entrambi i Monteleone che nel tempo sono rimasti fedeli al pelato e ai suoi calci volanti. Su Netflix comunque questa settimana hanno caricato Joker – Wild Card, il remake di Black Jack con Burt Reynolds diretto da Simon West (che se non lo sapete è il regista di Con Air). Il film è proprio una roba piccola, che se non avesse Statham come protagonista, probabilmente non avrei visto e che invece mi sono goduto con mio padre che ha letto tutta la letteratura russa ottocentesca, ma ha anche un debole per un coatto inglese che riesce a fare la spaccata a mezz’aria mentre calcia in faccia un tipo alto due metri.

Su Prime in questi giorni hanno caricato tutti i film con protagonisti i due eroi di plastilina più famosi al mondo: Wallace & Gromit. Se avete dei bambini, o come me non siete mai riusciti a crescere, non potrete che amare il pazzo inventore, il suo fido cane e le loro strampalate avventure. Vi segnalo, sempre su Prime che, nella settimana in cui sono stato assente, è stato caricato in blocco tutto Homeland, dalla prima alla quinta stagione. La serie affronta la lunga ombra che l’attentato dell’undici settembre e il proliferare del terrorismo islamico hanno gettato sugli stati uniti e lo fa seguendo la storia di un’agente della CIA Carrie Mathison.

Su Infinity, la settimana in cui ero occupato a scansare gente per entrare in padiglioni pieni di nerd con lo zainetto Invicta tatuato sulle spalle, hanno caricato La Mummia, il nuovo film con Tom Cruise. Ho letto svariate critiche feroci al film e, sebbene non capisca perché hanno sostituito la storia della Mummia con quella di Dracula (vi giuro che se avete letto l’originale di Stoker, troverete che si parla di una trasposizione praticamente 1:1), trovo che queste siano  decisamente esagerate. Non solo, quelle riguardanti l’accusa a Cruise d aver affossato il film con le sue manie di protagonismo, le trovo addirittura idiote. Infatti, se c’è un motivo cristallino per cui vedere la nuova Mummia, è proprio l’attore più matto del mondo che convince il regista a girare una scena in assenza di gravità, all’interno della carlinga di un aereo militare da trasporto che è decisamente la cosa più interessante della pellicola.

Sono ricominciate, su Now TvHouse of Cards American Horror Story. La prima è l’ultima stagione, dopo il caso che ha travolto Kevin SpaceyRobin Wright prende il suo posto nello studio ovale e alla direzione della serie. Non sono proprio impaziente di vedere la stagione, quindi me la terrò per uno dei nostri recuperi, se nel frattempo qualcuno di voi vuole fortemente consigliarmela o sconsigliarmela, mi aiutate a uscire dal dubbio. Invece ad American Horror Story ho rinunciato già parecchie stagioni fa, ma sono disponibilissimo a ricredermi, quindi diciamo che questa è la parte della rubrica in cui sono io a chiedere consiglio a voi e non il contrario.

Ogni settimana seleziono per voi tre visioni imprescindibili, non sono sempre i migliori usciti (anche perché se una settimana caricano Quarto Potere, non potrei mai dirvi che l’ennesimo film Netflix con protagonista Jared Leto, è meglio), ma sono sempre le serie o i film più attesi, chiacchierati, snobbati o anche solo criticati degli ultimi sette giorni. Questa settimana però, come vi ho anticipato questa rubrica sarà brevissima e ci dedicheremo invece a recuperi di lusso della settimana in cui ho bucato il nostro appuntamento.

Outlaw King (Netflix)

Probabilmente unico vero evento della settimana di streaming, è stato caricato su Netflix, Outlaw King. Il film riporta insieme la coppia formata dal regista David Mackenzie e, nel ruolo del protagonista Chris Pine. I due si erano già incontrati sul set del bellissimo Hell or High Water che, guarda caso, in Italia era stato distribuito proprio dalla grossa N rossa. Il nuovo film della coppia potrebbe essere, tematicamente, il seguito perfetto di Braveheart. Questo se in Braveheart non si fossero completamente dimenticati che Robert the Bruce è l’eroe nazionale scozzese e il re simbolo dell’unione del paese. Infatti nello splendido film di quel bel matto di Mel Gibson, come spesso succede nelle pellicole americane, la realtà storica è stata demolita pezzo per pezzo, a cominciare dalla glorificazione di William Wallace (un simpatico fuorilegge che ha avuto qualche scaramuccia contro gli inglesi) e per concludere con la raffigurazione del summenzionato eroe nazionale come una specie di vile smidollato senza spina dorsale. In Outlaw King il protagonista è proprio il nostro Robert the Bruce, fiero condottiero del popolo scozzese. Ok, lo ammetto. Non è che l’aderenza alla storia sia il cruccio principale della nuova pellicola, anzi lo spazio per romanzare la realtà è decisamente ampio anche in questo caso, ma almeno azzeccando l’eroe, magari stavolta non faranno incazzare il popolo più rancoroso (a ragione data la loro storia) del mondo. Per quanto riguarda il resto, il film ha una buona fotografia, almeno un paio di scene sono davvero ben realizzate (la schermaglia sulle rive del lago mi è piaciuta davvero tanto), ma in definitiva ha un ritmo prolisso all’inizio e altalenante nel mezzo e comunque, realtà storica o meno, non riesce ad essere efficace contro quella cazzata, meravigliosamente girata, di Braveheart.

Questa settimana, come vi anticipavo, ci dilunghiamo un po’ di più sul recupero visto che non ci sono stato durante Lucca, anche perché ho visto una delle serie più belle dell’anno e ho cambiato idea su un’altra.

Homecoming (Prime Video)

Mi muovo su un terreno pericoloso parlandovi di Homecoming, perché gran parte del fascino della serie sta nel fatto che, una volta che avrete finito di vedere il primo episodio, capirete che non c’avete capito nulla. Ma non nel senso che la serie è scritta male o che siete scemi voi, nel senso che Homecoming è davvero una serie strana, un imprevisto nel palinsesto e, ormai dovreste conoscermi, io adoro essere sorpreso. La storia parte raccontando di un centro per il reinserimento di soldati americani nella società. La responsabile della struttura è la nostra bellissima Julia Roberts (non invecchierà mai, vero?) che fa da psicologa per i residenti. Nello stesso momento il personaggio della Roberts, in un altro piano temporale, qualche anno dopo lo svolgersi degli eventi, fa la cameriera in un locale e viene interrogata in merito a una denuncia arrivata al dipartimento della difesa, proprio in merito al centro Homecoming. La psicologa, ora cameriera, però sembra non ricordare cosa è successo in quella struttura e, la stessa motivazione per cui quel posto esiste, sembra essere poco chiara. Oddio quanto vi vorrei inondare di spoiler… ma mi controllerò e vi chiederò di fidarvi di me e iniziare a vedere la serie Amazon sapendone il meno possibile. La serie è girata interamente da Sam Esmail, il creatore di Mr. Robot e il regista del bellissimo Comet (scommetto che non siete in molti ad averlo visto e invece dovreste recuperarlo). La quantità di bellissime idee nella messa in scena e nell’uso degli effetti nella serie è davvero sopra la media, basti pensare alle due linee narrative che utilizzano diversi formati nel girato per sottolineare il passaggio da una all’altra, oppure godersi nella prima puntata il lungo (finto) piano sequenza in cui la camera ci mostra il centro homecoming passando attraverso le stanze e trasformando il set in una specie di angosciante e straniante casa delle bambole. Non è un’esagerazione il titolo che ho deciso di mettere alla rubrica, sono certo che Homecoming sarà applaudita come una delle migliori serie dell’anno e a ragione e, nello stesso modo, spero che la Roberts faccia incetta di premi per una delle sue migliori interpretazioni in assoluto.

The Romanoffs (Prime Video)

Ok, sono scemo io. Se non sapete di cosa sto parlando, sappiate che in una precedente puntata della rubrica mi ero detto molto deluso dalla serie antologica creata e girata da Matthew Weiner che ha come filo conduttore la famiglia reale russa dei Romanoffs. Non ho cambiato idea sui primi due episodi che, nell’ordine, mi avevano lasciato totalmente indifferente e sembrato uno spreco di una buona idea, ma con il terzo e il quarto (che ho recuperato in settimana), invece i miei sentimenti si sono chiariti. Weiner mette a segno due tiri perfetti con una storia di fantasmi (?) sul set di una fiction dedicata proprio alla famiglia russa, in cui una spaventata Christina Hendricks si ritrova ad essere la star maltrattata da una regista inflessibile e forse pazza che sostiene di essere una delle eredi della casata dei Romanoffs. La continua tensione e un’attenzione quasi maniacale per la costruzione di un’atmosfera sempre in bilico tra l’orrore e la paranoia, sono gli ingredienti di una puntata strepitosa. Che però viene quasi messa in ombra dalla successiva, in cui una gigantesca Amanda Peet, supportata da un’altra vecchia conoscenza di Weiner, John Slattery, mettono in scena un piccolo dramma famigliare che sono certo riceverebbe il plauso anche del miglior Allen. è questo il bello degli episodi autoconclusivi, non deve piacerti per forza tutto, si ricomincia da capo ogni volta e ora, dopo essere stato prima deluso e poi esaltato, non vedo l’ora di rimettermi a guardare The Romanoffs.

Alla prossima settimana, miei fedeli bingewatchers: se vi è piaciuto qualcuno dei consigli che vi ho dato, se volete segnalarmi qualcosa che mi sono perso o se volete suggerirmi qualcosa di cui discutere la prossima settimana, vi invito a commentare l’articolo. La vostra guida allo streaming compulsivo è sempre disponibile!

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