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ScreenWEEK intervista Sylvia Hoeks, la nuova villain di Quello che non uccide

ScreenWEEK intervista Sylvia Hoeks, la nuova villain di Quello che non uccide

Di Redazione SW

Di Sonia Serafini

Molti di voi ricorderanno Sylvia Hoeks come una delle più grandi balorde della storia del cinema, essendo stata la protagonista di La Migliore Offerta di Tornatore, in cui un afflitto Geoffrey Rush paga le conseguenze di un amore a senso unico. Oppure nel ruolo della replicante in Blade Runner 2049. Con il ruolo di Camilla Salander, la sorella di Lisbeth, si conferma perfetta per il ruolo da villain.
Come si può avere i capelli rasati quasi a pelle, pochissimo trucco e una dolcevita nera ed essere comunque bellissima? Quando sei Sylvia Hoeks evidentemente puoi, così si presenta alla stampa la ex modella e poi attrice che sta avendo un momento d’oro all’interno dello showbiz, per parlare di Quello che non uccide.

Possiamo definire il tuo personaggio come il nuovo villain? Come ti sei approcciata per interpretarla visto che nel libro non è molto presente, ti ha aiutato Alvarez?

È vero non è molto presente nel libro ma comunque c’è, Fede aveva una visione molto chiara di cosa voleva dal personaggio, mi ha aiutato molto parlare con lui, ho provato a focalizzarmi sul mondo che voleva costruire con il film, come voleva raccontare la storia, renderla qualcosa di più internazionale. Camilla è una donna danneggiata, è una vittima, può assolutamente giocare a fare il villain, ma è ferita, ha dei traumi.

È un po’ il doppio della sorella?

In un certo senso sì, credo sia quella che mostra al pubblico una parte di verità di Lisbeth, perché in fondo cosa sappiamo di lei? Che è una donna che non si ferma mai, ma attraverso Camilla vediamo un aspetto emozionale importante che viene fuori e si risolve, tutto questo è parte di lei, è parte del suo essere vittima. Il problema è che se ti identifichi troppo con Camilla perdi Lisbeth, serve mantenere un equilibrio nel film molto delicato, anche perché nel momento di confronto fra le due, in cui emerge la verità, il pubblico ha bisogno di stare con Lisbeth, è la sua storia e il mio personaggio aiuta semplicemente a raccontarla.

E il suo look?

Per quel che riguarda il look è stato chiaro da subito che serviva per far capire che era una donna danneggiata, piena di dolore, che per sedici anni tutti i giorni viene torturata, è come se provenisse da un altro mondo dove non può trovare una soluzione, Lisbeth e Camilla si causano dolore a vicenda. Il look era davvero importante per crearla. Ho sentito dire che si ispira molto ai film di Bond, ma io credo sia un mix fra la mia voglia di avere una cicatrice e le sopracciglia bionde, e il potente outfit rosso, tutto ciò la rende un’immagine davvero forte, il tutto ha poi esaltato i suoi danni interiori.
Per prepararmi al personaggio ho fatto delle ricerche ho letto tutto della vicenda di Natascha Kampusch, (la ragazza rapita per otto anni e costretta a vivere in una cantina), la sua storia era orribile, ma è stato l’unico modo per me di capire questo personaggio e da dove veniva.
Ci sono diverse cose interessanti del suo essere un villain, c’è uno scontro importante con Lisbeth dove viene fuori tutta la verità, lei può anche giocare a fare la cattiva ma è una persona ferita ed è tutto in quelle poche scene.

DOMANDA SPOILER
Possiamo immaginare Camilla nel prossimo Millennium?

Forse perché no? In realtà abbiamo girato una scena in cui si vedeva morta ai piedi della montagna, ma l’hanno tagliata. Chi lo sa. Nessuno può dirlo, non so immaginarla nel prossimo film ci sono così tanti modi in cui può evolvere la storia, ma ho amato interpretarla e mi piacerebbe farlo ancora.

Cosa hai scoperto da te stessa diventando un’attrice?

Ho sempre voluto diventare un’attrice, quando cresci in questa industria la cosa più importante che non devi dimenticare è sentirti sempre grata dell’opportunità e di avere un occhio di riguardo nei confronti di te stessa, per restare con i pedi per terra, collegata ai miei amici, la mia famiglia. Vorrei diventare mamma, ma è difficile viaggiando spesso per lavoro, ma questo mestiere è il mio primo amore. Andare in America a fare il mio lavoro mi ha aperto nuove strade e opportunità ma è stato come ricominciare dall’inizio, con Denis Villeneuve è stato bellissimo il set, mi sono trovata benissimo ha così tanto rispetto per gli attori e ti fa sentire al sicuro.

A cosa stai lavorando ora?

Ho rasato i miei capelli per la prima serie prodotta da Apple, si chiamerà “See” scritta da Steven Knight diretta da Francis Lawrence con tanti fantastici attori, sarà incentrata sull’umanità che paga le conseguenze di essere diventata cieca. Andrà su Apple Tv, abbiamo iniziato già a girare.

LEGGI ANCHE: ScreenWEEK intervista Fede Alvarez, il regista rock di Quello che non uccide

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