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ScreenWEEK intervista Fede Alvarez, il regista rock di Quello che non uccide

ScreenWEEK intervista Fede Alvarez, il regista rock di Quello che non uccide

Di Redazione SW

Di Sonia Serafini

Fede Alvarez dal vivo più che un regista sembra un attore, uno di quelli belli e dannati, perfetto per interpretare un ribelle su grande schermo e farti innamorare di lui. Evito di dirgli tutto questo e mi concentro sul lavoro di regia che ha strutturato intorno al nuovo capitolo della saga Millennium, Quello che non uccide, con protagonista Claire Foy. Il film prende spunto dal quarto libro della serie, il primo non firmato da Stieg Larsson ma bensì da David Lagercrantz che ne ha raccolto il testimone dopo la prematura scomparsa dello scrittore.
Il compito che si è trovato a gestire Alvarez non era facile, il film precedente era firmato da David Fincher, non proprio l’ultimo dei registi con il quale confrontarsi, ma se l’è cavata il filmaker uruguaiano, costruendo una pellicola dai tratti rock, con tantissimi omaggi al grande cinema, seppur a tratti pasticciata, funzionale nell’intento di intrattenere il pubblico. Poi c’è lei, Lisbeth Salander, l’eroina degli anni 2000, guai a chiamarla eroina che si arrabbiano tutti (regista, attrice, signore delle pulizie), eppure è la prima cosa che ti viene in mente guardando il film. Un’eroina anaffettiva, col cuore a pezzi e la forza d’animo di maciste, la vorresti sicuramente come amica, mai come nemica.

Alvarez, come si è rapportato con il suo film, raccogliendo il testimone di David Fincher?

Gli altri film sono stati un’occasione per rendermi conto che avrei potuto fare altro, qualcosa di mio. Non avrei né dovuto, né voluto rifare i precedenti film. Ogni persona che ha partecipato alla pellicola mi chiedeva di dare una svolta, azzardare e fare qualcosa di diverso, per me, che venivo da altri generi, fare questo film è stata prima di tutto una grande occasione e poi con un background così differente, ho potuto apportare uno stile nuovo. Ovviamente il tutto restando fedele al personaggio e stando attento a non tradirlo.

Qual è stata la sfida più grande e perché ha scelto Claire Foy per il ruolo di Lisbeth?

Girare un film è sempre una sfida e non perché sia difficile, ognuno può girare un film, sono altri i lavori difficili, quello che davvero è difficoltoso è mettere tutto insieme cercando di mantenere la tua visione delle cose, con la tua visione senza lasciarti distrarre da tutto quello che accade nel frattempo. Dentro e fuori il set le opinioni sono tante, tu le devi ascoltare tutte e cercare di non farti influenzare, in particolar modo con questo film a causa delle versioni precedenti ognuno aveva un particolare punto di vista su come andasse fatto. Ho scelto la mia.
Penso che Claire sia fantastica, davvero un’attrice meravigliosa, volevo qualcuno che avesse la capacita di dire ciao senza dirlo, lei lo può fare, non tutti gli attori ci riescono. Non è un film con molti dialoghi, come posso sapere quello che prova, quanto è spaventata a cosa sta pensando, se l’attrice non mi comunica il tutto attraverso la sua espressività? Non tutti hanno questo talento, questa abilità ma Claire si. L’ho scoperta guardando The Crow, e già durante il primo episodio ti comunica mille sensazioni solo attraverso lo sguardo, lo smarrimento, la paura e la responsabilità di Elisabetta passano dai suoi occhi.

Ci parli della scelta delle ambientazioni e la bellissima scenografia.

Volevo che fosse come nelle favole, che iniziano nelle città e dopo si spostano nelle foreste magari con la neve, in questo caso hai una ragazza in rosso nella neve, ma è lo stesso! L’equilibrio si gioca tutto lì, sei in città eppure nel film viaggi tutto il tempo, Lisbeth non sta ferma un attimo, si sposta continuamente, è come un road movie ma anche come una favola.

Cercando di non fare spoiler la fine non sembra proprio una fine, dobbiamo aspettarci un seguito?

Per me si è finito. Non ho mai pensato mentre giro un film, a farne un seguito, ha un inizio e una fine per me. Ovviamente so che ci sarà un libro in uscita che prosegue la storia, oltretutto Lisbeth è un grandissimo personaggio e di sicuro la sua storia continuerà, ogni grande personaggio merita che la sua storia continui, noi dobbiamo farla continuare. Altrimenti sarà tutto rilegato ad un vecchio film che nessuno ricorderà, noi dobbiamo riportarlo in vita altrimenti le nuove generazioni non avranno modo di conoscere né i film né i personaggi.
Come per esempio questo film, l’ultimo è di sette anni fa, sono contento che abbiamo fatto tornare la storia di Lisbeth, perché la generazione che non sapeva chi fosse, perché magari ai tempi aveva dodici anni, ora potrà conoscere questo incredibile personaggio e appassionarsi a lei.
Vorrei fare lo stesso con Zorro, credo sia un personaggio fantastico, sono innamorato della versione con Alain Delon e, questo film ha moltissimo di quello soprattutto nella fine.

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