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Penguin Highway – Un racconto formativo tra pinguini e fantascienza, recensione

Penguin Highway – Un racconto formativo tra pinguini e fantascienza, recensione

Di Marlen Vazzoler

Solo oggi e domani sarà possibile vedere nelle sale cinematografiche italiane il lungometraggio animato Penguin Highway premiato con l’Axis: The Satoshi Kon Award for Excellence in Animation nella categoria per il miglior film animato al Fantasia International Film Festival di Montreal.

Basato sull’omonimo romanzo scritto da Tomihiko Morimi, vincitore del 31° Premio Nihon SF Novel Taisho, il film è l’opera prima del regista Hiroyasu Ishida che in passato ha diretto i cortometraggi Hinata no Aoshigure (Sonny Boy & Dewdrop Girl) e l’adorabile Fumiko’s Confession sempre per lo Studio Colorido (Batman Ninja, Shashinkan, Typhoon Noruda).

In Penguin Highway seguiamo le avventure di un bambino di quarta elementare di nome Aoyama, molto sveglio e intelligente con una passione per le donne prosperose, innamorato della “sorellona” una bella ragazza che lavora come assistente allo studio dentistico della città. La comparsa misteriosa di alcuni pinguini farà intraprendere al piccolo e ai suoi amici un’incredibile avventura fino quasi ai confini del mondo, dove la sua passione per la ricerca e il suo amore verranno messi alla prova.

Dopo The Tatami Galaxy di Masaaki Yuasa, Makoto Ueda torna ad adattare per il grande schermo un’opera di Morimi mantenendo i punti salienti del romanzo originale senza perdere la caratterizzazione dei personaggi, raccontando uno slice of life dal sapore fantasy che, sebbene in seguito si trasforma in una storia fantascientifica dai toni cupi, non si prende mai troppo sul serio. I pinguini, il carattere solare della sorellona e quello serio di Aoyama riescono a strappare sempre un sorriso anche nei momenti più seri.

I personaggi vengono ulteriormente messi in risalto grazie a un’ottima character animation. Pensiamo al movimento rigido di Aoyama, derivato dal suo comportamento da ‘adulto’, messo ulteriormente in evidenza grazie alle scene condivise con gli altri bambini. Questo avviene e in particolar modo nelle scene slapstick che contraddistinguono nel film Uchida. I due forniscono un ottimo esempio di complementarietà, non solo a livello grafico ma anche caratterialmente, da una parte abbiamo l’analitico e rigido Aoyama e dall’altra l’emotivo ed elastico Uchida.

Dopo il corto Hinata no Aoshigure, Ishida torna a dirigere una pellicola con dei volatili in un ruolo chiave, questa volta non si tratta di una magica papera ma di una serie di misteriosi pinguini, nati da degli oggetti comuni per mano della sorellona come abbiamo visto nei trailer. Ed è proprio l’animazione del pinguini o meglio la loro metamorfosi, da oggetti comuni a volatili, che è uno dei momenti clou della pellicola.
Grazie a degli ottimi effetti speciali il passaggio avviene in modo fluido, sia nelle scene ‘rallentate’ come quella del lancio della lattina di coca cola, che in quelle veloci come nella scena ambientata nella radura o nella sequenza finale.

Sin dai titoli iniziali, Ishida mostra allo spettatore come questo film sarà una storia in cui i percorsi/le strade avranno un ruolo importante non solo visivamente ma anche narrativamente come suggerisce lo stesso titolo. Marciapiedi, strade, sentieri, la corsia della piscina, le scale sono dei luoghi di scoperta, riflessione ed eureka.

La telecamera non è mai intrusiva, anzi talvolta assume il punto di vista di Aoyama, permettendoci di guardare il mondo dal suo stesso punto di vista. Ma nella scena dell’incubo disegnata da Kiyotaka Oshiyama e Yohei Hashizume, il regista ha voluto ulteriormente spingere questa immedesimazione servendosi del fish-eye, per farci partecipi di quel senso di sconforto e disperazione che attanaglia il bambino.

Come ha già dimostrato nei corti, Ishida ha una incredibile passione per delle fantasiose corse a perdifiato – pensiamo sia a Fumiko’s Confession che a Hinata no Aoshigure. Nel film sono presenti diverse sequenze del genere in particolare quella finale dove l’elemento fantastico viene accentuato con l’uso del surrealismo, per creare un mondo sospeso dove tempo e spazio non hanno più senso, dove la fine del mondo è vicina ma al contempo lontana.

Il piano e gli archi contraddistinguono la colonna sonora di Umitarō Abe, dai toni per lo più allegri che ben accompagna la pellicola nei suoi momenti più tesi e gioiosi. Infine ho particolarmente apprezzato il lavoro del direttore del suono e quello del sound mixing.

Penguin Highway è un film gioioso sul piacere della scoperta e della ricerca, che al contempo vi farà riflettere sulle conseguenze delle proprie decisioni e sull’importanza di raggiungere i propri traguardi.

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