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Il Re Leone – Il remake è un live action o un film animato?

Il Re Leone – Il remake è un live action o un film animato?

Di Marlen Vazzoler

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Sin dal suo annuncio, ma in particolar modo dall’uscita del primo teaser trailer, in rete è nato un focoso dibattito sulla natura di Il Re Leone: si tratta di un film live action o di una pellicola animata?

La risposta è UNA PELLICOLA ANIMATA.

L’Academy of Motion Picture Arts & Sciences definisce in questo modo un lungometraggio animato:

Una pellicola d’animazione è definita un film con un tempo di esecuzione di oltre 40 minuti, nel quale le performance di movimento e dei personaggi vengono create utilizzando una tecnica fotogramma per fotogramma. La motion capture di per sé non è una tecnica di animazione. Inoltre, un numero significativo dei personaggi principali deve essere animato e l’animazione deve figurare in non meno del 75 percento del tempo di esecuzione della pellicola.

Per quel che concerne le tecniche:

Alcune delle tecniche per animare i film includono ma non sono limitate all’animazione disegnata a mano, animazione computerizzata, stop motion, animazione con l’argilla, pixilation, animazione con ritagli, pinscreen, camera multiple pass imagery, effetti caleidoscopici creati fotogramma per fotogramma e disegno sullo stesso fotogramma. La motion capture e le marionette in tempo reale non sono di per sé tecniche di animazione.

Ma se AVATAR che IL LIBRO DELLA GIUNGLA che IL RE LEONE (2019) sono eleggibili nella categoria per il miglior film animato, perché vengono definiti dei film live action? E perché A Christmas Carol viene considerato un film d’animazione?

Nelle pellicole che usano le tecniche di ‘virtual production’ ovvero tutte quelle citate qui sopra ma anche The Walk di Robert Zemeckis, dove gran parte del film è realizzato in CG, le linee che separano la pre-produzione e gli effetti speciali vengono erose.

Ma cos’è a questo punto la ‘virtual production’? Ora come ora possiamo considerare il termine un sinonimo di: Previs, techvis, postvis, motion capture, vr, ar, simul-cams, virtual cameras, real-time rendering, e una combinazione di queste.

Gli strumenti della virtual production nei film live action tendono per la maggior parte a catturare l’azione solitamente con le simul-cam o le telecamere virtuali. Il regista può quindi vedere sullo schermo un prodotto quasi finito. Il loro scopo è replicare quello che potresti fare con una telecamera in un live action ma che non puoi perché stai lavorando in un mondo sintetico o con dei personaggi sintetici, che non puoi riprendere dal vivo.
Inoltre non solo puoi visualizzare questi mondi sintetici, ma puoi cambiarli velocemente, se necessario, grazie al rendering in tempo reale, possibile con i motori di gioco che sono diventati una componente importante della produzione virtuale, dove rendering in tempo reale, riprese live action ed effetti speciali hanno cominciato a fondersi.

La virtual production è uno strumento che viene usato anche in animazione, grazie alla composizione in tempo reale.

Le immagini complesse, come ben sappiamo richiedono un tempo molto lungo per il rendering, e il rendering in tempo reale non ha mai avuto la stessa qualità di quanto realizzato con strumenti come RenderMan, Arnold e V-Ray. Ma tutto questo come abbiamo visto sta cambiando proprio grazie ai motori di gioco.

Le tecniche di produzione virtuale sono degli strumenti applicati nel capo animato, real-time e live action. La natura della pellicola viene definita dal risultato finale, che può essere principalmente animato o live action.

Il caso Avatar
Gli animatori della WETA vi risponderanno che gli avatar e i Na’vi sono animati, Cameron vi dirà che i personaggi sono stati interpretati dagli attori.

Queste due affermazioni sono entrambe corrette.

L’animazione è stata usata per assicurarsi che i personaggi fornissero la stessa performance degli attori. Sappiamo che non sono state prese libertà con queste performance, non sono state abbellite o esagerate, è stato ritrasporto il lavoro degli attori registrato con la motion capture.
Una tecnica simile è stata usata anche nei lungometraggi disegnati a mano della Disney, quando gli animatori hanno usato Marge Champion come modello per Biancaneve, o Helene Stanley per La Bella Addormentata. Ecco un excursus dei modelli di riferimento nei lungometraggi animati Disney fino ad Aladdin.

Come vedete il principio usato è il medesimo.

Ma torniamo a Avatar, su un articolo di Cinefex del gennaio del 2010, viene riportato che con la motion capture è stato catturato con successo il 90% del movimento del corpo, e che degli estesi riferimenti facciali sono stati ripresi per gli animatori, che si sono basati sul girato in HD per ricreare la performance degli attori.
Questo perché le telecamere montate sulle teste degli interpreti, per via della troppa vicinanza, fornivano uno sguardo come quello filmato da una cinepresa con una lente a occhio di pesce.

Il caso Il libro della giungla
Lo studio di effetti speciali MPC ha creato 54 specie animali, utilizzando il girato di documentari naturalistici e video online come riferimento.
Non solo hanno dovuto creare creature con un aspetto foto realistico, ma anche farle parlare. In questo caso hanno usato come riferimento per la mascella gli animali e il video dei doppiatori che registravano i loro dialoghi.

“Dato che volevamo mantenere il movimento dei volti dei personaggi più animale che umano, il volto dell’attore è stato usato per il riferimento temporale della bocca e degli occhi, e anche una parte fondamentale è stata la sovrapposizione di alcuni movimenti della testa del doppiatore sopra al riferimento animale. Questo sottile movimento della testa ha davvero aggiunto molta personalità dai singoli attori all’animazione.”

Le creature sono state poi poste in un ambiente digitale, creato grazie alle riprese fatte in India dalla squadra Bangalore del MPC.

“Molte rocce e alberi sono stati ricostruiti direttamente utilizzando la fotogrammetria di queste immagini. I nostri artisti hanno quindi potuto creare i set di ambientazioni multiple scegliendo tra un’ampia gamma di rocce, piante e alberi preesistenti”

Rob Legato il supervisore degli effetti speciali, che ha vinto un Oscar con questo film per il suo lavoro, ha spiegato più volte che la produzione di Il libro della Giungla ricordava quella di un tradizionale film live action, anche se è stato girato interamente di fronte ad uno schermo blu, e l’unico elemento live action del film era Mowgli oltre ai piccoli pezzi di set sui quali si trovava il giovane attore Neel Seth.
Per Legato riprendere un ragazzo nella giungla e uno davanti a uno schermo blu, servendosi della ‘virtual production’, è letteralmente la stessa cosa.

“L’abilità di ricreare qualsiasi cosa e ricrearlo fedelmente è il futuro del cinema. Non dovresti sapere che stavamo usando un computer per realizzare il film”

Il caso A Christmas Carol
Una pellicola girata con la performance capture, con personaggi che si muovono in ambienti creati con la CG, ma a differenza delle due precedenti pellicole, è considerato un film animato.
Come se non bastassero le incongruenze, la pellicola Disney è finita tra i semifinalisti, i 15 film selezionati per la categoria Best Visual Effects dell’82ma edizione degli Oscar:

Angels & Demons
Avatar
Coraline
Disney’s A Christmas Carol
District 9
G-Force
G.I. Joe: The Rise of Cobra
Harry Potter and the Half-Blood Prince
Sherlock Holmes
Star Trek
Terminator Salvation
Transformers: Revenge of the Fallen
2012
Watchmen
Where the Wild Things Are

Ma perché Up e Monsters vs. Aliens ad esempio non sono state considerate anche per questa categoria? Che differenza c’è tra la loro CG e quella presente in questo film, visto che viene definito una pellicola animata?

Il caso Il Re Leone

A differenza di Avatar e di Il libro della Giungla, in Il Re Leone come in A Christmas Carol non sono presenti degli esseri umani ripresi dal vivo.

Dice l’Academy:

Se la pellicola è creata in uno stile cinematografico che potrebbe essere scambiato per un live action, il/i filmaker devono anche presentare informazioni a sostegno di come e perché la pellicola è sostanzialmente un’opera di animazione piuttosto che un live action.

Legato, il supervisore degli effetti speciali, ha detto al NAB:

“Useremo un sacco di strumenti per la realtà virtuale in modo simile a quello che state guardando [se vi trovaste su un set vero]. Puoi camminare sul set come un cameraman. [Indossando un headset VR] gli attori possono ora entrare in scena e vedere gli altri attori e gli alberi… e poiché sei in 3D, ottieni un senso realistico [dell’ambiente]. Questo è quello che stiamo incorporando nella prossima versione di [Il Re Leone]”.

Anche lui non considera la pellicola un film animato:

“Non lo considero un film d’animazione. Considero questo solo un film, e questo è stato il modo migliore per farlo. Abbiamo messo a suo agio Jon Favreau nel venire ed essere in grado di dirigerlo come se fosse un film live action.”

Ritornando quindi alla definizione di un film animato, gli esempi sopra citati, ma in particolar modo Il Re Leone sono tutte pellicole animate.

Ma allora perché li si vuole definire dei film live action?

Marketing.

Gli appassionati di animazione sanno che ogni anno vengono prodotti film e serie animate destinati a diversi pubblici, da quello pre-scolare a quello scolare, a quello adolescenziale e quello adulto. Ma per il pubblico generalista, vige ancora questo credo:

ANIMAZIONE = PRODOTTO PER BAMBINI

Se Avatar fosse stato commercializzato come film animato, vista la maggior presenza di girato animato rispetto a quello live action, avrebbe avuto lo stesso successo al botteghino? Molto probabilmente no.

Ma Il Re Leone nasce come film animato. Ma definendo questo remake un live action, la copertura dei quattro quadranti del pubblico di riferimento viene ulteriormente ampliata.

La sinossi:

Jon Favreau dirige la nuova avventura Disney live action Il Re Leone, un viaggio nella savana africana dove è nato un futuro re. Simba prova una grande ammirazione per suo padre, Re Mufasa, e prende sul serio il proprio destino reale. Ma non tutti nel regno celebrano l’arrivo del nuovo cucciolo. Scar, il fratello di Mufasa e precedente erede al trono, ha dei piani molto diversi e la drammatica battaglia per la Rupe dei Re si conclude con l’esilio di Simba. Con l’aiuto di una curiosa coppia di nuovi amici, Simba dovrà imparare a crescere e capire come riprendersi ciò che gli spetta di diritto.

Nel cast ritroveremo James Earl Jones (Star Wars, Il principe cerca moglie) nel ruolo di Mufasa, il padre di Simba doppiato da Donald Glover, mentre Alfre Woodard (12 anni schiavo, Luke Cage) presterà la voce a sua madre Sarabi. Billy Eichner (Parks & Recreation, Bob’s Burgers) e Seth Rogen (Facciamola finita, Sausage Party) doppieranno Timon e Pumbaa. Chiwetel Ejiofor invece Scar il fratello di Mufasa nonché antagonista del film; i suoi tirapiedi – ovvero le tre iene – saranno Florence Kasumba (Emerald City, Black Panther) nel ruolo di Shenzi, Eric André (The Eric André Show, Man Seeking Woman) in quello di Azizi e Keegan-Michael Key (Predator, Friends from College) nella parte di Kamari. JD McCrary (Tyler Perry’s The Paynes, Vital Signs) doppierà Simba da piccolo, affiancato da Shahadi Wright Joseph (Hairspray Live, The Lion King) nel ruolo della giovane Nala. John Kani (Coriolanus, Captain America: Civil War) presterà la voce al saggio babbuino Rafiki, mentre John Oliver (Community, Last WeekTonight with John Oliver, The Daily Show with Jon Stewart) interpreterà il bucero Zazu.

Il Re Leone verrà distribuito nelle sale americane il 19 luglio 2019.

Fonti THR, ComingSoon.net, Cartoon Brew, Cartoon Brew, Cartoon Brew

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