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07 novembre 2018 • 19:45 • Scritto da Redazione SW

Claire Foy la nuova eroina del cinema con la sua Lisbeth in Quello che non uccide

Abbiamo intervistato Claire Foy, la protagonista di Millennium - Quello che non uccide, e abbiamo parlato con lei del film diretto da Fede Alvarez.
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Di Sonia Serafini

Claire Foy è una di quelle attrici che è un piacere intervistare. Semplice, con un trucco acqua e sapone, un cardigan bianco e nessun atteggiamento da diva. Forse è proprio questo a sorprenderti, sta vivendo un periodo d’oro al cinema eppure è una persona alla mano, umile, nonostante il carattere deciso, di chi non ha paura a dire quello che pensa. Mai.

È stata una grossa sfida per lei vestire i panni di Lisbeth? Come si è preparata a questo personaggio così duro nonostante sia silenzioso?

Mi è sempre piaciuta sin dal primo film, la trovo una donna molto affascinante, ho scelto di interpretarla per conoscerla, ne ero entusiasta. Ho sempre voluto cimentarmi in qualcosa di nuovo, cambiare il mio fisico per un personaggio, è difficile fare un film d’azione ma è qualcosa che ti diverte molto e ti permette di sperimentare. Lisbeth è un personaggio controverso, è introversa, non le piace farsi notare, vuole essere invisibile, ma dentro ha una forte passione, la sua espressione è fuoco puro.

Ha dichiarato che Lisbeth non è un supereroe, eppure è una combattente, nonostante non sia affezionata a nessuno si cura di August. Chi è il suo personaggio?

In realtà lei si sorprende sia delle sue emozioni che dei suoi sentimenti, ma davvero non le importa di nessuno.

E August?

Magari è ciò che hai percepito tu, sinceramente se dovessi descrivere Lisbeth non direi davvero che è una di quelle che tiene alle persone. Lei può aiutare, è quello che sa fare, si sente in qualche modo di dover proteggere August, ma di sicuro non in maniera convenzionale. Come qualcuno che ha a cuore un’altra persona, è uno degli aspetti che la rendono affascinante.

Quanto ha influenzato il libro la sua interpretazione e quali aspetti ama e odia di lei?

Il personaggio è come nel libro, non ho provato ad aggiungere nulla di mio. Mi è piaciuto il fatto che lei ami la musica drammatica, che sia andata nei Caraibi per un mese e mezzo e si è ritrovata in mezzo ad un uragano, il fatto che sia una sopravvissuta. Tutto ciò che rappresenta come donna, come viene vista e quella che è la sua incredibile storia, è tutto racchiuso nel film.

Parlando ancora di sentimenti, in questo caso quelli di Lisbeth verso Mikael, tutto quello che hanno passato lei lo vuole lasciare nel passato. Si fida ancora di lui?

È stata innamorata di lui ma questo sentimento la sorprende, si sorprende anche del suo atteggiamento, è un po’ come tutte le cose sbagliate che si fanno a tredici anni per la prima volta. Mikael poi le spezza il cuore, i suoi sogni, i suoi sentimenti, e non trova più un senso in nulla, in quello che prova. Puoi superarle questo tipo di delusioni, ma a meno che tu non sia un completo idiota, non vanno mai via del tutto. In più, anche se non lo ammetterà mai, lui è un uomo fantastico, l’unica persona della quale si fidi, non riesce ad andargli contro, rimangono due anime gemelle, anche se non ci sarà un lieto fine per loro, nulla di convenzionale come un matrimonio o una vita insieme.

Cosa pensa che l’audience femminile trovi di speciale nel suo personaggio, perché è cosi popolare?

Perché è qualcuno che sta al mondo in maniera confusa, è imperfetta, come molte persone, ma è anche diretta, dice ciò che pensa in faccia, non se ne sta in un angolo a sparlare degli altri. È una qualità che le persone apprezzano. Non è un personaggio convenzionale e questo colpisce moltissimo perché si è deciso di portare su grande schermo qualcuno di imperfetto con il quale identificarsi.

Come Ocean’s 8, ultimamente ci sono diversi film tutti al femminile. Crede che, finalmente, qualcosa stia cambiando?

Credo sia una questione di soldi. I film sono fatti per fare soldi, qualcuno avrà pensato che le donne nelle pellicole portano soldi e così hanno iniziato a produrli.

È solo per quello?

Credi ci sia un aspetto sociale dietro? Per me è decisamente un aspetto economico, di sicuro è anche un modo per dare voce a chi ne ha avuta meno, ma quello che sta succedendo con queste pellicole è di sicuro uno specchio della nostra realtà.

Se potesse tenere qualcosa di Lizbeth, cosa sarebbe?

I suoi pantaloni di pelle! – ride – quello che davvero ho amato di lei è la semplicità con la quale si approccia alla sessualità, ovvero senza alcun giudizio.

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