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Tre anni di Netflix in Italia, cosa è cambiato?

Tre anni di Netflix in Italia, cosa è cambiato?

Di Redazione SW

IL PASSATO, IL PRESENTE E IL FUTURO DI NETFLIX

Di Filippo Magnifico

Basta Netflix.
Un tormentone che la stessa piattaforma di streaming ha recentemente lanciato e che è diventato virale nel giro di pochissimo tempo. Due parole che si prestano a più interpretazioni (positive o negative a seconda delle necessità) e che oggi abbiamo deciso di analizzare in ogni loro sfumatura.

Perché proprio oggi? Perché, forse non lo ricordate o semplicemente non ci avete fatto caso, ma esattamente tre anni fa Netflix ha fatto il suo debutto nel nostro territorio.
Era il 22 ottobre 2015 e una nuova realtà entrava prepotentemente nelle nostre vite, promettendo un profondo cambiamento.

Festeggiamo un compleanno molto particolare, quindi, che segna un traguardo importante. Tre anni bastano per guardarsi attorno (in senso figurato, ovviamente) e chiederci: Netflix ha sul serio cambiato il nostro modo di concepire il piccolo schermo e, più in generale, l’intrattenimento?
Una cosa è certa: a partire da quel 22 ottobre 2015, il tarlo del binge watching si è insinuato nelle nostre vite, consumando i nostri pomeriggi, le nostre giornate, le nostre settimane, i nostri mesi, grazie all’offerta, in continuo aggiornamento, della piattaforma.

Quello di Netflix è un modello ormai consolidato e imitato da più parti. Anche temuto, ovviamente, da chi lo identifica come un nemico sleale. Prendiamo, ad esempio, le recenti polemiche scoppiate all’interno di alcuni festival cinematografici particolarmente importanti.
Cannes ha deciso di dire no a Netflix, accettando all’interno del suo concorso solo film destinati alle sale. Ed è scoppiata la polemica.
Venezia, invece, ha deciso di non fare distinzioni e ha ammesso in concorso pellicole come Roma di Alfonso Cuarón, premiandolo a fine corsa con il Leone d’oro. E anche in quel caso è scoppiata la polemica, soprattutto dopo la vittoria del film.

Netflix e le polemiche, ormai, viaggiano sulla stessa strada, anticipandosi di volta in volta. Dove non arriva il primo arriva il secondo, e viceversa.
Gli esercenti, in particolare, hanno paura di questa “nuova” realtà e l’hanno ormai trasformata in un nemico da combattere a tutti i costi.
Perché, lo sappiamo bene, nel nostro territorio il mondo della settima arte sta passando un periodo di profonda crisi, e se c’è una cosa che la storia ci ha insegnato è che in momenti difficili avere un nemico contro cui puntare il dito rappresenta per certi versi una cura, un placebo in grado di attenuare il colpo.

In Italia, ad esempio, ha fatto molto discutere il caso di Sulla mia pelle, il film sugli ultimi giorni di vita di Stefano Cucchi, presentato durante la 75esima edizione del Festival di Venezia e arrivato in contemporanea su Netflix e in un numero limitato di sale il 12 settembre.
Un caso che ha fatto scuola? È quello che si è chiesto Robert Bernocchi sulle pagine virtuali di Cineguru. Di certo si tratta di un altro caso che ha fatto polemica e che ha incontrato la netta opposizione di ANEC, ANEM, FICE e ACEC.

C’è chi teme sul serio il “metodo Netflix”. C’è chi vive nella convinzione che, ormai, le visioni casalinghe (peggio ancora se veicolate via smartphone e tablet) possano svilire la magia del cinema e togliere pubblico alle sale.
Ma è sul serio così? Nell’ultimo periodo la piattaforma di streaming ha dimostrato un particolare interesse nei confronti del mondo dei lungometraggi, è vero, aggiudicandosi (e in alcuni casi producendo) titoli particolarmente attesi, coinvolgendo grandi nomi come il già citato Alfonso Cuarón e i Fratelli Coen. Addirittura ha “resuscitato” il cinema del grane Orson Welles.
(Quasi) tutti sono più che felici di collaborare con la piattaforma di streaming, perché concede una libertà che le altre major non possono permettersi.

Ma la libertà non è sempre sinonimo di garanzia, non tutto è oro su Netflix. Le grandi attese non corrispondono sempre ai grandi risultati. Un esempio perfetto, senza scavare troppo nel passato, si può individuare in Annientamento, il film diretto da Alex Garland e ispirato alle pagine dello scrittore Jeff Vandermeer. Oppure The Cloverfield Paradox, l’ultimo capitolo del Cloverfieled Universe arrivato con gran sorpresa sulla piattaforma di streaming.

Pellicole particolarmente attese ma che alla fine non si sono rivelate quei capolavori che un po’ tutti speravano. Titoli che, secondo alcune voci particolarmente insistenti, sono finiti su Netflix per evitare un sicuro fallimento al box office, che hanno trovato nella piattaforma di streaming un confortevole salvagente economico.
Il “ma perché questo film arriva su Netflix e non passa nelle sale?” si è velocemente trasformato in un “ora capisco perché questo film è arrivato su Netflix” ma, attenzione, con questo non si vuole certo dire che tutti gli originali Netflix (per quanto contorta e aperta a più interpretazioni sia questa definizione, ma ne parleremo in seguito) siano pessimi prodotti.

Vogliamo piuttosto dire che, contrariamente, a quanto siamo soliti pensare, non tutto ciò che porta il marchio Netflix è in realtà un capolavoro e, proprio per questo, il timore non è il migliore approccio nei confronti di questa realtà.

Netflix non toglie e (molto probabilmente) non toglierà mai pubblico alle sale. Potrà togliere pubblico alla televisione (soprattutto a quel tipo di televisione che non sembra volere adattarsi ai tempi) ma questo non è di certo un male.
Continuerà a cambiare il pubblico e il modo di fruire il mezzo cinematografico intenso in senso più ampio, attraverso sperimentazioni come le serie interattive recentemente annunciate, che implicano un concreto coinvolgimento del pubblico ai fini dell’evoluzione della storia.
Ma questa è una cosa inevitabile, se non sarà Netflix a farlo, lo farà qualcun altro. Perché il cinema non è solo un luogo, non dobbiamo solo ed esclusivamente interpretarlo così. Le immagini in movimento sono la vera componente essenziale del cinema, e ogni metodo di fruizione è nato per offrirci un’esperienza diversa. Come ha recentemente dichiarato David Cronenberg:

Gli schermi televisivi stanno diventando sempre più grandi, la differenza tra il cinema e la visione domestica si sta sempre più assottigliando.

Consapevole di tutto questo, Netflix continua a guardare al futuro dell’home entertainment, che non implica la morte della sala cinematografica.
Un futuro in continua espansione, se si considera che nel terzo trimestre del 2018 la piattaforma è riuscita ad attrarre altri 6,9 milioni di utenti, superando ogni aspettativa e raggiungendo i 137,1 milioni di utenti in tutto il mondo.

Noi, invece, abbiamo deciso in questo giorno speciale di analizzare il suo passato e il suo presente, le migliori produzioni e le più grandi delusioni. Cercando di mantenere uno sguardo il più obiettivo possibile e cercando di capire se sul serio “basta Netflix”.

Ecco, quindi, il nostro catalogo, vi invitiamo a sfogliarlo, per godere al massimo della nostra offerta.

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Nel video del nostro Tiko, tutta la storia di Netflix dal 1997 fino ad oggi. Un mini documentario che vi permetterà di scoprire come tutto è nato. Per vedere il video cliccate QUI.

Il lato “drammatico” di Netflix. Michele Monteleone parla delle 10 più grandi delusioni offerte dalla piattaforma di streaming negli ultimi anni. Per leggere l’articolo cliccate QUI.

Dopo il peggio, arriva il meglio. Andrea Suatoni ci parla dei dieci migliori show (e film) presenti su Netflix. Per leggere l’articolo cliccate QUI.

Il meglio (ma anche il peggio) di Netflix secondo la redazione e i collaboratori di ScreenWEEK.it. Con i contributi di Alessandro “Doc Manhattan” Apreda, Luigi Toto e molti altri. Per leggere l’articolo cliccate QUI.

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