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StreamWeek: La rivincita del Diavolo Custode di Hell’s Kitchen

StreamWeek: La rivincita del Diavolo Custode di Hell’s Kitchen

Di Michele Monteleone

Nella settimana in cui hanno annunciato la chiusura di Luke Cage e Iron Fist, la vera notizia è che invece Daredevil torna in grande stile. per il resto settimana abbastanza fiacca, sono mancate le giornate con decine di film caricati sulle varie piattaforme, ma comunque i canali di streaming ci hanno donato qualche perla.

In questa prima parte della rubrica, ogni settimana vi darò consigli generici su quello che è uscito di nuovo sulle vostre piattaforme, una lunga lista di dritte su quello che vi potete essere persi nella settimana passata. È domenica mentre vi scrivo queste righe e, dopo venti minuti di acquazzone, Roma sembra Venezia. Al bingewatcher seriale non importerebbe nulla di questi stupidi dettagli atmosferici, se non fosse che qui a Roma appena piove la connessione inizia ad impantanarsi peggio di Artax nella scena che ha distrutto le infanzie di tutta la mia generazione. Quindi vi scrivo mentre guardo dalla finestra un’auto galleggiare per la strada pensando che non sono riuscito a finire di vedere tutto quello che mi sono prefissato. E con questa nota malinconica, cominciamo a snocciolare consigli.

Inizio con una confessione che farà inorridire tutti i miei coetanei: non ho mai visto Hocus Pocus, questa settimana lo hanno caricato su Netflix, ma mentre lo stavo vedendo per la prima volta, la connessione ha iniziato a fare le bizze e niente, non sono riuscito a recuperare questa mia pesante lacuna generazionale. Quindi magari per una volta ditemi voi se vale la pena il recupero e me lo sparo per Halloween.
Sempre su Netflix è arrivata la nuova ed emozionate stagione di Black Lightning, che fa schifo quanto la prima. Io vi giuro che mi interrogo su come sia possibile che abbia una media di critica tanto alta su Rotten Tomatoes o Metacritic, ma l’unica risposta che mi riesco a dare vi farebbe pensare che sono diventato razzista, quindi me la tengo per me.

Levate di torno le cose che non ho visto o che non ho capito, passo ai veri e propri consigli e inizio con un modo per far piangere tutta la famiglia. Infatti nessuno può scampare alla bomba emotiva di un bimbo e del suo cane e con le lacrime già messe in conto, potrete godervi un buon film (nulla di sconvolgente) con Belle & Sébastien. La storia, ambientata durante la seconda guerra mondiale, segue le avventure di un bambino, Sébastien, nel cui villaggio s’è scatenata la caccia una bestia sanguinaria che uccide le pecore nei pascoli. Solo che il ragazzino trova la bestia per primo e scopre si tratta solo di un gigantesco e dolcissimo pastore dei Pirenei che sta scappando da un padrone violent… non ce la faccio, mi sono rimesso a piangere!

Vorrei dirvi che American Pastoral, tratto dall’omonimo romanzo di Philip Roth, sia un capolavoro quanto il libro, ma invece è un filmetto a tratti noioso, con dei terribili cali di ritmo nella parte centrale. La storia segue le vicende di un uomo che ha avuto tutto nella vita, ma a cui crolla il cielo in testa quando la figlia commette un atto terroristico che provoca una vittima.
Decisamente da tutt’altra parte, si colloca La festa prima delle feste, una fracassona commedia americana su un party di natale in un ufficio. Negli anni le feste aziendali di natale sono diventate un topos della narrativa cinematografica americana e il film si propone di diventarne l’apice. Il risultato è centrato a metà, la storia ha buone premesse e alla fine risulta anche molto divertente, ma sullo stesso genere, Sballati per le Feste con Seth Rogen è una scelta migliore.

Su Amazon Prime Video vi segnalo la stranissima seconda stagione di Lore, una serie a metà fra programma divulgativo e serie di documentari su fatti storici dai risvolti sanguinari e truculenti. La serie scava nell’orrore cercandone le radici nella storia con la S maiuscola. Lore prende il via lo scorso anno dopo che il Podcast che l’ha generata, è stato il più ascoltato di Itunes per i due anni precedenti e, vi devo dire, a ragione. Aaron Mahnke creatore e voce narrante dello show, ha dato vita a un serie inquietante e incredibilmente interessante sui risvolti più oscuri e nascosti della nostra storia.
Sempre su Amazon Prime Video arriva una seconda seconda stagione (scusate il gioco di parole) che vi farà piangere anche di più di Belle & Sébastien: This is Us. Neanche ci provo a parlarvene senza piangere come quella volta che mio padre quando si accorse che mia madre aveva fatto poca lasagna. Vi dico solo che This is Us è un grande, travagliato, emozionante dramma famigliare che vi risveglierà sentimenti sopiti che neanche sapevate di avere. Tipo la prima volta che vai in palestra dopo anni in cui la massima attività fisica è cambiarsi i calzini la mattina (bisogna piegarsi un sacco se ci pensate bene, per me vale come stretching).

Infine vi faccio presente che su Now Tv hanno caricato tutto Deadwood, una serie western che fu tra le prime che diedero lustro alla HBO e, fondamentalmente, cambiarono il modo di fare tv nel mondo. Ricomincia anche The Walking Dead, siamo arrivati alla stagione nove, io sono almeno tre stagioni che ho mollato, quindi non so bene cosa dirvi: ci sono ancora i tipi che parlano un sacco e il minimo sindacale di zombie?

Ogni settimana seleziono per voi tre visioni imprescindibili, non sono sempre i migliori usciti (anche perché se una settimana caricano Quarto Potere, non potrei mai dirvi che l’ennesimo film Netflix con protagonista Jared Leto, è meglio), ma sono sempre le serie o i film più attesi, chiacchierati, snobbati o anche solo criticati degli ultimi sette giorni. Questa settimana, per festeggiare i tre anni di Netflix dedichiamo il podio alla grossa N Rossa e se vi avanza del tempo, io vi consiglierei di leggervi anche il lungo articolo di Filippo Magnifico e tutti gli altri ad esso collegati, compreso il mio pezzo sul peggio del peggio di Netflix, vi basterà cliccare QUI per leggerli.

Wanderlust (Netflix)

Wanderlust è un termine in uso in psicologia e definisce il desiderio di esplorazione e avventura. Nel caso della nuova serie caricata in questi giorni su Netflix, quel “Lust” fa invece proprio riferimento al desiderio inteso come carnale. La storia prende il via quando Joy Richards, una terapeuta, tradisce il marito e scopre che lui ha fatto la stessa cosa con una sua collega. I due raggiungono la consapevolezza di essere ancora profondamente innamorati, ma non essere più attratti sessualmente l’uno dall’altra. La loro scelta di frequentare altre persone, rimanendo però uniti come coppia, scatena una serie di impreviste conseguenze e di reazioni inaspettate da chi li circonda. La serie è piacevole e va a scavare nel rapporto tra sfera sentimentale e sessuale, non negandone le relazioni, ma anche negandone la dipendenza l’una dall’altra.

Selvaggi in fuga (Netflix)

Come per molti registi che si sono approcciati con il mondo dei cinecomics e, più nello specifico con quello dei supereroi, Taika Waititi ha scoperto che il tipo di fandom che compone gli spettatori di quei film è il peggiore al mondo. Il suo Thor Ragnarok, era un film scemo, esagerato, profondamente smitizzante e anche DIVERTENTE. Ma non prendere sul serio la materia trattata è un’onta troppo pesante per un fan dei cinecomics Marvel, quindi il film spesso viene additato nei forum come la peggior produzione dell’universo cinematografico condiviso della casa delle idee. A me il film ha divertito il giusto e l’ho trovato tanto esagerato nella messa in scena da diventare anche un piccolo cult di pacchianeria (un po’ come Flash Gordon). Detto questo, il buon Taika, prima di approdare nel nuovo mondo con Thor, aveva girato due tre bei film in patria (tra cui l’esilarante mockumentary What we do in the Shadow). Tra questi film spicca Selvaggi in fuga, una commedia con un gusto della messa in scena molto Adersoniano (come Wes Anderson, per chi ci tiene a che io non usi a sproposito neologismi) e una coppia di protagonisti affiatatissima. Le vicende che danno il via a tutto hanno origine quando Ricky, un ragazzo sempre vissuto in città, viene dato in affido a una coppia che vive nella campagna della Nuova Zelanda. Ricky si ribellerà all’inizio al cambio di vita, ma quando la madre adottiva morirà, lui e lo scorbutico padre adottivo inizieranno una fuga nella selvaggia foresta neozelandese per non essere divisi.

Marvel’s Daredevil (Netflix)

Sapete che non sono proprio un grande fan della linea di serie televisive Marvel-Netflix, ma è anche vero che il primo Devil mi era piaciuto un sacco. La seconda stagione mi aveva deluso, soprattutto nella seconda parte, ma era ancora sostenibile, mentre Iron Coso, Luke Cage e Jessica Jones, davvero li avevo subiti. Quindi penso di essere abbastanza affidabile se vi dico che questa nuova stagione di Daredevil merita la vostra fiducia troppe volte maltrattata da Netflix. Sono principalmente due gli elementi che funzionano in questa nuova stagione: il primo è uno molto semplice, Devil non indossa quella brutta tuta da motociclista rossa, ma torna a usare la benda nera sugli occhi che aveva caratterizzato la prima stagione. Sembrerà davvero una scemenza, ma con una messa in scena tanto scarna da sembrare amatoriale, una fotografia che sembra opera di Duccio di Boris, la migliore via per mantenere intatta la sospensione d’incredulità è mantenere tutto il più possibile realistico, se non hai abbastanza soldi per rendere incredibile l’ambiente in cui cali il personaggio, è preferibile rendere credibile lui. Paradossalmente il processo che trovavo stuccasse nei film di Nolan, cioè trasformare Batman in un crime, smitizzandone la parte più esoterica e misteriosa, qui, con i mezzi della tv, trovo sia la strada migliore. La seconda cosa che ha funzionato e che permette alla serie di essere un buon prodotto, è il trattamento riservato al cattivo. Sulla falsa riga di Kingpin, il nuovo villain, Bullseye, è stato decostruito e ricostruito a nuova vita mantenendone il cuore del personaggio originale più vivo che mai. Il lavoro sulle sue origini e la strana direzione da cui hanno deciso di affrontare la sua follia, ne fanno uno dei migliori cattivi delle trasposizioni cinematografiche e televisive dei supereroi. Ed è anche affiancato a un presentissimo Kingpin. Sapete che c’è? Sono proprio contento che abbiano finalmente confezionato un’altra serie divertente quelli di Netflix, se proprio devo trovargli un difetto è che non me frega nulla di Daredevil, tifo fortissimo per i cattivi!

E, come tutte le settimane, siamo arrivati all’ultima parte della rubrica dedicata a una chicca, a un contenuto che probabilmente vi siete persi nell’uragano di novità con cui veniamo bombardati.

Hap and Leonard (Prime Video)

Joe R. Lansdale è uno scrittore di thriller americano che ha incontrato un’incredibile successo qui in Italia, in particolare i suoi due personaggi Hap e Leonard, il primo un pacifista texano, democratico, che ha rifiutato di partire per il vietnam, ma sa come tenere in mano un fucile e menare le mani e Leonard un veterano, nero, repubblicano e gay. I due si ritrovano costantemente invischiati in situazioni in cui diventano gli improbabili eroi di cui il mondo ha bisogno. La serie tratta dai romanzi i Lansdale trova due perfetti interpreti per i suoi eroi per caso in James Purefoy Michael Kenneth Williams, restituisce l’umorismo tagliente dell’originale e si avvale del talento di Jim Mickle che azzecca una messa in scena realistica e un po’ plumbea che proiettano lo spettatore nel texas crudo e affascinante di Lansdale.

Alla prossima settimana, miei fedeli bingewatchers: se vi è piaciuto qualcuno dei consigli che vi ho dato, se volete segnalarmi qualcosa che mi sono perso o se volete suggerirmi qualcosa di cui discutere la prossima settimana, vi invito a commentare l’articolo. La vostra guida allo streaming compulsivo è sempre disponibile!

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