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29 ottobre 2018 • 13:00 • Scritto da Michele Monteleone

StreamWeek: la migliore Sabrina possibile

Le terrificanti avventure di Sabrina, Animali Notturni, Castlevania e molto altro nel nuovo appuntamento con StreamWeek, la nostra guida alle novità proposte dalle varie piattaforme di streaming.
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Una settimana strana per la rubrica, la nuova serie Netflix dedicata a Sabrina mi ha messo profondamente in crisi, come vedrete più avanti, in compenso ho rivisto Animali Notturni, uno dei film più crudeli e orribilmente umani che mi fossero mai capitati sotto mano e finalmente si è conclusa Castelvania, che l’anno scorso ci aveva lasciati con l’amaro in bocca. Il tutto infiocchettato con il recupero di The Good Place, una delle migliori comedy che NON state ancora guardando.

In questa prima parte della rubrica, ogni settimana vi darò consigli generici su quello che è uscito di nuovo sulle vostre piattaforme, una lunga lista di dritte su quello che vi potete essere persi nella settimana passata. Mancano solo poche ore all’inizio di Lucca Comics che, per un fumettista (e io sfortunatamente faccio proprio quello di lavoro) significa che mancano poche ore al periodo più stressante dell’intero anno. Sto facendo scorte di oki e tachipirine da agosto, come un orso che si prepara all’inverno. Nella speranza di tornare a scrivere questa rubrica il prossimo lunedì ed essere quindi sopravvissuto a Lucca, iniziamo con i miei soliti consigli sparsi.

Su Netflix trovate parecchie prime visioni, a cominciare da Batman Ninja, un lungometraggio animato, il primo dedicato al pipistrello realizzato in Giappone, che vede al character design e al background design Takashi Okazaki un nome noto agli appassionati di animazione giapponese, ma anche al pubblico più generalista per Afro Samurai, titolo giapponese che ebbe successo anche oltreoceano grazie al doppiaggio del protagonista dell’anime ad opera di Samuel L. Jackson. Batman Ninja però è decisamente più allineato con il gusto giapponese che con quello occidentale, aspettatevi di essere, a più riprese, spiazzati dalle svolte di trama più assurde e imprevedibile che possiate pensare (ma direi anche che NON potete pensare come il fatto che, ad esempio, una fortezza del Giappone feudale si possa trasformare in un robot gigante). Lo spunto è semplice, Batman e i suoi peggiori nemici finiscono catapultati nel medioevo giapponese, ma il risultato e tutto tranne che scontato. Il mio consiglio è: approcciarlo con cautela.

Invece potete andare sul tranquillo con Allied una classica, classicissima, pellicola che vede protagonisti Brad Pitt Marion Cotillard. Il grado di bellezza messo in campo fa un po’ tremare le ginocchia, e il film si nutre della luce dei due divi mettendo in piedi una storia d’altri tempi in cui i due, lei una spia francese e lui canadese, si ritrovano a collaborare in una missione in Nord Africa e ad innamorarsi perdutamente. Il loro idillio prosegue quando lei si trasferisce con lui a Londra, si sposano, hanno dei figli e poi un ombra viene proiettata sulla loro relazione, un’ombra lunga e minacciosa: il comando di lui lo avverte che la moglie potrebbe essere una spia tedesca. Il film prosegue su binari classici, forse finisce per essere anche troppo patinato alla ricerca di un feeling da film anni cinquanta, ma è davvero difficile staccare gli occhi dai due protagonisti e si finisce per venire rapiti senza appello dalla pellicola e, solo dopo la visione, notarne le pecche che durante vengono messe in ombra dalle performance dei due divi.

Ancora su Netflix vi segnale l’arrivo di una serie nuova di zecca dall’inghilterra, Bodyguard. La inserirei serenamente nel grande mucchio delle serie per signore, il trentaduenne Richard Madden è la guardia del corpo del ministro degli interni inglese, interpretata dalla quarantaduenne Keeley Hawes, in un periodo difficile della sua carriera in cui sta provando a far passare una legge contestata per favorire le intercettazioni dei terroristi e in cui è bersaglio sia dei contestatori che dei fanatici stessi. Il rapporto tra i due si fa presto bollente (potrete vedere spesso e volentieri il culo di Madden), ma rimarrà sempre conflittuale. Infatti il personaggio interpretato da Madden soffre di stress post traumatico a seguito delle tante missioni a cui ha preso parte in Afghanistan, mentre il personaggio della Hawes è la persona responsabile dell’invio delle truppe in quello scenario di guerra. Sul conflitto (ma anche e soprattutto sul culo di Madden) è costruita tutta la serie. Il mio consiglio è: guardatela di nascosto, coccolatela come un orribile guilty pleasure.

Come spesso succede con Amazon Prime Video, facciamo un salto temporale fino a metà anni novanta, per recuperare due pellicole importanti. Iniziamo dal 1995 con uno dei film per ragazzi che ha segnato più profondamente la mia generazione e che ha consacrato (almeno per noi sbarbatelli) la figura di Robin Williams come il miglior amico che un ragazzino potesse desiderare in quegli anni. Sto parlando naturalmente di Jumanji, se per caso foste atterrati proprio oggi da un pianeta alieno, sappiate che il film segue l’avventura di un paio di ragazzini, Judy e Peter, che trovano una strana scatola di legno, simile a quella del backgammon (lo dico perché un’estate ho trasformato quella di mio padre in una copia di Jumaji), contenente il gioco da tavolo che dà il nome al film. Appena i due inizieranno a giocare scopriranno che il gioco è magico e che li costringe a giocare fino alla fine, ma che soprattutto infetta la realtà giocando sull’inversione del topos narrativo (che ha il suo alfiere con Tron) per cui si viene invece risucchiati all’interno del gioco. La pellicola trova Williams, che interpreta un bambino rimasto per anni intrappolato nel gioco, in stato di grazia, un comparto di effetti speciali eccezionale per l’epoca, e una storia che ti culla come un bimbo con la sua narrazione prevedibile, ma anche per questo solidissima. Un classico inossidabile.

Sempre negli anni novanta, sempre con uno straordinario Robin Williams che grazie a questo film si guadagna l’oscar come miglior attore non protagonista. Will Hunting è la pellicola che nessuno si aspetta, ma che ha tutti gli ingredienti per far innamorare l’America e infatti consacra definitivamente Williams e lancia le carriere dei giovanissimi Ben Affleck Matt Damon. Spesso ci si dimentica che i due ventenni, non solo recitavano nel film, ma erano anche i due sceneggiatori che si aggiudicarono la loro prima statuetta con il loro primo film. Il film ha anche creato quello stranissimo trasfert per cui, per anni, il pubblico ha attribuito il merito di quell’oscar alla sceneggiatura a Matt Damon (se volete sapere la mia perché era quello che interpretava il genio nel film) e non a Ben Affleck (che faceva il rozzo provincialotto) anche se poi Damon non ha più scritto una riga, mentre Ben ha continuato creandosi una seconda vita da grande autore e regista (vincendo incidentalmente un altro oscar per il miglior film con Argo). La pellicola gioca sporchissimo con due argomenti della narrativa che fanno breccia nel cuore di tutti: il genio ribelle (tutti desidereremmo essere lui, essere davvero speciali) e la difficoltà dello stesso di affrontare la vita sociale in maniera normale. A infiocchettare il tutto un mentore/padre che Williams porta a vette di empatia da brividi. Il mio consiglio è: preparate i fazzoletti.

In ordine sparso chiudo facendovi presente che su Netflix c’è un bel documentario su Ronnie Coleman, il “re” di Mister Olympia, il concorso per culturisti che ha portato alla ribalta Arnie. Sempre sulla grande N rossa, trovate anche un bellissimo documentario che si intitola Shirkers e che racconta la storia di come la scrittrice Sandi Tan abbia ricevuto dopo anni un filmato appartenuto al suo scomparso (letteralmente, non figurativamente) mentore e di come questo abbia innescato la sua ricerca da parte dell’autrice. Infine su Now Tv vi segnalo l’arrivo della quarta stagione di The Strain la serie horror e piena zeppa di strani vampiri mostruosi, tratta dai romanzi di Guillermo del Toro Chuck Hogan.

Ogni settimana seleziono per voi tre visioni imprescindibili, non sono sempre i migliori usciti (anche perché se una settimana caricano Quarto Potere, non potrei mai dirvi che l’ennesimo film Netflix con protagonista Jared Leto, è meglio), ma sono sempre le serie o i film più attesi, chiacchierati, snobbati o anche solo criticati degli ultimi sette giorni. Questa settimana è di nuovo a Netflix a farla da padrona sui nostri tre troni, ma mi mette profondamente in crisi con la sua novità più chiacchierata, Sabrina.

Le terrificanti avventure di Sabrina (Netflix)

Farò un lungo giro, ma vi assicuro che serve a parlarvi della mia impressione sulla nuova serie dedicata al personaggio dei fumetti di Sabrina. Nel 2006, gli stessi autori che poi daranno alla luce Boriscreano per rai tre una serie di sketch in cui Mastandrea Giallini, interpretano i due buttafuori della discoteca Ufo. I corti sono una delle cose più divertenti che abbia mai visto e molti ruotano attorno ai luoghi comuni della categoria. Come i veri buttafuori la maggior parte delle cose che dicono sono legate al modo con cui “rimbalzano” un cliente. I due cavalli di battaglia con cui allontanano i clienti indesiderati sono “Festa privata” e “Siamo pieni”. I due sono professionali, lucidi e pronti, ma in uno sketch si presenta una ragazza che li mette in crisi, Giallini la guarda infastidito e le dice “Non te inquadro”, non riesce a capire se deve farla entrare o meno e sarebbe un’ingiustizia non farla entrare solo perché “non la inquadra”. Ecco, chiudendo il lungo preambolo vi dico che io “La nuova serie su Sabrina non la inquadro”. L’attrice scelta per il ruolo è perfetta, le zie idem e anche la maggior parte dei personaggi di contorno funziona perfettamente. Fotografia, regia e scenografie sono azzeccate e restituiscono quell’atmosfera più dark che gli avevano donato Roberto Aguirre-Sacasa e Robert Hack nella loro run a fumetti sulla testata che faceva da spinoff ad Afterlife with Archie. Potrei dire che uno dei problemi che non “mi fa inquadrare” la serie è che non sceglie una direzione precisa: non è una sitcom come la vecchia serie e non è neanche un teen drama come Riverdale, ma soprattutto, se l’intento era quello di fare una serie horror, l’obbiettivo viene in parte mancato, visto che è raro che la serie azzecchi quelle atmosfere. Detto questo non riesco a trovare un motivo chiaro e univoco per sconsigliarvi o consigliarvi la serie. Mi lascia spiazzato, non la inquadro.

Castlevania (Netflix)

Nell’estate del 2017 ha esordito la serie di Castelvania, ispirata all’omonimo videogioco della Konami, scritta da uno dei pesi massimi del fumetto americano, Warren Ellis, era uno degli appuntamenti più attesi dai fan di entrambi i mondi. Ed effettivamente la serie scorreva in maniera piacevole, forse con qualche lungaggine di troppo, ma con lo spirito giusto, un’animazione non proprio allo stato dell’arte, ma molto funzionale. Però… però la “prima stagione” durava appena quattro episodi e vi giuro che la delusione in cui mi aveva fatto piombare quest’inconveniente era davvero profonda. Tra l’altro mi sono davvero chiesto che senso avesse mandare in onda quello che evidentemente era un prologo stringato, che finiva fondamentalmente con l’inizio dell’avventura e poi far rimanere a bocca asciutta i fan per più di un anno. Messa da parte la delusione iniziale, la “seconda stagione” riprende dove aveva chiuso la prima, mantenendo praticamente intatta la qualità della narrazione e ampliandola con un interessante spiraglio sulle motivazioni del male. I Mostri, gli avversari del gruppetto formato dalla maga, il mezzo vampiro e il cacciatore, in realtà si rivelano essere tutt’altro che meri drive negativi, ma personaggi complessi con motivazioni quasi condivisibili… se non fosse per quel piiiccolo particolare del desiderio di annientare la razza umana.

Animali Notturni (Netflix)

Raramente ho visto film che scavassero tanto a fondo nell’umanità quanto il secondo lavoro di Tom Ford. Lo stilista mette sul suo tavolo operatorio (non sembra un set infatti quello di Animali Notturni) l’animo umano e ne riesce a distillare tutta l’inumanità e la bestialità che contiene. E lo fa in maniera così algida, così fredda e analitica, che sembra davvero di avere a che fare con un chirurgo piuttosto che con un regista. La storia intreccia la vicenda reale della vita di due ex coniugi, i fenomenali Jake Gyllenhaal Amy Adams, e la finzione (che naturalmente fa da contrappunto alla realtà commentandola e trasformandola in metafora) del romanzo che lui ha scritto e gli ha dato da leggere. E così il personaggio della Adams continua a leggere le terribili pagine del romanzo che parlano di una coppia vittima di una violenza da parte di un gruppo di criminali, di come il marito sia impotente di fronte alla ferocia degli assalitori che strappano la figlia alla coppia, la seviziano e la uccidono. E mentre legge riaffiora in lei il ricordo del perché e del come lei e l’ex si sono separati e le due vicende si specchiano e si intrecciano fino ad arrivare a uno dei finali più desolanti che io ricordi. Animali notturni è un film da vedere in un periodo felice della propria esistenza, ma è anche un film di una tale perfezione formale, che perderselo sarebbe un delitto.

E, come tutte le settimane, siamo arrivati all’ultima parte della rubrica dedicata a una chicca, a un contenuto che probabilmente vi siete persi nell’uragano di novità con cui veniamo bombardati.

The Good Place (Infinity)

Michael Schur è praticamente l’incontrastato signore della comedy americana, con lavori come The office, Parks and Recreation, Brooklyn Nine-Nine, si è assicurato un posto nell’olimpo e non stupisce che anche la nuova serie, che ha debuttato un paio di anni fa, sia un gran bel vedere. L’idea alla base di The Good Place è che, per un tragico errore, un’anima destinata all’inferno, finisca in una sorta di paradiso, una comunità di eletti che vivono una vita dopo la morte nella più perfetta tra le cittadine. Solo che Eleanor Shellstrop, la nostra infiltrata interpretata da Kristen Bell, non è una dei buoni e il suo modo di comportarsi influenzerà negativamente il posto in cui è finita, fino a provocare una vera e propria catastrofe. Il plot sembra lineare, la comicità legata all’idea prevedibile, ma Schur riesce invece a cambiare continuamente le carte in tavola, assestando i colpi di scena come un pugile i pugni o, forse è più appropriato, un comico le battute. Un recupero consigliatissimo.

Alla prossima settimana, miei fedeli bingewatchers: se vi è piaciuto qualcuno dei consigli che vi ho dato, se volete segnalarmi qualcosa che mi sono perso o se volete suggerirmi qualcosa di cui discutere la prossima settimana, vi invito a commentare l’articolo. La vostra guida allo streaming compulsivo è sempre disponibile!

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