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23 ottobre 2018 • 17:45 • Scritto da Redazione SW

Martin Scorsese omaggia il cinema italiano alla Festa del Cinema di Roma

Ospite della Festa del Cinema di Roma, Martin Scorsese ha omaggiato il cinema italiano, ricordando i film della sua infanzia.
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Di Sonia Serafini

Come un vero maratoneta, l’elegantissimo Martin Scorsese, sfila sul tappeto rosso della Festa del Cinema di Roma, salutando tutti i giornalisti in trepidante attesa del maestro e si va a collocare direttamente davanti i fotografi. Nessuna intervista, ma a Scorsese si perdona.
L’incontro moderato dal padrone di casa Antonio Monda viene preannunciato che sarà un vero e proprio omaggio al cinema italiano da parte del grande regista, ospite della kermesse per ricevere il Premio alla Carriera.
La formula è sempre la stessa ci saranno le clip scelte dall’ospite e poi si commenteranno insieme, ma prima il Festival e, il Direttore, decidono di omaggiare Scorsese con una clip contenente i più bei frame dei suoi film, l’insieme messo insieme da Nicola Calocero (curatore dei contributi video per gli incontri della Festa sin dalla prima edizione) e Tommaso Sesti (montatore delle clip), è potente, commuovente ed emozionante, alcune fra le scene più belle della filmografia di Scorsese in crescendo con la musica, in chiusura la scelta perfetta con l’applauso di De Niro in Taxi Driver. Le luci si accendono ed entra Martin Scorsese.
Ci tiene a sottolineare che i film scelti da lui, sono i film della sua infanzia, i film che gli hanno cambiato la vita e che hanno influenzato tutta la sua filmografia.

Prima clip: Accattone di Pier Paolo Pasolini.

“Ho visto Accattone la prima volta al New York Film Festival nel 1973, la ricordo come un’esperienza molto potente. Il mio quartiere di nascita, al centro di New York, era un quartiere difficile, questo è stato il primo film in cui sono riuscito a identificarmi.
Non sapevo chi fosse Pasolini, è difficile parlare di lui con voi, lo conoscete, sapete tutto, ma per me questo film è stato come un lampo. Capivo quelle persone, comprendevo i personaggi, mi sorprese la santità del finale di questo film, quando il protagonista, mentre muore, dice “ora sto bene”. È la santità dell’anima umana.
Ho imparato molto dell’uso della musica grazie a Pasolini, ho usato il suo stesso Bach in Casino, questi personaggi vivono nei paradisi da cui vengono espulsi, è la tragedia di qualcuno che viene dimenticato.“

Seconda clip: La presa al potere di Luigi XIV di Roberto Rossellini

“A casa mia da piccolo avevamo una piccola tv, era il ’48-‘49 e vedevamo i film del neorealismo trasmessi in chiaro, pellicole come: Sciuscià, Accattone, Ladri di Biciclette. Sono film che a me sembravano vita vera, avevano qualcosa di autentico, forse per la connessione con la mia famiglia e i miei nonni siciliani, non mi sembrava cinema, ma qualcosa che si stava verificando in quel momento a New York.
Anche questo film lo vidi al New York Film Festival, Rossellini era lì, non fu stato accolto bene all’epoca, a mio parere però lui ha reinventato il cinema insieme a Zavattini e De Sica, come Bergman. A un certo punto ha sentito che l’arte fosse più concentrata verso se stessa e a metà degli anni ’60, quando il medium più importante era la televisione, ha cominciato a realizzare film che potessero insegnare qualcosa. Questo film, il primo di una serie, è molto bello, cita i quadri di Caravaggio e Velasquez, è un film molto potente, non è storia astratta, ma si concentra sui dettagli.
Rossellini mi ha spinto a comportarmi allo stesso modo, come in Toro Scatenato, Re per una Notte e i miei ultimi film. L’ho incontrato solo una volta per caso, per strada, nel 1970 a Roma, era la mia prima volta in Italia, passeggiavo con un selezionatore del festival del cinema di Sorrento, parlavamo proprio di Rossellini e lui era lì. Quando me l’ha presentato abbiamo parlato per un po’ e io gli ho detto di quanto fosse apprezzato questo film in America, dove la gente faceva la fila per vederlo. Lui mi ha detto che l’arte non gli interessava, voleva educare e istruire.”

Terza clip: Umberto D di Vittorio De Sica

“Sono convinto che questo film sia il picco del Neorealismo, dopo tutto è cambiato. Fare un film con un uomo anziano come protagonista, sul cambiamento della società, in cui di solito gli anziani erano rispettati, e mostrare invece questo uomo abbandonato, per strada, fu rivoluzionario.
La cosa che amo di più è che non è sentimentale, nonostante ci sia un uomo anziano, da solo, in strada, ma la verità è che ha soltanto bisogno di mangiare e usa il suo cane. Ogni volta che c’è un animale in un film è quasi ricattatorio emotivamente, ma non questo. Lui lo sa che il cane può far commuovere le persone, quindi fa lavorare lui.”

Quarta clip: Il posto di Ermanno Olmi

“Il distributore americano all’epoca aveva il miglior cinema di New York, si era talmente innamorato di questo film che decise di proiettarlo gratis il primo giorno. Questo film e “I fidanzati” hanno uno stile un po’ scarno, quasi documentaristico, che era uno dei modi più naturali per diventare un regista, come John Cassavates, lo sento molto vicino al mio. In questo film l’umanità viene spazzata via, in Toro Scatenato mi sono ispirato a lui.”

Quinta clip: L’Eclisse di Michelangelo Antonioni

“Il primo film che ho visto di Antonioni è stato l’Avventura, vi assicuro che ho dovuto capire come decodificarlo. Questi film mi hanno aiutato a concentrarmi sulle scene. Ho imparato a guardare il cinema in modo diverso guardando più volte L’avventura, studiando il suo ritmo e l’utilizzo dello spazio. Per me era come l’arte moderna all’epoca. Questo racconto fatto di composizione, spazio e luce, mi sembrava un altro mondo, quasi analitico, e ha uno dei finali più belli in assoluto, che ogni volta mi fa piangere.
Le linee dell’inquadratura che usa nella trilogia (l’Avventura, la Notte, l’Eclisse), sono vera composizione della narrazione. Ha ridefinito il linguaggio cinematografico, che non poteva non portare a Blow Up e Zabriskie Point.”

Sesta clip: Divorzio all’italiana di Pietro Germi

“Lo stile di questo film, il suo senso dell’umorismo, i movimenti di macchina, l’uso del bianco e nero, sarò ripetitivo ma ha influenzato molto il mio cinema. Ogni volta che lo riguardo resto sorpreso dal fatto che sia una commedia, parli anche di argomenti importanti ma il suo stile satirico, espresso proprio dal movimento della macchina da presa fin dall’inizio, è presente in ogni scena, in ogni inquadratura, in ogni espressione di Mastroianni.

Settima clip: Salvatore Giuliano di Francesco Rosi

“Tutti questi film li ho visti in un arco di tempo di tre anni, quando dico che la mia vita è cambiata, è cambiata tante volte. Rosi con il suo cinema ti mostra i fatti, ma in qualche modo, i fatti non sono la verità, le radici della corruzione vanno sempre più in profondità, come la tragedia del sud con i suoi migliaia di anni di dolore e sofferenza. I miei nonni sono arrivati a New York dalla Sicilia nel 1910 e mi sono sempre chiesto perché non si fidassero delle istituzioni, la tradizione del sud, di tutti quei migliaia di anni sono stati un peso eccessivo sulle loro spalle. La scena di questa madre nel film, è qualcosa con cui sono cresciuto. Non avevo mai visto nulla di simile su uno schermo, anche perché noi americani non ci comportiamo così, siamo abituati a non mostrare le nostre emozioni.”

Ottava clip: Il Gattopardo di Luchino Visconti

“Il lavoro di Visconti combina impegno politico, opera e melodramma, come in Rocco e i Suoi Fratelli, il film di riferimento per me e De Niro in Toro Scatenato.
C’è una certa influenza della new wave in Visconti con il suo ritmo meditativo, ma le inquadrature non sono scarne come in Antonioni, sono ricche, lussureggianti. Mi colpisce il passaggio del tempo percepito dal principe di Salina, quando capisce che i vecchi valori, i costumi e le abitudini lasceranno spazio a qualcosa di nuovo che però in fondo è la stessa cosa. Per lui è arrivato il tempo di morire, tutto deve cambiare perché tutto resti com’è, come ha scritto Tomasi di Lampedusa.”

Nona Clip: Le notti di Cabiria di Federico Fellini

“Ho incontrato Fellini diverse volte, avevamo anche un progetto insieme, dovevamo fare un documentario per Universal su di lui, che poi sarebbe stata una sua versione di documentario ovviamente. Aveva tutto quasi pronto, durante lo scouting di location quando visiti diversi luoghi per cercare i posti dove girerai, ad un certo punto della giornata ti fermi, dove magari non farai neanche una scena, ma lo fai perché li c’è un buon ristornate! Con Fellini era così e io faccio lo stesso!”

A fine incontro sale sul palco Paolo Taviani per consegnare il Premio, il discorso del regista è sentito, ironico e molto toccante, specie quando ricorda il fratello Vittorio scomparso lo scorso aprile, Scorsese si commuove e ringraziando ricorda il suo lavoro di restauro insieme alla Cineteca di Bologna dei grandi classici italiani. Invitando a sostenere anche e soprattutto il giovane cinema.

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