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Le terrificanti avventure di Sabrina, teen drama esoterico: la recensione del primo episodio

Le terrificanti avventure di Sabrina, teen drama esoterico: la recensione del primo episodio

Di Lorenzo Pedrazzi

GUARDA ANCHE: Il trailer ufficiale de Le terrificanti avventure di Sabrina

Se ricordate con nostalgia la sit-com degli anni Novanta che guardavate su Italia 1 invece di fare i compiti, sappiate che Le terrificanti avventure di Sabrina gioca in un campionato totalmente diverso, ed è meglio così: la nuova serie dedicata alle avventure di Sabrina Spellman – in uscita su Netflix il prossimo 26 ottobre – è infatti basata sul fumetto Archie Horror di Roberto Aguirre-Sacasa, qui coinvolto in veste di showrunner, e reinterpreta la “strega adolescente” con il piglio macabro dell’horror puberale. La proiezione speciale del pilot ha chiuso la prima edizione del FeST, il nuovo Festival delle Serie TV di Milano, proiettandoci in un’atmosfera lugubre che ricorda vagamente la regina del teen-horror, Buffy, ma anche certi film “tematici” come Trick ‘r Treat e Tales of Halloween, più che le streghe di The Lords of Salem o The Witch.

La Greendale de Le terrificanti avventure di Sabrina è una cittadina di provincia dove «sembra sempre Halloween», e il primo episodio comincia proprio a pochi giorni di distanza dalla Notte delle Streghe, quando Sabrina (Kiernan Shipka) compirà 16 anni e dovrà sottoporsi al “battesimo oscuro”. La giovane strega è però una mezzosangue – sua madre era umana – e vive in bilico fra due mondi, soppesandone i rispettivi vantaggi: la magia nera è allettante, ma anche la vita “normale” con le amiche e il fidanzato Harvey (Ross Lynch) non è certo da buttare. Se però accetterà di battezzarsi, Sabrina dovrà votarsi a Satana, e frequentare una prestigiosa scuola di arti oscure dove suo padre lavorò come preside. Le zie Hilda (Lucy Davis) e Zelda (Miranda Otto) spingono per questa strada, ma le odiose Weird Sisters di Prudence (Tati Gabrielle) la odiano perché “impura”, e cercano di farla desistere. Al liceo Baxter High, intanto, la professoressa Mary Wardell (Michelle Gomez) dimostra un curioso interesse per Sabrina, e la supporta nella fondazione di un collettivo femminista per aiutare le studentesse bullizzate e discriminate. Tra le pressioni di Zelda e i consigli del cugino Ambrose (Chance Perdomo), la ragazza deve anche cercarsi un famiglio, ovvero una sorta di animale-guida che le guardi le spalle. Un’entità risponde alla sua chiamata: è il gatto Salem, che da quel momento accompagna ogni suo passo.

Se il fumetto di Aguirre-Sacasa è ambientato negli anni Sessanta, la serie opta invece per un contesto atemporale che talvolta risulta straniante: Greendale è uno spazio immaginifico dove i vecchi elettrodomestici e le auto d’epoca convivono con i computer portatili, ma non si parla mai di social network né di cellulari; è un’ambientazione che, di fatto, si piega alle esigenze creative dello show più che alla logica pura e semplice, privilegiando l’allestimento di un clima estetico-emotivo che faccia presa sul pubblico. Il giochino funziona, e la premiere di Le terrificanti avventure di Sabrina seduce immediatamente per l’atmosfera sulfurea della città, le decorazioni di Halloween sparse dappertutto e i cinemini che danno vecchi film dell’orrore, con tanto di discussione post-moderna (e un po’ “kevinwilliamsoniana”) sullo spessore politico de La notte dei morti viventi. C’è indubbiamente spazio per il teen drama, ma rappresenta una parte minoritaria dell’episodio, e forse anche quella più debole: gli accenni al bullismo e alle lotte femministe, per quanto nobili, suonano un po’ forzate nel copione di Aguirre-Sacasa, poiché si esprimono quasi esclusivamente attraverso dialoghi didascalici e declamatori, più che nell’azione in sé. In principio sembra che dramma e horror siano divisi fra le due anime di Sabrina (umana e magica), eppure queste istanze finiscono per contaminarsi a vicenda, alimentando il conflitto in entrambe le dimensioni. Sabrina non può essere completamente “strega” perché nutre impulsi e desideri umani, e non può essere completamente “umana” perché affronta responsabilità e battaglie stregonesche: è condannata a vivere in bilico fra i due mondi, giostrando oneri e onori di entrambi.

Questi elementi si sposano alla perfezione, poiché il fantastico porta con sé una simbologia limpidissima nella rappresentazione dell’adolescenza, dove il passaggio da uno stato all’altro (ovvero l’acquisizione di poteri) incarna i tormenti della pubertà, la consapevolezza del cambiamento e i traumi che ne conseguono; in tal senso, la beata ignoranza degli esseri umani corrisponde all’infanzia, mentre le arti oscure delle streghe coincidono con l’autocoscienza dell’età adulta. Aguirre-Sacasa pone le basi per un racconto formativo che punta verso un orizzonte molto ampio, fatto di avventura, esoterismo, drammi adolescenziali e conflitti sociali, ma c’è qualcosa nell’articolazione dell’intreccio che non convince del tutto: alcuni snodi narrativi sono un po’ prevedibili, e la sceneggiatura, a tratti, procede in modo eccessivamente meccanico.

Poco male, il divertimento non manca e i valori produttivi sono buoni (soprattutto grazie alla fotografia di David Lanzenberg), mentre il versante macabro è più marcato rispetto ad altri teen horror del piccolo schermo. Sarà interessante vedere che direzione prenderà nel corso della stagione, ma nel frattempo Netflix ha trovato il suo show di Halloween, lugubre e scanzonato al punto giusto.

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