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Hell Fest – La recensione, il luna park dell’orrore è arrivato in città!

Hell Fest – La recensione, il luna park dell’orrore è arrivato in città!

Di Adriano Ercolani

In quella che può essere considerata a tutti gli effetti la stagione della rinascita dell’horror a basso budget ma con un alto tasso di idee e originalità, Hell Fest si segnala come ennesimo prodotto che garantisce intrattenimento in maniera assolutamente non scontata, pur lavorando con gli stilemi e i luoghi comuni più sfruttati del genere. Lo slasher diretto da Gregory Plotkin infatti presenta come “villain” uno psicopatico sanguinario e inarrestabile che ricalca quasi pedissequamente il Michael Myers di Halloween (con una distinzione fondamentale che arriva proprio nell’ultima scena…).

Quello che dunque rende Hell Fest un film piuttosto fresco e tutto sommato originale è l’ambientazione. I sei protagonisti che sono destinati alla decimazione da parte del serial killer decidono di passare la serata in un festival dell’orrore pieno di attrazioni macabre e persone mascherate: la trovata dell’idea iniziale, semplicissima quanto funzionale, permette alla sceneggiatura e di conseguenza al regista un gioco costante con lo spettatore nella distribuzione della tensione. Molto spesso infatti il pubblico viene depistato nella ricerca dell’assassino o nel momento in cui colpirà: sotto questo punto di vista Hell Fest si rivela un prodotto diverso, in cui il sangue arriva nei momenti e con le modalità differenti da quelle a cui solitamente siamo abituati. Il ritmo interno alla narrazione si sviluppa con tempi filmici leggermente dilatati, come se il regista volesse davvero divertirsi a giocare con lo spettatore e sottrargli il catartico momento ad effetto quando effettivamente se lo aspetta. Questo continuo scivolamento della tensione funziona molto bene in più di una situazione, mentre in altre dilata eccessivamente la narrazione smarrendo l’effetto necessario. Nel complesso Plotkin lavora poi decentemente con gli attori, sviluppando con efficacia il “tipo fisso” della protagonista gentile e innocente, decentemente interpretata da Amy Forsyth.

È un’ambientazione molto ben ideata la base fondamentale per la riuscita di Hell Fest. Il parco a tema popolato di gente in costume fornisce lo spunto principale per un horror che possiede idee di sceneggiatura a tratti briose. Viene da pensare cosa questo film sarebbe potuto diventare se fosse stato prodotto dalla Blumhouse, compagnia assolutamente geniale quando si tratta si sfruttare idee allettanti come questa. Il film di Plotkin pur senza l’apporto artistico di Jason Blum rimane comunque un prodotto più che godibile, che solletica lo spettatore nella sua capacità di scoprire e capire quando il maniaco colpirà. Un “divertimento” cruento e liberatorio, come gli slasher dovrebbero essere.

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