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7 cose che forse non sapevate su Lupin III

7 cose che forse non sapevate su Lupin III

Di DocManhattan

Di Lupin uno al mondo ce n’è, e poi non è neanche vero, diglielo agli eredi di Leblanc. Ma di cose da dire sul ladro che ama le giacche colorate più del Fiorello anni 90 ce ne sarebbero un milione e mezzo, grosso modo, nei giorni in cui imperversa sui social una scena dell’ultima serie in cui Lupin mostra il suo “vero” volto a Fujiko. E io che ho portato per una vita le basette lunghe per somigliargli, oh, scherziamo? Ecco 7 cose che forse non sapevate su Lupin III!

1. LE ORIGINI CASUALI DEL MITO
È il 1967 e Kazuhiko Katō, mangaka trentenne che ha iniziato da poco a firmarsi Monkey Punch, è un uomo molto impegnato. Sta portando avanti contemporaneamente due nuovi manga, incentrati su donne sexy e carismatici criminali. Il primo si chiama Pinky Punky, il secondo Lupin III. Il primo va forte, l’autore ne è contento ed è convinto che la seconda serie avrà invece vita breve. Inserire risate bonarie sponsored by il senno di poi. Quel fumetto grondante sesso e dark humour, fortemente influenzato dalle opere di Mort Drucker e Sergio Aragones, diventerà una serie anime che, a sua volta, genererà un mondo di altre serie, film, OAV e merchandising, grazie al quale Monkey Punch è oggi un ottantunenne ricco e felice, e Lupin uno dei personaggi degli anime più amati in tanti paesi. Italia ovviamente compresa. Ma la strada per il successo della prima serie TV non è stata per nulla semplice. Dove “per nulla semplice” = “tutto rischiò di andare in vacca praticamente subito”.

2. MIYAZAKI, FA’ QUALCOSA!
Le avventure di Lupin III (o Lupin III – Part 1) sbarca in TV nel ’71. Il film pilota realizzato per cercare finanziatori aveva vagato a vuoto per un anno: nessuno sembrava interessato a un anime pieno di violenza e ammiccamenti sessuali, semplicemente perché all’epoca non c’era niente del genere in TV. E quand’anche si riuscì a trovare un’emittente intenzionata a produrre la serie, gli ascolti delle prime due puntate furono talmente bassi che venne chiesto al regista, Masaaki Osumi, di cambiare decisamente rotta. Osumi si rifiutò e venne gentilmente accompagnato alla porta. Al suo posto furono chiamati due signori chiamati Hayao Miyazaki e Isao Takahata, al momento fermi, visto che il loro progetto di un adattamento anime di Pippi Calzelunghe era rimasto al palo. Quattordici anni dopo, questi due signori fonderanno lo Studio Ghibli e faranno sognare con i loro film milioni di persone in tutto il mondo.

Miyazaki e Takahata si mettono al lavoro, dando ai personaggi un tono decisamente più positivo e meno apatico. Il rapporto tra il sensei Miyazaki e Lupin sfocerà qualche anno dopo nel bellissimo Lupin III – Il castello di Cagliostro, secondo lungometraggio animato di Lupin e primo film del maestro.

3. I PERSONAGGI: LE COLLINE DI FUJIKO
Se Lupin III era ovviamente ispirato all’Arsenio Lupin dei romanzi di Maurice Leblanc, per gli altri personaggi Monkey Punch aveva pescato un po’ ovunque. Jigen è il gemello perduto del James Coburn de I magnifici sette. Goemon si chiama Goemon Ishikawa XIII perché è l’ultimo discendente del leggendario bandito e ninja Ishikawa Goemon, una sorta di Robin Hood nipponico realmente esistito. L’ispettore Zenigata era un gatto Tom in impermeabile che non riusciva mai a prendere il suo Jerry, sventolando perennemente un paio di manette. D’altronde era ispirato al personaggio letterario di Heiji Zenigata, che al posto delle manette lanciava le monete.

E Fujiko, ehr… Il nome balenò nella mente di Monkey Punch guardando un’insegna con il monte Fuji, e il suo cognome, Mine, indica la vetta di una montagna. Due montagne, insomma: cos’avrà voluto dire?

Il nome di Fujiko è peraltro legato a tutta una sottocartella di curiosità. Nella versione italiana del primissimo episodio dell’anime, il suo cognome viene pronunciato all’inglese, màin. Sempre qui in Italia, nella seconda serie TV il suo nome viene cambiato in Margot, mentre nel primo doppiaggio de Il castello di Cagliostro diventa Rosaria. Don’t ask. Tutti i fan della conturbante e manipolatrice signorina Mine (con due N nella versione di Cettolaqualunque) sono moralmente obbligati, non l’avessero già fatto, a guardarsi la sua serie spin-off del 2012, Lupin the Third – La donna chiamata Fujiko Mine. Anime stilosissimo molto vicino al primo manga e… sì, ok: Fujiko è nuda per buona parte del tempo.

4. LUPIN CONTRO I FRANCESI
Ma questa storia che un giapponese aveva fatto fortuna con un personaggio chiamato Lupin e nipote di Arsenio Lupin, andava bene agli eredi di Leblanc? Nope. Si andò per tribunali, il che spiega anche perché in diversi paesi il nome della serie e del personaggio vennero cambiati. A partire, evidentemente, dalla Francia, dove l’anime venne ribattezzato Edgar, Detective Cambrioleur, e Lupin Edgar de la Cambriole. Già, non si può sentire.

Lo stesso Leblanc, peraltro, non era alieno all’utilizzo di personaggi altrui. Nel 1908 diede alle stampe un libro contenente due avventure sulla sfida tra il suo ladro e un celebre investigatore. Si intitolava Arsène Lupin contre Herlock Sholmes: gli era bastato spostare qualche consonante.

5. LUPIN CONTRO HOLLY E BENJI
La prima sigla de Le avventure di Lupin III, Planet O, era un brano disco francese cantato da Daisy Daze and the Bumble Bees. Ha un testo fantascientifico, in inglese, che parla di pratiche BDSM e pare ispirato a Histoire d’O. Non c’entrava nulla con il cartone, ok, ma la musica si sposava divinamente con il montaggio della prima intro.

La sigla della seconda serie, quel liscio romagnolo stile valzer parigino noto come Lupin – fisarmonica, è stata scritta da Franco Migliacci e Franco Micalizzi, e venne preferita a un brano dei Cavalieri del Re. A partire dall’87 e per tutte le infinite repliche Mediaset anni 90, la sigla viene soppiantata da Lupin, l’incorreggibile Lupin di Enzo Draghi. Magari riciclata in Spagna, sull’emittente locale del Biscione, per qualcosa di completamente diverso (come avvenuto per Georgie)?

In Spagna E in Francia. Gli incorreggibili “Olive et Tom” e “Campeones”. Cose che non sono cose, signora mia.

6. LE SERIE, LE GIACCHE
Il numero di film cinematografici, special televisivi e OAV dedicati a Lupin è semplicemente impressionante, ma perlomeno sul fronte TV è facile orientarsi. Basta seguire il codice colore delle giacche, diventato tra i fan un modo veloce per indicare ciascuna serie: Le avventure di Lupin III, 1971, giacca verde; Le nuove avventure di Lupin III, 1977, giacca rossa; Lupin, l’incorreggibile Lupin, 1984, giacca rosa; Lupin III – L’avventura italiana, 2015, giacca blu; Lupin III – Parte 5, 2018, giacca blu (ma con incursioni amarcord delle altre giacche).

La terza serie (giacca rosa) nacque peraltro dalle ceneri di un progetto mai andato in porto, Lupin VIII, ambientato nella Parigi del futuro, chiamata a far da sfondo alle vicende dei discendenti di Lupin e gli altri. Non se ne fece nulla per le beghe legali con altri discendenti, quelli di Maurice Leblanc. Parte del lavoro già svolto per questo progetto venne riciclato due anni dopo per la terza serie di Lupin, appunto.

7. I FILM, LE BASETTE E LA REGINA DA DECAPITARE
Esistono due film live action di Lupin III. Il primo è Lupin III – La strategia psicocinetica, uscito nel ’74. Lupin indossa una giacca bianca e un foulard nero, ha un vistoso tatuaggio sul petto e l’aria da venditore di orologi falsi. Zazà non ha il cappello e Goemon non c’è, perché la storia è ambientata quando la banda muove ancora i suoi primi passi.

La seconda pellicola, intitolata semplicemente Lupin III, è uscito quarant’anni dopo, nel 2014. Arrivata anche nelle nostre sale (ma nel 2016), ha un Lupin in giacca – prevalentemente – rossa interpretato da Shun Oguri, reuccio delle trasposizione dal vivo di manga e anime. Fujiko è la cantante Meisa Kuroki, Zenigata Tadanobu Asano, tra le altre cose Hogun l’amico di Thor nel Marvel Cinematic Universe. E siccome non si può parlare di Lupin in carne e ossa senza che qualcuno dica “E Basette?”, sì, c’è pure Basette. Eccolo:

Celeberrimo cortometraggio del 2008 in cui, per un certo motivo, un rapinatore di borgata e chi lo circonda si ritrovano nei panni dei protagonisti di Lupin. Grosso modo l’unica occasione nella vita di vedere Lupin interpretato da Valerio Mastandrea, Jigen da Marco Giallini, Goemon da Daniele Liotti, Fujiko da Luisa Ranieri e Zenigata da Flavio Insinna. Regia di Gabriele Mainetti, che avrebbe continuato a giocare con l’immaginario degli anime giapponesi, a modo suo, con Tiger Boy (2012) e soprattutto, chiaro, con Lo chiamavano Jeeg Robot (2015).

Ma per chiudere, e per precipitarvi in un senso di persistente estraniamento, vi si ricorda che c’è pure lo spettacolo teatrale Takarazuka di Lupin III (2015).

Un Lupin interpretato tutto da donne. In cui c’è pure la regina Maria Antonietta, visto che al Takarazuka c’hanno il bernoccolo per Lady Oscar.

Non guardate da questa parte.

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