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Una carezza in un pugno: il cinema di Denzel Washington

Una carezza in un pugno: il cinema di Denzel Washington

Di Filippo Magnifico

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La leggenda narra che, un bel po’ di anni fa, un’anziana veggente chiese ad una donna di scrivere il nome del suo giovane figlio su un foglio. Una volta letto quel nome, la donna si rivolse alla giovane madre dicendo: “suo figlio diventerà famoso in tutto il mondo“.
Quel bambino era Denzel Washington.

Aneddoti suggestivi a parte, non ci sono dubbi sul fatto che Denzel Washington sia uno dei volti più noti del grande schermo. Durante la sua carriera ha raccolto ben otto candidature agli Oscar (nove se si considera anche quella ricevuta come produttore per il suo film Barriere) vincendone due e i riconoscimenti non si fermano certo qui, all’elenco si aggiungono anche due Golden Globe e un Tony Award.

Picchi di un percorso professionale che, a partire dalla fine degli anni ’70 fino ad oggi, non si è mai fermato e ci ha regalato interpretazioni particolarmente intense e molto diverse tra loro, in grado di rappresentare le mille sfaccettature della natura umana.
Perché quello di Denzel Washington è un volto che si presta benissimo ad ogni tipo di ruolo, merito dei primi anni passati a teatro. Sul palco Denzel Washington ha imparato a modulare ogni singolo muscolo del suo volto, trasformandolo in una maschera tragica in grado di trasmettere odio e amore a seconda delle necessità.

Film dopo film, ruolo importante dopo ruolo importante. L’abbiamo visto interpretare personaggi iconici e storicamente importanti come Steve Biko in Grido di Libertà, attivista nero dei Black Consciousness, un vero e proprio simbolo per l’attivismo sudafricano anti-apartheid. Ma è stato anche Malcolm X per Spike Lee e Rubin “Hurricane” Carter, il pugile accusato e condannato, ingiustamente, a tre ergastoli per triplice omicidio nel film Hurricane – Il grido dell’innocenza.
Ha agito in nome dell’etica e della giustizia ma si è anche mosso al di sopra della legge come in Training Day di Antoine Fuqua, dove ha interpretato un poliziotto corrotto aggiudicandosi un più che meritato Oscar.
Ha toccato il confine tra giusto e sbagliato in Flight di Robert Zemeckis ed è diventato un pericoloso criminale in American Gangster di Ridley Scott. Senza dimenticare, ovviamente, la sua interpretazione in Philadelphia al fianco di Tom Hanks.

Pensate ad un ruolo, Denzel Washington lo ha interpretato. Sempre con la stessa passione, sempre con lo stesso impegno, sempre con il desiderio di lasciare il segno. Cosa che ha fatto, non solo sul grande schermo ma anche nella vita privata. Da sempre impegnato nel sociale, nel corso della sua carriera Denzel Washington ha trovato il tempo per costruire chiese, scuole, donando milioni di dollari in beneficenza senza mai parlarne apertamente.

Perché Denzel Washington sa bene di non dover dimostrare niente a nessuno, sa che la discrezione è una componente fondamentale se si vuole sopravvivere in un ambiente spietato come quello dello show business.
Duro sul set ma non al di là della macchina da presa, questo attore è riuscito – cosa molto rara in quel di Hollywood – a ritagliarsi un confortevole microcosmo personale, una vita tranquilla che condivide dal 1983 con la moglie (Paulette Pearson, conosciuta sul set di Wilma) e i suoi quattro figli.
Denzel Washington è la dimostrazione concreta che Hollywood porta sulla strada sbagliata solo chi si lascia tentare dal richiamo delle sirene.

Prossimamente lo vedremo di nuovo nel ruolo di Robert McCall, il vendicatore interpretato nel film The Equalizer, pronto a tornare nelle nostre sale il 13 settembre con The Equalizer 2 – Senza Perdono. Un personaggio affascinante nelle sue molte sfaccettature, accostabile per ceti versi al Robert De Niro di Taxi Driver.

Tempo fa Denzel Washington aveva citato proprio il film di Scorsese tra le sue più grandi ispirazioni. L’avventura di Travis Bickle ha contribuito ad alimentare la sua passione per il mondo della settima arte, mai preso in considerazione prima. Difficile per lui immaginare, all’epoca, che un giorno avrebbe interpretato un personaggio con le stesse caratteristiche in ben due film.

L’anziana veggente, invece, aveva visto tutto. O perlomeno ci piace credere che sia così.

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