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StreamWeek: Maniac e l’amore nel multiverso

StreamWeek: Maniac e l’amore nel multiverso

Di Michele Monteleone

Questa settimana è stata sicuramente caratterizzata dall’uscita di Maniac, una delle serie più attese dell’anno e, neanche a farlo apposta, proprio in settimana abbiamo anche scoperto che Cary Fukunaga, il regista della serie e precedentemente autore di True Detective, dirigerà il prossimo film della saga di Bond, l’ultimo per Daniel Craig. Ma gli ultimi sette giorni sono stati densi di ulteriori novità, come la godibilissima Good Cop, la dolce Hilda e soprattutto l’arrivo in streaming per Infinity di quel capolavoro del post moderno di Ready Player One.

In questa prima parte della rubrica, ogni settimana vi darò consigli generici su quello che è uscito di nuovo sulle vostre piattaforme, una lunga lista di dritte su quello che vi potete essere persi nella settimana passata.

Su Netflix è uscita la nuova serie televisiva crime The Good CopSe dovessi farne un’analisi strettamente critica vi direi che i gialli sono banali, a volte le risoluzioni dei casi sono forzate, la fotografia basilare e la regia piatta. Eppure il risultato finale non è per nulla malvagio, anzi, The Good Cop trova un suo cuore e una sua ragion d’essere nelle interazioni dei personaggi, nel tono ironico della serie e nelle buone interpretazioni degli attori. Anche se nessuno accosterà mai The Good Cop a grandi serie blasonate, è perfetta per chi, come me, amava CastleNon so voi, ma non è che tutti i giorni ho voglia di vedere Kubrick o Tarkovsky e, nella vasta gamma di prodotti medio brutti, The Good Cop almeno ha un ritmo e un tono piacevoli, la serie perfetta da vedere con un occhio sulla chat del calcetto e uno sullo schermo. State attenti a non diventare strabici e dovreste riuscire a godervi la serie.

Sempre su Netflix e sempre in ambito di comedy/crime, sappiate che hanno caricato la quarta stagione di Brooklyn Nine-Nine probabilmente una delle serie di cui ho, immeritatamente, sentito parlare di meno in Italia. Andy Samberg la star dello show e il peggiore migliore detective del mondo, ha cominciato la sua carriera come youtuber, i video del suo gruppo, dei veri e propri cult della comicità internettiana, fanno parte della prima era del mezzo e il loro successo li ha presto portati al piccolo schermo con il Saturday Night Live e poi anche al cinema con risultati alterni. Samberg però da qualche anno a questa parte è il protagonista di questa brillante comedy che non posso che consigliarvi di recuperare.

Sempre su Netflix vi segnalo, con il beneficio del dubbio, l’uscita di Sausage Party, il cartone R-Rated scritto (tra gli altri) da Seth Rogen (che sinceramente non mi ha fatto ridere quanto avrei creduto e che ha anche una storia produttiva non proprio esaltante a livello etico). E ancora Jack Reacher – Punto di non Ritorno, il secondo film del personaggio creato da Lee Child e portato al cinema da quel “gigante” di Tom Cruise. A differenza del primo, un film solidissimo, con una fotografia e un’azione quasi minimale e soprattutto una narrazione che gira attorno ed esalta Reacher, nel secondo la produzione si gioca la carta femminile affiancando a Cruise Cobie SmuldersPessima idea, il film, per quanto ben girato, si sfilaccia e perde il suo granitico centro, rimane comunque godibile, ma non entra tra i miei preferiti con il primo.

Chiudo la parte dedicata a Netflix consigliando, senza alcuna riserva questa volta, Quincy, un bellissimo documentario su Quincy JonesHilda, un delizioso e romantico cartone tratto da una serie di fumetti creata da Luke Peterson. Se non vi si scioglie il cuore con Hilda, rinunciate, non ne avete uno. Consigliatissimo anche ai più piccoli!

Sempre per i più piccoli e anche nell’ottica di andare a vedere il terzo film al cinema, vi segnalo l’arrivo di Hotel Transylvania su Prime Video. Sempre sulla piattaforma di Amazon, non potete perdervi, o dovete religiosamente riguardare, Wiplash l’opera prima di Damien Chazelle, uno dei racconti più veri e reali su quanto, soprattutto in campo artistico, l’ossessione e l’annullamento nella propria arte, siano gli unici modi di eccellere. Wiplash è un film duro che non fa sconti ai propri personaggi e allo spettatore che viene proiettato in un incubo ritmico che vi lascerà boccheggianti nel tentativo di stargli dietro. Non mi stupisce, considerando il suo esordio, che Chazelle sia diventato tanto grande in così poco tempo e il suo La La Land sia diventato un classico istantaneo.

Ogni settimana seleziono per voi tre visioni imprescindibili, non sono sempre i migliori usciti (anche perché se una settimana caricano Orson Wells, farebbe ridere dirvi che la nuova serie su Netflix è meglio), ma sono sempre le serie o i film più attesi, chiacchierati o anche solo criticati degli ultimi sette giorni.

Maniac (Netflix)

Era sicuramente una delle serie Netflix più attese della stagione, lo è diventata ancora di più quando, dopo il licenziamento di Boyle dal set di Bond 25, a Cary Fukunaga è stato dato il difficile compito di dirigere l’ultimo film di Craig come doppio zero. Ma come è davvero questo Maniac? Sono certo che molti vi parleranno, sicuri come la morte, di un capolavoro. Io personalmente mi sento in dovere di fare una drastica distinzione tra l’aspetto tecnico e quello narrativo. Iniziamo dalle interpretazioni. Emma Stone si conferma come la donna che tutti noi vorremmo sposare, la fidanzatina d’America con una delle voci più calde ed emozionanti che io ricordi. Passa agevolmente da femme fatale a cotonata redneck a Elfa ranger (giuro). Non mi sento di dire lo stesso di Jonah Hill che, dopo aver perso metà del suo peso, sembra aver perso anche parte della sua capacità espressiva e aver messo su un’espressione dolente che non lo abbandona in nessuna delle sue trasformazioni. Alla regia Fukunaga invece è impeccabile e tocca vette di virtuosismo in uno dei primi “sogni” che fanno i protagonisti, che mettono i panni di due ladri a una festa elegante, e in una lunghissima sparatoria in piano sequenza con cui ci ricorda perché vedevamo True Detective e perché è la scelta giusta per Bond.
Quindi ecco, nulla da dire sul piano tecnico, la fotografia è sempre interessante, le scenografie retrofuturistiche ben realizzate, eppure il tutto è messo al servizio di una storia abbastanza banalotta che, sono certo, verrà spacciata per una profonda analisi dell’animo e della psiche umana, ma che finisce per avere un’introduzione inutilmente lunga (bisogna arrivare alla quarta puntata perché la storia si avvii davvero) e un finale che si stiracchia indolente su tutti i luoghi comuni possibili delle storie d’amore. Le storie contenute nella trama principale invece sono tutte divertenti (a parte quella fantasy che è una roba indegna anche solo di essere commentata), ma il problema è che la storia portate è una brutta copia di cose già viste e riviste e riviste ancora. Quindi direi che se avete altra roba da guardare, Maniac può essere messa in fondo alla lista. Ci rimane, nella lista, perché tecnicamente è una serie ineccepibile, ma vi assicuro che un mese dopo averla vista non ricorderete niente della trama, ma avrete in testa un sacco di belle immagini.

Sharp Objects (Now Tv)

Allora, premetto che ho un problema di obiettività quando si parla di Amy Adams, perché la amo. Trovo che sia una delle attrici più eleganti che il cinema moderno ci abbia regalato e anche una straordinaria interprete. Quindi, considerata questa mia faziosità, passo a dirvi che Sharp Objects è una serie orribilmente lenta, ma che ho adorato. La storia ruota attorno a Camille Preaker, giornalista inviata nella sua città natale per indagare sula morte di due bambine, e diventa presto un viaggio nei recessi della vita della giornalista stessa. La cittadina del Missouri in cui è nata è il classico posto in cui la facciata e la “rispettabilità” contano più di qualunque altra cosa a discapito della vera natura dei suoi abitanti. Ed è questa l’educazione che Camille ha ricevuto dalla sua famiglia, da un padre distratto e una madre profondamente anaffettiva che la incolpa della morte della sorella minore. Sharp Objects è una serie algidissima che trova la sua interprete perfetta e la contorna di elementi che sembrano la diretta conseguenza e il riflesso della sua condizione umana. Forse è anche per questo che il ritmo scorre lento come melassa che cola sul bordo del barattolo, ma il finale di stagione vi premierà per la pazienza portata e comunque vi rimarrà la Adams da guardare anche nei momenti in cui il ritmo si impantana di più.

Ready Player One (Infinity)

Su Infinity approda, relativamente rapidamente, uno dei film più straordinari usciti nell’ultimo anno. Quando si parla di blockbuster o grandi produzioni, il punto di riferimento nella discussione, ormai da più di quarant’anni continua ad essere Steven Spielberg. Ogni volta che qualcuno sembra aver fatto più di lui, o almeno quanto lui, Steven alza di un altro metro l’asticella. Il suo nuovo Ready Player One, non è esente da qualche mancanza e intoppo  livello di ritmo, soprattutto per quanto riguarda le scene girate nel mondo reale, ma poi esplode in qualcosa di mai visto su schermo nella parte dedicata a Oasis, il mondo digitale in cui i personaggi della storia giocano e, sostanzialmente, vivono vite alternative. Il film è noto per l’ingombrante mole di riferimenti alla cultura popolare degli ultimi anni, ma è soprattutto un picco di eccellenza per quanto riguarda la messa in scena. Ci sono almeno un paio di sequenze che entrano a pieno diritto in quella cultura popolare che il film omaggia. La corsa iniziale, il ballo n assenza di gravita, la sequenza in un famoso hotel e la battaglia finale, sono allo stesso tempo l’esaltazione di una gloria passata e un nuovo benchmark per le produzioni future.

E, come tutte le settimane, siamo arrivati all’ultima parte della rubrica dedicata a una chicca, a un contenuto che probabilmente vi siete persi nell’uragano di novità con cui veniamo bombardati.

Fury (Prime Video)

Prima che dirigesse Suicide Squad, David Ayer aveva una lunga e invidiabile carriera costellata di ottimi film street level come End of Watch Harsh Times e un piccolo miracolo come Fury. Il film segue una squadra di carristi che in “sella” a unSherman M4A3E8 si trovano assediati in territorio nemico dall’esercito nazista. Un film con un ritmo sostenuto, graziato da interpretazioni potenti e una fotografia livida, che mette in scena una storia di resistenza e sacrificio, che delinea con attenzione i caratteri di tutti i membri che compongono la squadra di carristi e fa affezionare lo spettatore ad ognuno di loro. Brad Pitt giganteggia, ma riesce a dare spazio e a esaltare i suoi colleghi e dona ad Ayer l’ennesimo eroe da consegnare alla memoria collettiva. Alla memoria di chi ricorda anche film che non sono usciti nell’ultimo mese. Quello della memoria al tempo dei social in cui tutto viene macinato e soppiantato dal momento presente è un problema lungo e faticoso da affrontare, ma voi potete aiutare il “bene” guardandovi questo film e ricordando quanto Ayer, al netto della débâcle di Suicide Squad, sia un signor regista.

Alla prossima settimana, miei fedeli bingewatchers: se vi è piaciuto qualcuno dei consigli che vi ho dato, se volete segnalarmi qualcosa che mi sono perso o se volete suggerirmi qualcosa di cui discutere la prossima settimana, vi invito a commentare l’articolo. La vostra guida allo streaming compulsivo è sempre disponibile!

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