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Dragged Across Concrete consacra il talento di S. Craig Zahler: la recensione da #Venezia75

Dragged Across Concrete consacra il talento di S. Craig Zahler: la recensione da #Venezia75

Di Lorenzo Pedrazzi

Che S. Craig Zahler avesse un gran talento lo si era capito già dai tempi di Bone Tomahawk, ma il riuscitissimo Dragged Across Concrete – presentato Fuori Concorso alla Mostra del Cinema di Venezia, come il precedente Brawl in Cell Block 99 – ha tutta l’aria della consacrazione definitiva, pienamente meritata. Stavolta, dopo il western-horror e l’action carcerario, il regista di Miami sposta l’attenzione sul dramma criminale, visto però attraverso una lente personalissima: il risultato è un film teso e trascinante, che regge per ben due ore e mezza senza un attimo di cedimento.

Brett Ridgeman (Mel Gibson) e Anthony Lurasetti (Vince Vaughn) sono due detective che vengono sospesi per aver malmenato un criminale, ma entrambi non possono rimanere troppo a lungo senza stipendio: Brett desidera trasferirsi in un altro quartiere per la sicurezza di sua moglie e di sua figlia, mentre Anthony vuole garantire una maggiore solidità economica alla sua ragazza, cui sta per chiedere la mano. Intanto, il giovane Henry Jones (Tory Kittles) è appena uscito di prigione, e deve provvedere sia alla madre sia al fratellino paraplegico. Preoccupato per la situazione, accetta di fare da autista a tre rapinatori insieme all’amico Biscuit (Michael Jai White), ma si caccia in una situazione molto più violenta di quanto pensasse. Quando Brett e Anthony si mettono sulle tracce dei criminali per sottrarre il bottino, scoprono a loro volta che le vie del denaro non sono mai facili, soprattutto se imbrattate di sangue…

Zahler è romanziere prima ancora che regista, e si vede: Dragged Across Concrete non potrebbe funzionare così bene se non avesse una sceneggiatura calibrata, abile a disorientare il pubblico accumulando personaggi su personaggi, salvo poi farli convergere nel medesimo intreccio narrativo. Se nella prima parte si rischia di perderne di vista qualcuno (i due detective hanno maggiore screen time, quindi Henry scompare per un po’), la progressione del film verso l’epilogo è trascinante, in particolare se consideriamo i lunghi intermezzi dialogici con cui Zahler costruisce la suspense. Come in un romanzo, il cineasta si prende tutto il tempo per sviluppare anche le figure di contorno (esemplare il personaggio di Kelly Summer, interpretato da Jennifer Carpenter), e riesce a comunicare tensione persino in scene apparentemente marginali, come i lunghi appostamenti in macchina di Brett e Anthony o le preoccupazioni materne di Kelly. Lo fa con uno spirito antiretorico e antimanicheo ereditato da John Carpenter, impiegando un cinismo che non è mai gratuito nell’economia del racconto: tutti i protagonisti vivono nel torto, con diverse gradazioni morali di consapevolezza e senso di colpa, e Zahler non ci illude sulla possibilità di un lieto fine (almeno per chi ha le mani più sporche di sangue).

A tal proposito, Dragged Across Concrete è anche un film nettamente politico, ma non un’opera “a tesi”. Le problematiche razziali sono intrinseche alla materia trattata, emergono in lampi fugaci nei dialoghi e nei rapporti sociali, riportando il discorso al livello della norma: il razzismo endemico dei bianchi è messo in scena nella sua preoccupante banalità, senza edulcorazioni di alcun genere. Ciò che ne deriva è il ritratto di un melting pot dove ogni etnia vive i suoi drammi, e i pregiudizi sono dati per scontati, eppure c’è anche spazio per una solidarietà virile da bromance. Su questo frangente, peraltro, Zahler non risparmia l’ironia: Dragged Across Concrete è un buddy cop inserito nel contesto cupo e brutale di un crime drama, poiché le buffe schermaglie fra i due detective non intaccano quasi mai l’ambiente che li circonda. L’esito è piacevolmente insolito, tutto giocato sui contrasti di toni; anche la scena della rapina – eccezionale – conferma questa impressione, lavorando sullo straniamento, sul grottesco e sul clima surreale.

Insomma, un film da non perdere che esalta il talento registico e narrativo del suo autore, capace di unire il poliziesco classico, il pulp, la commedia e il thriller con una naturalezza sorprendente, ottenendo il meglio sia dalla maturità di Mel Gibson sia dalla versatilità di Vince Vaughn: ormai, è il suo attore feticcio.

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