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14 settembre 2018 • 13:15 • Scritto da Adriano Ercolani

Boy Erased: una storia importante per la seconda prova da regista di Joel Edgerton, la recensione

Presentato al Toronto International Film Festival, Boy Erased è un film di denuncia che preferisce mostrare invece che urlare per immagini. La nostra recensione.
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Dopo il convincente esordio di The Gift Joel Edgerton è tornato dietro la macchina da presa per raccontare la storia vera del giovane Jared Eamons costretto dal padre pastore e da una madre troppo remissiva a frequentare un programma di riabilitazione dalla sua omosessualità. I metodi dell’istituto si riveleranno ben presto a dir poco coercitivi, fino a scatenare nel giovane e negli altri partecipanti pulsioni autodistruttive che avranno conseguenze terribili.

Boy Erased tratteggia con sincerità e adesione empatica una serie di psicologie molto accurate, non soltanto quella del protagonista. La regia di Edgerton si dimostra costantemente attenta a dare il giusto spazio ai personaggi, a definirne la vita interiore con tratti precisi. La sua carriera di attore lo aiuta probabilmente nel comprendere a fondo come tirar fuori il meglio dai colleghi che dirige, soprattutto quando si tratta di esplorare le dualità dell’animo maschile: se infatti Jason Bateman in The Gift ci aveva regalato una delle prove più complesse e efficaci della sua carriera, in Boy Erased a sorprendere invece è la versatilità di Russell Crowe, che interpreta un uomo di fede ma soprattutto un padre che non riesce ad accettare l’omosessualità del figlio principalmente perché la ritiene una “condizione” contraria al volere di Dio. La delineazione psicologica e il lavoro sul fisico compiuti da Crowe sono notevoli, a attraverso tale lavoro l’attore costruisce un personaggio ambiguo ma non monolitico, umano nella sua convinzione bigotta e retrograda. Accanto a lui una Nicole Kidman molto contenuta, ed efficace e il protagonista Lucas Hedges decisamente in parte compongono un trio familiare le cui dinamiche interne regalano allo spettatore enormi emozioni. La forza di Boy Erased è poi quella di non andare mai troppo sopra le righe nel mostrare il processo di conversione forzata a cui i ragazzi devono sottoporsi nel centro specializzato. Le scene di tortura psicologica e in alcuni casi anche fisica sono realizzate con sommesso realismo, e questo le rende ancora più vere, quando non scioccanti. Il risultato complessivo è quello di un film di denuncia che preferisce mostrare invece che urlare per immagini, e ottiene il risultato lodevole di ritrarre con adesione e verità anche le figure più controverse.

In un momento storico e sociale dove gli integralismi rappresentano un problema con cui ognuno purtroppo deve confrontarsi, Boy Erased si rivela un lungometraggio che osa denunciarne gli abusi dentro istituzioni come le piccole comunità, o addirittura le famiglie. Un piccolo ma importante dramma casalingo scritto, diretto e interpretato con cura. Senz’altro da vedere.

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