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7 cose che forse non sapevate su Siamo Fatti Così

7 cose che forse non sapevate su Siamo Fatti Così

Di DocManhattan

Siamo fatti così – altrimenti noto come Esplorando il corpo umano nella sua lunga vita parallela in edicola – ci ha insegnato tante cose. Ad esempio che il nostro corpo ubbidisce agli ordini di un vecchio saccente interamente coperto da un manto uniforme di barba e capelli bianchi, senza sostanziale distinzione tra gli uni e gli altri (un mostro che tutti chiamano Maestro, non si sa bene di cosa). Ma anche che virus e batteri vengono tenuti sotto controllo dalle manganellate del sistema immunitario e che i linfociti sono dei superpoliziotti a bordo di astronavi che trattano gli schiavizzati globuli rossi con superiorità, in virtù di un sistema lavorativo super-piramidale. Ecco dunque sette cose che forse non sapevate su Siamo fatti così!

1. DOVE C’È BARILLÉ, C’ERA UNA VOLTA
Siamo fatti così, in originale Il était une fois… la Vie, è la terza incarnazione di una serie di cartoni ideati e realizzati dal francese Albert Barillè con il suo studio d’animazione, la Procidis. Il primo si intitolava Il était une fois… l’Homme, raccontava la storia dell’umanità dalla preistoria al futuro, è uscito nel ’78 ed è stato trasmesso in Italia con il titolo C’era una volta l’uomo (con una sigla del mitico Lino Toffolo scritta anche da Pippo Baudo. Giuro). Nell’82 è stata la volta del fantascientifico C’era una volta lo spazio, alias Ai confini dell’universo (Il était une fois… l’Espace), e quindi nell’87 di Siamo fatti così. Cambiavano contesto e ambientazione, ma il tono era sempre didattico e i personaggi erano sempre gli stessi. Perché? Colpa dei giapponesi. Più o meno.

2. COME TEZUKA-SENSEI
Barillè utilizzava in pratica i suoi protagonisti come degli attori, di volta in volta chiamati a interpretare ruoli diversi. Un metodo ideato dal mangaka Osamu Tezuka (Astro Boy, Kimba il leone bianco…) e noto come “Star System”. Pierrot e l’inseparabile compagna Psi/Pti/Mercedes/Kira/altrinomiacaso, ad esempio: astronauti in precedenza, qui bambini e – nello stesso cartone – tenenti linfociti con tute spaziali. O come Birba e Tigna, villain in C’era una volta l’uomo e qui adulti incivili o scolari pluriripetenti, e nel corpo umano virus e batteri vari da far manganellare alla celere dei globuli bianchi.

I nomi, nelle serie di Barillè, sono spesso tutto un tripudio di Pierre, Pierrette e Pierrot. Un’invasione di Pierrot, come neanche ai tempi dell’agghiacciante moda dei cuscinetti con la faccia da clown piangente, che infestavano le case degli anni 80. Solo il Maestro è sempre il Maestro. Tanto lo sanno tutti che quello è un mostro, con o senza antenne.

3. HUBER, POTEVO RIMANERE OFFESO!
La prima versione in italiano di Siamo fatti così è stata… quella svizzera. I 26 episodi del cartone vengono mandati in onda nell’87 dalla Radiotelevisione svizzera di lingua italiana (RSI, che aveva co-prodotto la serie) nel Canton Ticino, con il titolo cortissimo C’era una volta la vita: la favolosa storia del corpo umano. Qui da noi bisogna aspettare l’89, con il primo di innumerevoli passaggi su Italia 1. Se accendete il televisore, facile lo troviate ancora lì, in un qualche slot del palinsesto. A insegnare anche ai bambini di oggi cosa sono i batteri della salmonellosi (essenzialmente dei centauri) e i sali minerali (essenzialmente delle saliere da tavola). E chissà se anche i giovani spettatori del 2018 vengono terrorizzati dalla puntata 22…

4. …E DA UNA ROSA UNA STRIZZA
Quale puntata 22? Quella sulla vaccinazione. Pierrot e Grosso si graffiano con le spine di alcune rose: il primo è vaccinato contro il tetano e non gli succede nulla, il secondo, non vaccinato e privo quindi di anticorpi, si becca un’infezione che lo devasta e rischia di morire, finché in ospedale non gli fanno un’antitetanica e lo bombano di antibiotici per salvarlo. Un episodio entrato nella memoria collettiva di un’intera generazione di italiani e probabilmente ancora oggi in grado, per quanto era agghiacciante visto da ragazzini, di dirimere da solo la questione vax/no vax. O di terrorizzare la gente alla vista di una di quelle subdole rose assassine.

5. MUSICA DA OSCAR
La sigla “Siamo fatti così” è stata scritta dalla solita Alessandra Valeri Manera (testi) e da Massimiliano Pani, e cantata da Cristina D’Avena. Massimiliano Pani è il figlio di Mina e ha scritto per Mediaset anche le sigle di Prendi il mondo e vai, Super Mario e altre serie. Le musiche originali del cartone sono invece opera di Michel Legrand, compositore che con le sue colonne sonore ha vinto DUE Oscar (per Quell’estate del ’42 e Yentl) e ha portato a casa altre tre nomination. Gli arrangiamenti sono invece di Michele Centonze, che tra le altre cose ha scritto la versione italiana dei brani di vari film Disney, come Il cerchio della vita per Spagna. E Gimme Five per Jovanotti.

6. ANATOMIA, PORTAMI VIA
La popolarità di Siamo fatti così è legata in modo osmotico alla collana da edicola, ribattezzata Esplorando il corpo umano, che negli anni ha riempito le case degli italiani di VHS, DVD, volumetti e inquietanti modelli anatomici che ti facevano giocare con il pancreas. La curiosità è che l’ordine degli episodi di questa edizione è diverso da quello televisivo tradizionale: si rispetta infatti la progressione francese. Per una qualche ragione, infatti, qui in Italia quest’ultima è stata stravolta in TV, mandando in onda gli episodi alla rinfusa. Così quelli che in originale sono a buon ragione i primi due episodi, L’origine della vita e La nascita, su Italia 1 sono diventati il 15° e il 16°.

7. GLOBULI ROSSI IN HD
Nel 2016 è stata realizzata una versione rimasterizzata della serie – con video in 16:9 e un nuovo montaggio per la sigla – che ha sostituito la vecchia nella sua rotazione perpetua su Italia 1. L’ordine degli episodi è stavolta quello giusto, tranne per il secondo, che per via del tema – la riproduzione – è stato sbattuto all’ultimo posto, come un pilota di F1 che fa casino al via. Barillè ha portato avanti la sua collana Il était une fois… fino al 2008, con C’era una volta… la Terra e il suo messaggio ecologista, a difesa del pianeta. Se n’è andato pochi mesi dopo, all’età di 89 anni. Una volta, a proposito del giovane pubblico che aveva intrattenuto per trent’anni con i suoi cartoni, disse: “Trattate i bambini come persone, perché capiscono molto di più di quanto gli adulti vorrebbero farci credere”. Dagli torto.

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