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7 cose che forse non sapevate su Carletto il Principe dei Mostri

7 cose che forse non sapevate su Carletto il Principe dei Mostri

Di DocManhattan

Quando è mezzanotte l’orologio fa din-don, ma al posto dei dodici rintocchi oggi andiamo a spulciare sette curiosità sul mondo di Carletto il principe dei mostri. Il figlio del re di Mostrilandia, che si allunga e cambia forma, ma non è un cugino figo e biondo dei Barbapapà. Di Doraemon, però, sì.

1. FUJIKO (NON QUELLA FUJIKO)
Carletto nasce infatti in un manga – pubblicato tra il ’65 e il ’69 e intitolato Kaibutsu-kun, cioè “piccolo mostro” – di Fujiko Fujio, pseudonimo usato dai due mangaka Hiroshi Fujimoto e Motoo Abiko. Tra le loro creazioni più famose, Doraemon appunto (1969), Nino il mio amico ninja (1964) e Superkid (1968). Un sodalizio frutto di una grande amicizia, nata all’inizio degli anni 50, quando i due autori condividevano una stanza di quattro metri quadrati a casa di alcuni parenti di Abiko, a Tokyo, per inseguire il loro sogno di far fumetti.

La coppia artistica si scioglie nell’87, quando i due decidono di portare avanti separatamente le proprie carriere, ma Fujimoto e Abiko restano grandi amici fino alla morte del primo, nel ’96. Il loro gatto robot Doraemon è un’icona moderna del Giappone, è stato nominato ufficialmente nel 2008 AMBASCIATORE (degli anime nel mondo) dal governo di Tokyo, e gli sono stati dedicati TRENTOTTO film.

James Bond, fermo a quota ventisei, può solo accompagnare.

2. QUANDO ERAVAMO REMAKE
Torniamo a Carletto. La serie TV arrivata da noi nell’83 è stata trasmessa in Giappone tra l’80 e l’82… e si tratta del secondo anime dedicato al personaggio. Dal manga dei Fujiko Fujio era già stata tratta infatti una serie in bianco e nero, nel ’68, mai approdata in Italia. Ma anche parte della serie a colori dell’80 è inedita da queste parti. La versione andata in onda prima all’interno di Bim Bum Bam su Italia 1, e poi replicata da varie reti private, copriva infatti solo 52 dei 94 episodi del cartone.

Nel 2009, di Carletto il principe dei mostri è stata realizzata una nuova versione per l’home video, con un nuovo doppiaggio. Seconda edizione che comprendeva finalmente tutto? No. Aggiungeva alcuni episodi ancora inediti a parte di quelli vecchi (parte, mica tutti), col risultato di un gran totale di… 44 episodi su 94. Meno della volta precedente. Fischi dagli spalti.

3. IL BURATTINO E IL LADRO
Carletto de Mostris (in originale Tarō Kaibutsu) è stato doppiato da Massimo Corizza, peraltro, per restare in casa, voce italiana di Guglia/Nobita nella prima versione di Doraemon. Ma anche di Daigo di Gordian, Akira di Devilman, Goku di Dragon Ball e tanto altro. Frank invece da Aldo Barberito, colonna del doppiaggio italiano, voce – per restare ai cartoni – di Fred Flintstone, Ikima di Jeeg, Hydargos di Goldrake… Nostalgia (e angoscia) per il suo Geppetto nell’agghiacciante Le nuove avventure di Pinocchio; sì, l’anime supercreepy in cui il burattino veniva seviziato ogni tre secondi.

Lupo/Wolf aveva la voce di Rodolfo Baldini (il mago Trofonio nel programma Solletico!), il Conte Dracula quella del compianto Roberto del Giudice. Per ormai due generazioni di italiani, per sempre, LA voce di Lupin.

4. SIGLA!
Un attimo, qui è complicato. Dunque. Tutti ricordate le due sigle di Carletto, “Carletto e i mostri” all’inizio (“Sono buono e stritolo, e io bevo il pomodoro…”), “Che paura mi fa” a chiudere. Il punto è che la prima usava le immagini della prima sigla di apertura giapponese, ma la musica della prima sigla di chiusura originale. Anche con “Che paura mi fa” hanno mescolato il materiale originale e… Oh, l’avevo detto che era complicato.

Entrambe le sigle italiane sono state interpretate da I Mostriciattoli, altro nome dei Il Mago, la Fata e la Zucca Bacata, gruppo che si è occupato di sigle televisive tra il ’79 e l’83. Autore anche della sigla di Chobin, il gruppo poteva contare sui testi dello storico paroliere Franco Migliacci. Sessant’anni di carriera, da Nel blu dipinto di blu per Modugno a Morandi, Ambra e Marco Carta, Migliacci ha scritto tantissime sigle di cartoni: Il Grande Mazinga, Blue Noah, Daltanious, Heidi, Lupin (fisarmonica) e all’incirca un altro milione o forse più.

5. L’ALTRO PRINCIPE
Oltre a Carletto, il “Trio dei Mostri” e i due bambini, i fratelli Hiroshi e Sis, nella serie appariva tutta una serie di personaggi, dal Dottor No (doppiato da Carlo Croccolo) al tirannosauro Gaburo. C’era anche Demokin/Demonkid, il principe dei demoni, a cui è stato dedicato uno spin-off a fumetti, Purinsu Demokin. Un altro spin-off riguarda invece Hiroshi e sua sorella. Poi ci sono vari film d’animazione, come Carletto il principe dei mostri – La spada del demone (1982. Arrivato in Italia, sulle reti regionali, attorno all’85)… e una serie TV dal vivo.

6. IL DRAMMATICO DRAMA
Nel 2010 è andato in onda un drama – serie TV live action giapponese – in 10 puntate ispirato a Carletto, poi seguito nel 2011 da un film con lo stesso cast. La particolarità di questo Kaibutsu-kun in carne e ossa, noto anche con il titolo internazionale di Monster, è che a interpretare il protagonista è Satoshi Ōno, il leader degli Arashi.

7. CHI?
Gli Arashi. Il gruppo simbolo del J-pop, fenomeno da 30 milioni di dischi venduti, seconda boy band di maggior successo commerciale in tutta l’Asia, eccetera eccetera. A fare in TV il giovane principe dei mostri con le orecchie a sventola, quel Pierino-mostro troppo alto con il cappellino da pirla e gli arti allungabili, un trentenne idolatrato dalle ragazzine e capocumpa dei Backstreet Boys nipponici. La sigla del drama, “Monster”, ovviamente era cantata dagli stessi Arashi e trasformata in hit ubiqua in tutto l’arcipelago. Only in Giappomeraviglialandia.

Va’ che begli ometti.

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