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Seconda occasione: una gag diventa realtà in Lo squalo 4 – La vendetta (1987)

Seconda occasione: una gag diventa realtà in Lo squalo 4 – La vendetta (1987)

Di Nanni Cobretti

L’ACCUSA: c’era davvero bisogno di tormentare i Brody una quarta volta?

SVOLGIMENTO
La premessa è che Lo squalo, quello originale del ’75 firmato Steven Spielberg, è un filmone incredibile che ovviamente non aveva bisogno di nessun sequel, per cui io in realtà fino a ieri non li avevo mai guardati. Nessuno di loro. Quale occasione migliore quindi di questa rubrica per strapparmi violentemente la curiosità di dosso come una ceretta all’inguine, partendo dritto dall’ultimo e peggiore? Quello che, come pare testimoniare lo 0% su Rotten Tomatoes, non è piaciuto a nessuno? Volevo godermi lo sbalzo di qualità in tutta la sua travolgente potenza.
Ma mi sono comunque informato.
Il secondo uscì nel ’78, diretto da un mestierante come Jeannot Szwarc che in quel caso se la cavò per il rotto della cuffia, ma che più avanti in carriera infilò due flop col botto (La vera storia di Babbo Natale, già su queste pagine, e Supergirl, che non mancherà nei prossimi numeri). La trama dello Squalo 2 era semplice: UN ALTRO squalo arriva ad Amity, e Martin Brody (Roy Scheider) è ancora lì per farlo fuori.
Il terzo arrivò con calma nell’83, accompagnato dalla trovata pubblicitaria del 3D (quello analogico, con gli occhialini rossi e blu) e l’esordio alla regia di Joe Alves, storico production designer di Spielberg in seguito prontamente tornato al suo mestiere originale. Trama: Michael Brody, figlio di Martin cresciuto fino a diventare Dennis Quaid, va a lavorare al SeaWorld di Orlando quando un grosso squalo riesce a infiltrarsi e fare danni e vittime fra gli avventori. Sulla carta va già meglio, ma il risultato venne ridicolizzato un po’ da tutti e se oggi non vi parlo di questo è perché MI RIFIUTO di guardarlo in 2D.
Gli incassi sono comunque accettabili per cui ecco, nel 1987, il quarto film.
Dopo che il capitolo precedente aveva fatto piazza pulita di tutti gli attori del film originale, in questo torna Lorraine Gary, ovvero Ellen Brody, nonostante si fosse ritirata dal cinema nel ‘79 per dedicarsi ai nuovi interessi che il ruolo di moglie del presidente della Universal gli permetteva di perseguire.
Alla regia Joseph Sargent, che nel ‘74 aveva diretto un classico clamoroso come Il colpo della metropolitana (la coincidenza: là c’era Robert Shaw/Quint) ma che aveva passato gran parte degli anni seguenti a sfornare dimenticabili tv-movies, quando i tv-movies erano inesorabilmente roba di seconda/terza fascia e non materiale per il Festival di Venezia.
La trama: per motivi che la sceneggiatura si guarda bene dal spiegare, uno squalo arriva ad Amity e prende specificatamente di mira la famiglia Brody, al punto da seguirli persino in vacanza alle Bahamas.
Titolo: Lo squalo 4 – La vendetta.
Tagline: This time is personal.
Esatto.
Hanno trasformato una gag sarcastica in un sequel serio.

Ora, c’è una cosa che dico sempre, e Lo squalo 4 è un esempio perfetto.
Il budget era di 23 milioni di dollari dell’87: per darvi un paragone, lo stesso anno Robocop ne costò 13.
Eppure il film si configura come una lunga scusa per stirare la durata e mostrare lo squalo il meno possibile, e quando lo mostra è un pupazzone immobile semi-orribile che qualcuno sta spingendo da dietro.
Un’ora e mezzo di uno sceneggiatore che fa acrobazie per riempire il tempo mostrando i Brody in vacanza, la mamma in paranoia dura che fa amicizia con Michael Caine, il figlio che cerca lo squalo di nascosto mentendo alla moglie, Mario Van Peebles per la rappresentanza etnica (dreadlocks, accento calcato), la bambina di cinque anni per fare tenerezza.
In mezzo, saltuari omicidi squaleschi. Uno dei quali è addirittura un sogno, perché bisognava pur mostrare un po’ di masticamenti ogni tanto anche se i personaggi servivano ancora tutti.
Ora: lo so benissimo che anche il primo film mostrava lo squalo il meno possibile, era apertamente il suo gioco, ma sapeva anche come concentrarsi sul resto, costruire personaggi, un’atmosfera, tensione ai massimi livelli.
Qui invece, per colpa sicuramente in buona parte congenita per via dello spunto ridicolo, la tensione sta a zero: in compenso, le scene clou sono girate malissimo, con montaggi calibrati per generare confusione e mostrare il meno possibile la bruttezza del pupazzo e che, in questo loro unico scopo, falliscono pure.
E allora dico: non è molto meglio a questo punto la saga di Sharknado?
Innanzitutto costa 5 milioni del 2017.
Poi è ridicolo sapendo perfettamente di esserlo, nel senso che è apertamente una commedia.
Ma soprattutto: se con un grosso budget sei comunque costretto a trattenere tutte le idee per costruire uno squalo semi-credibile e coordinare due scene d’azione comunque mediocri riempiendo la rimanente ora e un quarto di dialoghi e scenette in famiglia a perditempo, allora non vale la pena di rinunciare in partenza a qualcosa di girato decorosamente e piuttosto riempire tutta l’ora e mezzo di idee, omicidi e scene action come se nulla fosse? Perché devo vedermi un’ora e mezzo di temporeggiamenti fino a un’unica scena clou girata comunque in modo mediocre, quando posso spendere lo stesso tempo a vedere qualcosa di girato sicuramente peggio ma che in compenso offre trovate a valanga una dietro l’altra? Perché devo attendere una vita per vedere Mario Van Peebles masticato al rallentatore con il montaggio che mi nasconde l’attimo in cui cade in bocca allo squalo, quando posso vedermi un film che si apre sulla Casa Bianca invasa da squali volanti, e poi l’azione si sposta nello spazio e poi in Vaticano e poi Tara Reid decolla tipo Iron Man, gli squali volanti si elettrizzano e nuclearizzano e Dolph Lundgren viaggia nel tempo? Come fa la discriminante ad essere “perché gli effetti sono brutti”, quando Lo squalo 4 ha un budget dieci volte superiore (inflazione inclusa) e lo squalo è brutto lo stesso e in compenso per quasi tutta la durata non succede niente di interessante? Guardate un film di squali per vedere gli squali, o li guardate per vedere Michael Caine in vacanza che fa del suo meglio per non vergognarsi? E se proprio ci tenete a vedere Michael Caine in vacanza che fa del suo meglio per non vergognarsi, non è molto meglio a quel punto riguardarsi Sfida tra i ghiacci con Steven Seagal?

Lo squalo 4 è girato da qualcuno abbastanza esperto da non perdere totalmente il controllo della situazione e dare un livello di patinatura minimo sindacale, ma rimane uno script che parte da uno spunto che ammazza all’istante la sospensione dell’incredulità, e lo sviluppa con pigrizia e inerzia in attesa di un’apice che tarda ad arrivare e quando arriva manca clamorosamente il bersaglio.
Alla sua uscita la critica fu impietosa ma gli incassi (30 milioni) fin troppo generosi. Joseph Sargent tornò nel purgatorio dei tv-movies, Lorraine Gary tornò a fare la moglie del presidente della Universal, Michael Caine continuò ad alternare film dignitosi ad altri puramente alimentari, il protagonista Lance Guest (Giochi stellari) ricadde nell’anonimato e, quattro anni dopo, Mario Van Peebles diventò un autore da tenere d’occhio dirigendo un film incazzatissimo come New Jack City. L’anno scorso ha girato USS Indianapolis, un film che narra la stessa storia citata nel famoso monologo di Quint nel primo Squalo.

IL VERDETTO: in vita mia ho visto centinaia di film orribili che partivano da una premessa semi-insalvabile, e Lo squalo 4 – pur includendo momenti di una stupidità abbagliante tipo mamma Brody che fissa l’oceano in preda a premonizioni paranoiche mentre il tappeto sonoro suggerisce uno squalo che “ringhia” – non è tra i peggio girati. Ma forse è persino peggio così: un film talmente inutile che alla gara dei film più inutili di sempre arriva secondo.

COS’HO IMPARATO: che, ad oggi, Sharknado è il miglior film di squali della storia dopo Lo squalo originale di Spielberg.

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