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27 agosto 2018 • 20:00 • Scritto da Andrea Suatoni

Ride – Un esperimento perfettamente riuscito pronto a dettare nuove regole cinematografiche – La Recensione

Il film di Fabio Guaglione e Fabio Resinaro si appresta ad arrivare nei cinema, presentando un progetto innovativo e pronto a conquistare anche il mercato internazionale.
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E’ in arrivo il 6 Settembre in tutti i cinema italiani (ma pronto anche a conquistare i mercati internazionali) RIDE, il nuovo film di Fabio Guaglione e Fabio Resinaro, diretto dall’esordiente Jacopo Rondinelli con protagonisti Lorenzo Richelmy (Marco Polo) e Ludovic Hughes.

Il progetto, salito all’attenzione dei media per il coraggio e l’originalità, si caratterizza per le sue particolari modalità di ripresa: il film infatti è girato interamente tramite telecamere GoPro, che tramite degli efficaci artifici narrativi riempiono la scena (si parla di oltre 20 camere all’unisono) creando un prodotto assolutamente unico e pronto a dettare nuove leggi all’interno del panorama cinematografico non solo italiano – in effetti il film nulla ha da invidiare alle grandi produzioni d’oltreoceano – ma anche internazionale.

Difficile parlare di Ride senza incappare nello spauracchio dello spoiler: il film cambia continuamente genere e modalità di narrazione, spiazzando lo spettatore con una serie di colpi di scena che, livello dopo livello, come in un videogioco, portano i protagonisti a confrontarsi con sfide fisiche e psicologiche sempre più difficili ed inquietanti, sotto l’onnipresente occhio di un minaccioso Grande Fratello.
Max (Richelmy) e Kyle (Hughes) sono due riders acrobatici con problemi economici che sbarcano il lunario postando online le proprie prodezze in bici, praticando Downhill estremo. Una misteriosa organizzazione, la Black Babylon, li sceglie come concorrenti per una ancora più misteriosa gara, il cui premio finale consiste di 250.000 dollari: dopo aver accettato di partecipare, i due si ritroveranno in una inaspettata corsa per la sopravvivenza dove nulla è come sembra ed il pericolo si nasconde dietro ogni angolo, mentre centinaia di telecamere riprendono costantemente e silenziosamente il loro percorso.

Importantissimo il “point of view” del film: grazie allo stratagemma del survival reality, gli attori protagonisti hanno girato per la quasi totalità del film indossando delle GoPro di scena perfettamente integrate nella trama, offrendo uno spettacolo unico in sede di montaggio finale (montaggio rivelatosi ovviamente a livello tecnico difficilissimo e quasi interminabile, ma il cui risultato è ad ogni modo apprezzabilissimo) ma allo stesso tempo costringendo interpreti, regista e troupe ad ingegnarsi in soluzioni tecniche inedite ed interessanti, strumentali alla buona riuscita delle scene.
La pellicola, adrenalinica e velocissima, non lascia spazio a riflessioni “in itinere” (anche grazie ad un comparto musicale d’eccezione), riuscendo a far dimenticare più di una volta allo spettatore le inusuali modalità di ripresa utilizzate, come già affermato talmente integrate nella narrazione da riuscire a creare uno schema naturalissimo e scorrevole; una volta terminata la visione però ci si rende conto facilmente di quanto impegno e quanta cura dei dettagli si nasconda dietro l’opera e del lavoro titanico avvenuto in sede di post-produzione.
A livello tecnico l’esperimento è perfettamente riuscito: se la pellicola riuscirà ad avere il successo che merita, è probabile che potrà vantare numerosi tentativi d’emulazione, definendo un nuovo standard  e forse addirittura facendo da pioniere alla nascita di un nuovo genere.

Notevoli anche le prove dei due protagonisti, Richelmy e Hughes: l’evoluzione dei due personaggi, in una continua girandola di situazioni estreme, costringe i due attori a modificare i toni e la caratterizzazione più volte, portando Max e Kyle alternativamente ad ingaggiare il ruolo di villain o di eroe in vista di un finale difficilmente prevedibile, portandoli di livello in livello – letteralmente – a sprofondare nei meandri di un gioco sempre più complesso e psicologico e portando gli attori allo stesso modo a superare di volta in volta i loro limiti (anche fisici: Richelmy ha confermato di aver compiuto in prima persona la maggior parte delle prodezze viste nel film, dovendo rinunciare necessariamente solo a realizzare le acrobazie più difficoltose ed estreme).

OLTRE IL FILM

Al termine del film non tutte le numerosissime domande che il film pone troveranno risposta: volutamente, Guaglione e Resinaro hanno inserito una serie di “punti ciechi” all’interno dei quali poter sviluppare ed ampliare l‘universo da loro creato con Ride, con la multinazionale Black Babylon in prima linea a caratterizzarlo. Sono già infatti stati previsti un romanzo ed un fumetto, che approfondiranno alcune side-story di determinati personaggi secondari apparsi nella pellicola; allo stesso modo il finale di Ride si apre alla concreta possibilità di un sequel, sia su base lineare (il film non rimane “troncato” a metà, ma intavola una fine dotata di una più che discreta dose di completezza) che antologica (e qui sarebbe davvero da lodare un progetto collegato in modo orizzontale, che risulterebbe però in un azzardo forse fin troppo ampio).

“Fabio&Fabio” hanno voluto creare un universo passibile di raccontare numerose storie, fiduciosi che il pubblico premi Ride ed il loro lodevolissimo lavoro; anche in questo è visibile il carattere fortemente “internazionalista” del film, che si inserisce a pieno titolo in quel filone di progetti orgogliosamente italiani come la saga di Smetto Quando Voglio di Sidney Sibilia o Lo Chiamavano Jeeg Robot di Gabriele Mainetti, sulla base di quei franchise che da anni la fanno ormai da padroni nell’attuale panorama cinematografico, con il Marvel Cinematic Universe in prima linea.

Questa la sinossi ufficiale del film:

Max (Lorenzo Richelmy) e Kyle (Ludovic Hughes) sono due riders acrobatici. Quando ricevono l’invito a partecipare a una misteriosa gara di downhill con in palio 250.000$ accettano senza esitazione per poi scoprire – ormai troppo tardi – di doversi spingere oltre i limiti delle loro possibilità fisiche e psicologiche. Quella che affronteranno sarà così una corsa estrema per la sopravvivenza.

RIDE è una produzione Lucky Red, Mercurious con Tim Vision e con il contributo di Trentino Film Commission. Il film arriverà al cinema a settembre 2018. Per maggiori informazioni potete consultare la pagina Facebook ufficiale del film. #RideOrDie #RideIlFilm

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