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Mile 22 ha il coraggio di essere uno spettacolo adulto, la recensione

Mile 22 ha il coraggio di essere uno spettacolo adulto, la recensione

Di Adriano Ercolani

Dopo aver tentato di coniugare la realtà dei nostri tempi con la forza della messa in scena in due film decisamente riusciti come Deepwater Horizon e Patriots Day – entrambi i lungometraggi avrebbero a nostro avviso meritato maggior considerazione da parte della critica e soprattutto del pubblico – Peter Berg torna alla fiction grazie a un thriller d’azione che vede protagonista ancora una volta Mark Wahlberg, alla sua quarta collaborazione di fila con il regista.

La storia, ambientata in un paese dell’Est Asaitico, vede un gruppo di agenti paramilitari collegati con la CIA, ultra-addestrati e iper-tecnologici, affrontare la loro missione più rischiosa: trasportare al sicuro un agente deciso a disertare e con importanti informazioni riguardanti la sicurezza del proprio Paese. L’originalità dell’ambientazione asiatica regala al film di Berg un’estetica leggermente differente dai soliti prodotti di questo genere, e il regista stesso la sfrutta a dovere con il suo stile di riprese nervoso e realistico, supportato dal solito montaggio sapiente. Mile 22 si dimostra un più che discreto prodotto di intrattenimento il quale sfrutta al meglio la psicologia fortemente contraddittoria del protagonista James Silva, un agente paranoico e sempre sul filo del rasoio, davvero al limite dell’isteria incontrollata. Un personaggio quindi perfetto per consentire a Mark Wahlberg di lavorare sul suo tipo di recitazione maggiormente sopra le righe. Invece di presentarsi come il solito “duro” che riesce sempre a mantenere lucidità sotto il fuoco nemico, Silva appare come un crociato che espone la propria squadra a pericoli eccessivi, pagandone le conseguenze sulla propria pelle. Sotto questo punto di vista Mile 22 segue le gesta del gruppo di protagonisti senza glorificarne eccessivamente le azioni militari, anche perché il film opta per una violenza piuttosto esplicita, visivamente disturbante, precipitando il pubblico in uno spettacolo decisamente adulto e non edulcorato per il pubblico più giovane. Il risultato è un lungometraggio che si muove dentro binari narrativi consolidati e facilmente riconoscibili, ma al tempo stesso si rivela teso e molto ben orchestrato nel ritmo. Peter Berg si conferma cineasta con una visione dell’azione molto solida, a tratti viscerale. Supportato da un cast di supposto dove si distinguono Lauren Cohan, Iko Uwais e John Malkovich, Mark Wahlberg si porta sulle spalle il film fino a una conclusione capace di sorprendere.

In un momento dove molta parte del cinema considerato mainstream pare essere diretto a spettatori più giovani, e quindi “asciugato” di quelle componenti che possono minacciarne la possibilità di raggiungerlo attraverso il divieto ai minori di 17 anni (ormai Hollywood sembra sfornare solo PG-13!), Mile 22 ha invece il coraggio di essere spettacolo adulto, sanguigno, a tratti addirittura acido. Non ci troviamo di certo di fronte a un film che resterà nella storia dell’action-thriller, ma il prezzo del biglietto è ben speso.

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