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Darkest Minds, uno young adult a tinte cupe: la nostra recensione

Darkest Minds, uno young adult a tinte cupe: la nostra recensione

Di Adriano Ercolani

LEGGI ANCHE: La nostra intervista ad Amandla Stenberg per Darkest Minds

Tentare di proporre qualcosa di nuovo agli appassionati di cinema young adult dopo tutti i cloni di Hunger Games apparsi al cinema negli ultimi anni non si presentava certamente come un’operazione facilissima. Più che lavorare su una storia originale, Darkest Minds sceglie invece di concentrarsi sul tono del racconto, e questa si rivela fin dall’inizio la scelta giusta. Il film diretto da Jennifer Yuh Nelson e tratto dal primo capitolo della saga letteraria scritta da Alexandra Bracken possiede un incipit di enorme impatto emotivo, cupissimo e violento, che avvicina l’operazione più alle atmosfere degli horror post-apocalittici che a quelle più soft della fantascienza per teenager. La vicenda della giovane Ruby e degli altri sopravvissuti al virus che ha sterminato i bambini a livello globale viene messa in scena senza alcuna concessione edulcorante: la metafora del rigetto della diversità che il film propone viene esplicitata attraverso momenti di cinema piuttosto duri, che sprofondano Darkest Minds in un’atmosfera disperata. Quando inizia il racconto di fuga e di ricerca di una propria identità per la ragazza e i suoi tre compagni di viaggio, tutti dotati di poteri soprannaturali, ecco che il film acquista un minimo di speranza, senza però scadere nella leggerezza immotivata. La ricerca del luogo mitico dove i protagonisti possono trovare riparo è infatti costellata di momenti drammatici, necessari a Ruby e agli altro per prendere piena coscienza della propria condizione e accettarla come un punto di forza invece che come una maledizione. Il senso di coesione e fratellanza che il piccolo gruppo di fuggiaschi sviluppa scena dopo scena è rappresentato in maniera coerente e credibile, anche quando la sottotrama amorosa incentrata su Ruby e Liam prende il sopravvento. Pur non proponendosi come particolarmente originale, Darkest Minds si rivela però solido nella costruzione, curato nella messa in scena, addirittura spettacolare in un paio di momenti di battaglia. E in un pre-finale serrato torna a ricordarsi di essere un film cupo, desolato, con alcune intuizioni visive che lo avvicinano esplicitamente all’horror.

Per quanto riguarda le interpretazioni del cast, la giovane protagonista Amandla Stenberg, già vista proprio in Hunger Games e in Noi siamo tutto, appare ancora leggermente acerba per un ruolo così drammatico, ma già dimostra di saper sfruttare con perizia una più che discreta presenza scenica. Senza dubbio l’attrice di soli diciannove anni è un volto su cui puntare per il futuro. Accanto a lei merita segnalazione il supporto di un grande caratterista come Bradley Whitford, tornato a lavorare al cinema con costanza e ottimi risultati dopo l’exploit di Get Out.

Darkest Minds possiede il pregio di essere il film che non ti aspetti, non tanto nell’idea o nel racconto quanto nel tono e nell’atmosfera della messa in scena. Se questa è la strada che il cinema young adult percorrerà per raccontare in filigrana le ingiustizie e le contraddizioni che il nostro presente e il prossimo futuro nascondono, forse potremmo aspettarci da questo tipo di prodotti uno spettacolo sempre meno convenzionale. O almeno questa è la nostra speranza…

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