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7 cose che forse non sapevate su POLLON

7 cose che forse non sapevate su POLLON

Di DocManhattan

Quante risate, C’era una volta… Pollon. Quante avventure con Eros, Apollo, quel’assatanato di Zeus e tutto il resto della banda! Che divertimento! Così tanto che il suo autore si è dato all’alcolismo e ha cercato di uccidersi. Mentre tantissima gente, anche nel suo paese, avrebbe voluto vederlo al gabbio. Questo, il talco magico dell’aspirante piccola dea (sospetto già trent’anni fa) e tanto altro, nel… 7 cose che forse non sapevate su Pollon.

1. KAFKA, DOVE SEI?
Ve lo ricordate il narratore di Pollon? Quella specie di insetto dal volto umano e con un pennino in testa? Azuma-Mushi (l’insetto Azuma) era la caricatura del creatore di Pollon, il mangaka Hideo Azuma. Nel ’77, quando inizia a pubblicare su rivista le avventure di Pollon e degli dei dell’Olimpo, Azuma ha ventisette anni e tanti sogni: vuole diventare un autore di manga famoso. I suoi sogni si avvereranno, ma gli distruggeranno la vita. Più volte. Schiacciato dalla mole di lavoro – quella del mangaka è una professione durissima – Azuma si attaccherà alla bottiglia, tenterà il suicidio almeno una volta e sparirà di casa in due occasioni diverse, facendo perdere le proprie tracce per mesi. In un fumetto autobiografico del 2005 (Shissō Nikki, noto anche come Disappareance Diary) racconterà i suoi problemi con l’alcolismo e come la sua vita sia andata a rotoli per i mille problemi derivati. Che si andavano a sommare alla fama di re degli otaku pervertiti…

2. MANGA COMBINA (GROSSI) GUAI
Difficile pensarlo, se si ricorda l’innocenza con cui si guardavano da bambini sia Pollon, sia un altro anime divertentissimo tratto da un altro lavoro di Azuma, Nanà Supergirl (Nanako SOS), ma Azuma viene considerato il padre del lolicon. Sottogenere manga con protagoniste delle bambine, molto amato da una fetta di otaku adulti. Creepy, eh? Poi peggiora. Dai manga di Azuma si è passati a produzioni erotiche, amatoriali e non, con questo tipo di protagoniste: una roba agghiacciante che ha suscitato ovviamente un mare di polemiche e alcuni provvedimenti legislativi in Giappone per evitare storie di questo tipo (adottati però solo negli ultimi anni, con un ritardo mostruoso). Dalle gag innocenti di Eros e Leonetto a qualcosa di inquietantemente prossimo alla pedopornografia. Paura, eh?

3. IL BAZAR DI POLLON, PIENO DI PETALI DI STELLE
La sigla italiana del cartone, Pollon, Pollon combinaguai, era cantata come sappiamo da Cristina D’Avena ed è stata scritta dalla solita Alessandra Valeri Manera e da…  Piero Cassano dei Matia Bazar. Membro del gruppo genovese sin dalla prima formazione e a lungo suo tastierista, Cassano ha composto brani per Eros Ramazzotti, Mina e molti altri cantanti italiani. Ha realizzato anche altre sigle per i cartoni delle reti del Biscione, come Nanà Supergirl, Dolceluna, Ciao, Sabrina e quelle della quarta e quinta stagione di Sailor MoonSailor Moon e il mistero dei sogni e Petali di stelle per Sailor Moon. Questa è invece la sigla originale giapponese.

Se proprio volete dare una svolta nippodisco 80 a questo caldissimo agosto, metti.

4. OLIMPO D’OLTRALPE
Come avvenuto per tanti altri anime, l’Italia è uno dei paesi in cui Pollon ha riscosso maggior successo, a partire dalla sua prima messa in onda nell’84. Un riscontro pari e probabilmente superiore anche a quello avuto nell’arcipelago nipponico tra l’82 e l’83. Il cartone (46 episodi) è stato trasmesso negli anni 80 anche in Spagna – ma solo parzialmente – e in Francia, con il titolo La Petite Olympe et les Dieux. Sì, Pollon (in originale Poron, o Polon), figlia di Apollo, era stata ribattezzata Olympe. Ha molto sensNO.

5. MITOLOGIA LOCALIZZATA
Parlando di adattamenti, Pollon presentava in modo sufficientemente fedele, nei limiti di un cartone per bambini pieno di battute deliziosamente demenziali e di gente che si ribaltava nell’ascoltarle, gli dei dell’Olimpo e i loro tratti caratteriali, oltre a tutta una serie di storie tratte dalla mitologia greca, dagli Argonauti a Piramo e Tisbe. Non mancavano però gli elementi tipicamente giapponesi nella vita quotidiana di questi dei e personaggi mitologici, dal kimono alle scritte in kanji passando per alcuni riferimenti alla religione shintoista.

Nel terzo episodio del cartone, “Uno sposo per Dafne”, Apollo sfoga la sua frustrazione amorosa portando il sole in una caverna e facendo così precipitare il mondo nell’oscurità: è il mito della dea del sole giapponese Amaterasu, che fa altrettanto dopo un diverbio con il dio delle tempeste. Sia quel che sia, alzi la mano chi ha appreso i primi rudimenti in fatto di mitologia greca grazie a questo cartone: ECCOLO!

6. SEMBRA TALCO MA NON È…
…serve a darti l’allegria, se lo mangi o lo respiri, ti dà subito l’allegria! Sì, insomma: era cocaina? Ce lo siamo chiesto tutti, negli anni. E vai a sapere. La polvere magica che ridava allegria e spesso destava un’aggressiva euforia veniva utilizzata negli episodi canticchiando questa canzoncina e subito dopo accompagnando il lancio con la frase “Korokoro Pollon!”, cioè piccola Pollon in giapponese (il titolo originale dell’anime era infatti Ochamegami Monogatari Korokoro Polon, “La storia della piccola dea Pollon”). La polvere magica era un dono del Dr. Cha Cha Cha (in Giappone Dr. Nahaha), scienziato lievemente anacronistico – con camice, capelli rosa e un cha-cha aggiunto a ogni frase – che nel suo laboratorio rifila a Pollon pozioni e intrugli vari. Praticamente il Walter White dell’Olimpo.

7. SÌ, MA COME FINIVA?
Pollon, piccola showgirl amica degli animali, diventa alla fine una dea come desidera, a furia di rompere le balle al nonno Zeus e alla Dea delle Dee? Sì. Dapprima Zeus le dona una moneta per un salvadanaio speciale, per ogni buona azione compiuta, mentre la Dea delle Dee arriva nella seconda parte del cartone e regala a Pollon vari oggetti magici, come il Miracolo Bon Bon. Alla fine si scopre che la Dea delle Dee altri non è che la Dea della Speranza, imprigionata nel vaso di Pandora. Per aver salvato la Terra dai mali usciti dal vaso, la dea cede a Pollon il titolo, rendendola la nuova Dea della Speranza. Perché se finché c’è vita c’è speranza, di vita sull’Olimpo ce n’era un casino. E non solo il sabato sera: bastava dare un po’ d’alcol a Zeus. A volte neanche.

Ma a proposito: perché sua moglie Era indossava delle calze a rete? Ah, non guardate da questa parte.

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