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Grey’s Anatomy: ScreenWeek incontra Giacomo “Andrew DeLuca” Gianniotti!

Grey’s Anatomy: ScreenWeek incontra Giacomo “Andrew DeLuca” Gianniotti!

Di Andrea Suatoni

Da alcuni anni è entrato a far parte del cast della serie regina dei medical drama, Grey’s Anatomy, un dottore di origini italiane: si tratta di Andrew DeLuca, interpretato dall’italo-canadese Giacomo Gianniotti; entrato come guest star nella stagione 11, si è pian piano ritagliato un ruolo regolare, arrivando ad essere incluso nelle stagioni 13 e 14 nel cast fisso dello show. L’attore, in visita a Roma – sua città natale – ha rilasciato un’intervista alla stampa per raccontare la sua esperienza sul set!

Com’è stato entrare in un cast così consolidato dopo 11 anni dall’inizio dello show?

Ero ovviamente molto nervoso, il cast era pieno di persone molto più famose di me ed era facile sentirsi in soggezione; tutti però sono stati molto gentili fin da subito, e la difficoltà più grande che ricordo è stata quella di riuscire a memorizzare i termini medici. E ad ogni errore, si rideva insieme.
James Pickens è stato il primo a farmi sentire a mio agio, tranquillizzandomi e facendomi sentire parte del gruppo.

Grey’s Anatomy è l’unico medical drama che ha avuto un successo paragonabile a E.R. – Medici in prima linea: dal tuo punto di vista, qual’è il segreto di Grey’s Anatomy?

Credo che Shonda abbia avuto l’idea giusta di inserire un grandissimo numero di personaggi femminili incredibilmente forti. Grey’s Anatomy ha un po’ rivoluzionato il ruolo televisivo della donna, ed il pubblico, soprattutto quello femminile, ha premiato lo show proprio per questo motivo.
Inoltre la serie non racconta solamente storie, ma fra le righe inserisce anche idee politiche e tematiche sociali che toccano da vicino i telespettatori.

Grey’s Anatomy in effetti si fa portavoce anche di messaggi politici: ne sposi alcuni in particolare? Soprattutto relativamente all’attuale governo Trump…

Uno dei problemi che più sono sentiti negli Stati Uniti attualmente è quello della brutalità delle forze di polizia sulle persone di colore. Nella stagione 14 abbiamo girato un episodio che parla proprio di questo, del pregiudizio e della discriminazione razziale.
Di settimana in settimana gli showrunner hanno attinto dalla cronaca quotidiana per costruire degli episodi attuali pieni di spunti di riflessione… E nel prossimo anno ciò si sentirà probabilmente ancora di più, proprio “grazie” al governo Trump. Ogni giorno gli americani si stupiscono di quello che Trump riesce a combinare o proporre, ed ogni giorno è peggiore del precedente: ho iniziato a fare un gioco con chiunque incontro, conto i minuti dopo i quali inizieremo a parlare di Trump. Di solito non sono mai più di 2.

Ha mai sentito la voce dei suoi doppiatori italiani? Ha mai pensato di doppiare sé stesso nella versione italiana?

Avevo pensato di farlo all’inizio, ma ci sono delle regole sindacali che giustamente tutelano i doppiatori italiani.
C’è stato almeno un episodio in cui, nella versione originale, parlo in italiano: in Italia per evidenziare il cambio di registro mi hanno trasformato in siciliano, ed in quella scena il mio doppiatore parlava in dialetto.

Trovi che il mercato americano sia più meritocratico di quello italiano?

L’industria televisiva è la stessa in ogni luogo, anche se in effetti a diversi livelli. All’inizio della mia carriera volevo recitare in italiano, facevo il barista a Roma e nel frattempo cercavo di fare qualcosa: il mo primo lavoro è stato per il programma “Medicina Generale”. Ovunque andavo venivo sorpassato da amici e parenti degli addetti ai lavori: non che non sia così anche in America, ma lì è sicuramente più semplice emergere se si è meritevoli.

Com’è stato lavorare con la compatriote Stefania Spampinato nelle scene che avevate insieme?

Stefania interpretava mia sorella, Carina DeLuca; era bellissimo avere qualcuno sul set con cui parlare in italiano. Qualcuno con cui creare una piccola bolla privata senza che nessuno capisse nulla!

Rispetto agli altri tuoi lavori, che differenze hai trovato sul set di Grey’s Anatomy?

Non ho mai avuto un ruolo così importante, e questo mi ha reso personalmente più sicuro sul set, sono io a sentirmi completamente diverso rispetto al passato: i produttori hanno visto qualcosa in me e gliene sono grato.
Inoltre è un set molto frequentato dalle famiglie degli attori: quest’aria di familiarità si respira a pieni polmoni, ed è bellissimo.

Ora che la tua popolarità è aumentata, come vedi la tua futura carriera? Ti piace lavorare in tv o pensi anche al cinema?

Ho iniziato la mia carriera a teatro, la tv è stata uno step successivo quasi casuale. Sono però molto affascinato dal cinema: soprattutto dopo La Grande Bellezza pochi anni fa, che ha fatto riscoprire il cinema italiano all’estero, ho maturato il desiderio di lavorare con registi italiani come Sorrentino o Guadagnino, mi piacerebbe moltissimo lavorare in un film italiano anche soltanto nella ambientazioni.
Inoltre, mi piacerebbe per una volta interpretare un “cattivo”: a causa della mia fisicità e del mio viso ottengo sempre il ruolo del bravo ragazzo…

 

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