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Darkest Minds – ScreenWEEK intervista Amandla Stenberg

Darkest Minds – ScreenWEEK intervista Amandla Stenberg

Di Adriano Ercolani

A soli diciannove anni, Amandla Stenberg può già essere considerata la “reginetta” dello young adult. Dopo aver infatti partecipato al primo Hunger Games, l’attrice di origine californiana è adesso la protagonista assoluta di Darkest Minds, attesissimo adattamento cinematografico del best-seller di Alexandra Bracken. Dal nostro incontro a Los Angeles abbiamo scoperto che Amandla è però molto di più dell’ennesima, nuova starlett da propinare al pubblico giovanile. Impegnata a livello sociale e civile, la Stenberg ha già ben chiaro il percorso che vuole intraprendere dentro l’industria hollywoodiana, e che sarà molto probabilmente scandito dalla volontà di sensibilizzazione riguardo le tematiche più scottanti e contraddittorie del nostro presente. Ecco la nostra folgorante chiacchierata con una giovane attrice che da oggi ammiriamo molto di più…

La protagonista del film, Ruby, acquista forza e consapevolezza nel corso della vicenda. Il suo viaggio di scoperta è qualcosa con cui ha potuto relazionarsi a livello emotivo? Oppure si sente già forte come donna?

Assolutamente no, tutti in un modo o nell’altro devono lavorare su qualcosa che può essere migliorato! Io ad esempio sto cercando di maturare il mio senso di responsabilità, soprattutto nel modo in cui scelgo i progetti a cui lavorare. Voglio formarmi attraverso il mio senso morale, imparando a gestire il lavoro sul set e il materiale che mi propongono. Ogni giorno diventa più complicato, ma ciò mi aiuta a rafforzare le mie convinzioni, mi fa sentire più capace di gestire la mia vita privata e professionale. Penso che questo processo sia qualcosa a cui tutti possono relazionarsi. È un viaggio di scoperta e rafforzamento che anche Ruby percorre nel corso del film, per questo ho voluto rappresentare la sua esperienza, mostrare al pubblico la storia della sua crescita in modo che potesse connettersi con essa.

Il cuore della storia è rappresentato dal rapporto tra Ruby e Liam, una storia fatta di amore, amicizia, voglia di prendersi cura l’una dell’altro. Come ha lavorato con Harris Dickinson per mettere in scena tutto questo?

La maggior parte degli aspetti del rapporto tra i due personaggi li abbiamo sviluppati durante le prove, perché con Harris siamo diventati subito molto amici. Entrare subito in sintonia, capirci a vicenda ha aiutato enormemente il processo lavorativo durante le riprese. Abbiamo potuto esplorare tutti gli elementi del loro rapporto, anche quelli più drammatici o spaventosi, e il poterci fidare l’una dell’altro ci ha permesso di dedicarci con cura anche agli altri aspetti del film. Abbiamo affrontato entrambi Darkest Minds con un enorme senso di responsabilità, volevamo che gli spettatori s’identificassero con i nostri personaggi. Penso che vedendo il film si possa capire il senso di fratellanza che ho sviluppato con Harris, anche oltre l’aspetto romantico.

Che può dire dell’essere stata diretta da Jennifer Yuh Nelson? Una donna dietro la macchina da presa lavora in modo diverso da un uomo?

Sì, le donne esercitano il potere in maniera diversa. Riguarda meno il controllo e il dominio di ogni reparto del set, si tratta invece di far sentire tutti a loro agio, in modo da poter fare ognuno il proprio lavoro al meglio, e sentirsi liberi di sperimentare e proporre nuove idee. Jennifer ha espresso il suo carisma con calma, con la sua voce soffice, e si è fatta seguire dando l’esempio, non imponendosi sugli altri. È un modo di lavorare che richiede enorme equilibro, la ammiro molto come donna e come regista. Ci sono ancora molte battaglie che dobbiamo combattere come donne per imporre la nostra professionalità, e il modo in cui lei affronta questo mondo e il suo mestiere dovrebbe essere fonte di ispirazione.

A proposito di battaglie, qual è stata la più ardua che ha dovuto combattere fino a oggi?

Senza dubbio sui set di alcuni film che ho fatto. Ho dovuto lottare per ottenere una rappresentazione accurata dei miei personaggi, al fine di evitare ritratti sessisti o razzisti. Comprendo quanto sia importante essere in controllo di un organo di comunicazione che milioni di persone possono adoperare. Un momento fondamentale in questo processo di presa di coscienza è stato lavorare sul set del mio prossimo film, The Hate You Give, e lottare per cose che ritengo cruciali: la giusta rappresentazione della brutalità del potere, delle donne di colore e del senso di perdita della protagonista. Non volevo dipingere alcuno stereotipo che sarebbe risultato dannoso.

A proposito di organi di comunicazione di massa, quale è il suo rapporto con i social media?

Mi entusiasma l’idea che la mia generazione possieda l’accesso a un tipo di comunicazione globale, che possa connetterci in ogni parte del mondo per condividere idee e progetti, ma allo stesso tempo tale potere viene troppo spesso usato per tarpare le ali, e molte persone si sentono castrate quando vogliono esprimersi a causa del modo inesatto di usare i social media. È deleterio per il mezzo e soprattutto per il fine comune, che penso sia quello di imporre la propria identità in mezzo alle altre, nel rispetto totale. Mi piacerebbe che la cultura del dialogo e del confronto su internet diventasse meno aggressiva, al momento non vedo l’attività sui social media come totalmente appagante, per me personalmente non è recepita come il miglior modo di esercitare il potere che ho. Al momento sono meno interessata ai social media che ad avere un’interazione reale con le persone. Magari farle sorridere!

C’è una donna che adopera come modello quando pensa al proprio futuro dentro Hollywood?

Rashida Jones. È una mia cara amica, il modo in cui si muove all’interno dell’industria mantenendo la sua opinione e la sua prospettiva incorrotte, e allo spesso tempo si adopera per abbattere la struttura dannosa che Hollywood ha costruito negli anni. Rispetto molto il suo lavoro, e mi ispira come persona.

Fino a oggi ha interpretato film decisamente drammatici. Le piacerebbe provare una commedia o qualche altro genere?

Non so che darei per recitare in una commedia! Anche se non so quanto possa essere efficace, sento di dover ancora imparare molto come attrice, ma vorrei davvero iniziare a diversificare il tipo di progetti nel futuro. Mi piacerebbe anche interpretare qualche sorta di femme fatale, alla maniera delle eroine di Nikita, Kill Bill o film del genere. Non sono particolarmente interessata all’horror, ma mi piace molto la deriva che sta prendendo in quest’ultimo periodo, in cui commenta in qualche modo il nostro presente. Mi riferisco soprattutto a Get Out, davvero un gran film.

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