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Ocean’s 8 guarda alle donne senza limitarsi a metterle in scena, la recensione

Ocean’s 8 guarda alle donne senza limitarsi a metterle in scena, la recensione

Di Adriano Ercolani

L’attesissimo spin-off/sequel della trilogia diretta da Steven Soderbergh che vedeva protagonisti George Clooney, Brad Pitt e Matt Damon con Ocean’s 8 propone una variante sul tema che solo in apparenza potrebbe sembrare una copia al femminile dei film originali: in profondità si tratta di un tipo di spettacolo ben diverso. Realizzare infatti una versione come detto “al femminile” di un genere come l’heist-movie non significa necessariamente farne un film “femminile”, mentre il regista Gary Ross fin dall’inizio tenta di mettere in pratica proprio tale concetto. L’operazione deve comunque muoversi dentro i binari consolidati degli stilemi che hanno fidelizzato gli spettatori alla saga di Danny Ocean, eppure in questo caso ci troviamo di fronte a un’idea di cinema che è coerentemente realizzata e orientata verso il pubblico femminile. Invece di eroine che compiono prodezze spericolate in scene d’azione mainstream, Ocean’s 8 preferisce mettere in scena un gruppo di professioniste che lavora in sintonia e soprattutto secondo le proprie altre doti come ingegno, classe, fascino, competenza nel proprio “lavoro”.

Gary Ross costruisce scena dopo scena un film che nell’evoluzione narrativa si dipana pacato ed elegante, gustoso, da assaporare senza dover per forza essere ingoiato con la fretta del cinema da fast-food, opzione che la Hollywood di oggi continua a proporre con eccessiva abbondanza. Invece dello spettacolo pirotecnico Ocean’s 8 si fa apprezzare in particolar modo per il calore di ambienti e personaggi. Alle varie protagoniste ci si affeziona appunto per il loro essere donne più che per la loro abilità di ladre. Il montaggio morbido sottolinea un ritmo scandito senza fretta, che vuole far entrare il pubblico nel film invece di assalirlo con la forza. Volendo proporre un paragone alcolico, Ocean’s 8 invece di essere un cocktail dai sapori forti è invece un vino bianco raffinato, che deve essere amato un sorso alla volta.

Alla riuscita dell’operazione messa in piedi da Ross contribuisce (poteva essere altrimenti?) un cast di attrici affiatate, variegato e glamour ma non stereotipato. Cate Blanchett e Anne Hathaway lavorano ad esempio su personaggi a cui solitamente non sono abituate, mentre Helena Bonham Carter ripropone al contrario il suo “tipo fisso” con una vitalità rinfrescante. Ogni interprete del gruppo funziona a dovere, ma se dovessimo per forza sceglierne una su tutte allora opteremmo per la dolcissima Sarah Paulson.

Nell’andare a vedere Ocean’s 8 meglio non aspettarsi lo stile magniloquente e stiloso della trilogia di Steven Soderbergh. Questo è un film molto più sommesso, pacato, ammantato di un’atmosfera soffusa e insieme calda. Una variazione sul tema che veramente guarda alle donne invece che limitarsi a metterle in scena.

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