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Seconda Occasione: il super-west di Jonah Hex (2010)

Seconda Occasione: il super-west di Jonah Hex (2010)

Di Nanni Cobretti

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L’ACCUSA: “mai sentito nominare”

SVOLGIMENTO
Josh Brolin, John Malkovich, Michael Fassbender, Michael Shannon. Tra di loro contano in totale sette nomination agli Oscar.
Megan Fox, Wes Bentley, Jeffrey Dean Morgan, Will Arnett, Lance Reddick, Aidan Quinn: facce che, per un motivo o l’altro, hanno saputo guadagnare una nicchia tutta loro nel cuore degli spettatori.
Non lo andreste a vedere di corsa un film con un cast del genere?
Vi aggiungo questo: un genio assoluto ha pensato che la colonna sonora meritava dei pestoni di chitarra seri e consistenti e ha ingaggiato i Mastodon.
Com’è?
Il tema del film: le avventure di un cacciatore di taglie sfregiato nel west non più tanto selvaggio post-guerra civile, tratto da un fumetto di culto della DC tradotto in sceneggiatura da Mark Neveldine & Brian Taylor, che nel 2010 erano freschi di Crank 1 e 2 e sembrava che la salvezza del cinema dovesse passare da loro.
“Sembrava che”: il quadro inizia già a scricchiolare.
Inizialmente dovevano anche dirigerlo, ma spuntano problemi creativi con la Warner, e finiscono per rinunciare pochi mesi prima delle riprese. Un po’ come accadde a Edgar Wright su Ant-Man.
La Warner cerca sostituti in tutta fretta: vola il nome di McG ma alla fine, per qualche motivo, invece che affidarsi al classico manovale economico ma esperto, assume Jimmy Hayward, artista Pixar all’esordio sul live action.
Jimmy è il genio che fa ingaggiare i Mastodon, ma a parte quello apparentemente si rivela un disastro totale.
Disastro quanto?
La Warner – che comunque l’aveva martellato con richieste di attenuare la violenza – finisce per ordinare riscritture e reshoots e affidarli a Francis Lawrence (Io sono leggenda, Hunger Games). Josh Brolin in un’intervista parla di 66 pagine rigirate in 12 giorni, ma probabilmente esagera: fosse vero, sarebbe circa l’85% del film finale. Alla fine nei credits per la sceneggiatura rimane solo il nome di Neveldine & Taylor, così come per la regia viene colpevolizzato il solo Hayward.
Ci sono vari modi di affrontare una situazione che sai avere poche speranze.
Uno è fare come Halle Berry in Catwoman: fare finta di niente e dare il massimo.
Un altro è fare come Bob Hoskins e John Leguizamo in Super Mario: fare finta di niente, ubriacarsi e andare di inerzia.
Un altro è fare come la Warner per Jonah Hex: dichiarare la situazione insalvabile, provare pietà per gli spettatori e ridurre la tortura al minimo indispensabile. Il film viene disintegrato e distribuito in sala in una versione da 81 minuti, lunghi credits finali inclusi: a un passo dal mediometraggio. E non solo: dopo gli incassi deludenti nel primo weekend negli USA (esordio al settimo posto con $5 milioni) decide di accorciare l’agonia nel mercato internazionale e distribuirlo in pochissime copie.

Ma quindi com’è il film?
Grazie per la domanda, non sapevo ti interessasse.
Innanzitutto: già che hai a disposizione un regista di scuola Pixar ma parti con titoli di testa animati grezzi e frettolosi come manco a Cartoon Network la domenica mattina non è un buon segno.
Si potrebbero poi fare paragoni col fumetto, ma il livello di fiducia nel progetto e quindi di interesse nei confronti della fedeltà è settato fermo su “maccosa, il protagonista non ha nessun superpotere??? inventategliene uno”, quindi capite che sarebbe un’inutile perdita di tempo.
Perché sì, Jonah Hex in origine ha sostanzialmente il “potere” di essere stato sfregiato malissimo, e ovviamente quello di essere un gigante in quello che fa (sparare/menare/fare brutto), e ok che siamo in territori weird western in cui vale quasi tutto sovrannaturale incluso, ma per quel che riguarda il protagonista bene o male finisce lì.
Ma anche il mondo dei film incidentati è strano, per cui non solo di colpo gli viene appioppato il superpotere di resuscitare i morti per 5 minuti e costringere loro a dire la verità (geniale stratagemma per coprire i buchi di sceneggiatura), ma alla fine le scene magico-oniriche risultano quelle più interessanti, quelle che di colpo offrono una soluzione visiva che risveglia un attimo dal torpore.
Jonah Hex, in questa sua versione di 75 minuti più end credits, rimane però di base un film a cui interessa solo arrivare al dunque, finire il prima possibile e mandare tutti a casa sperando che nessuno si senta talmente infastidito da lamentarsi sui social.
Gli attori quindi, ovviamente, sono tutti sprecati.
John Malkovich è stato preso perché si mangerebbe la scena anche se lo butti giù dal letto la mattina alle 6, ed è esattamente quello che fa: recita come se l’avessero buttato giù dal letto la mattina alle 6, cercando senza troppa convinzione di farne una cifra stilistica del suo personaggio.
Michael Fassbender all’epoca non era ancora famoso per cui si accontenta del ruolo dello scagnozzo, conscio del fatto che l’unico tratto del suo personaggio è “ha la risata isterica” ma anche di avere, per qualche motivo, più screen time di tanti altri. Altri che, come ho accennato, sono malamente sprecati: facce che vanno e vengono, qualcuno lasciando traccia sulla trama, qualcuno manco su quella.
Spicca Megan Fox: un po’ perché è l’unica donna del cast, un po’ perché è ovvio che non stiamo parlando di Cate Blanchett ma almeno è viva e volenterosa.
Josh Brolin ovviamente non si discute: è il suo film, è un attore solido come una roccia, è fin troppo bello per il ruolo, fa quel che può ma viene sabotato da una messa in scena che procede per inerzia, non trova uno straccio di personalità, perde l’attenzione dello spettatore in tempi record e riesce ad essere pesante e macchinosa persino in versione ultra-sintetica.
E pure i Mastodon risultano blandi e insipidi e si fanno notare solo quando gli si alza il volume durante le sparatorie.

IL VERDETTO: uno di quei casi in cui non capisci perché approvare un progetto in cui era chiaro che non credeva quasi nessuno. Poteva diventare un cult, è stato ridotto a cazzotti ad oggetto generico e inutile che di conseguenza, giustamente, è stato dimenticato da tutti.

COS’HO IMPARATO: in una situazione di emergenza, l’ultima persona che vuoi assumere è quella che dovrà imparare il mestiere sul posto.

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