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16 maggio 2018 • 17:21 • Scritto da Andrea D'Addio

Mandy, la recensione dell’horror con Nicolas Cage “più Nicolas Cage” che si possa immaginare #SWCannes

Heavy metal, horror e tanto altro: sono gli ingredienti di Mandy, il film con Nicolas Cage diretto da Panos Cosmatos. La nostra recensione.
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1983, Red (Nicolas Cage) vive in un’isolata casa in mezzo alla foresta assieme alla sua compagna Mandy (Andrea Riseborough). Di lei si invaghisce un eccentrico santone che ordina ai suoi seguaci di sequestrarla. Il piano funziona, ma non tiene conto della vendetta del fidanzato…

Bastano tre righe per raccontare la trama di Mandy, film che quando è passato al Sundance Film Festival lo scorso gennaio, è stato accolto dalla maggior parte della critica come un piccolo gioiello di cinema horror così denso di citazioni e trovate visive. Sarà, ma per quanto è vero che con alcuni film o ci entri subito in empatia o li rifiuti dall’inizio alla fine, Mandy ci sembra una vera accozzaglia di immagini e suoni senza alcuna base critica o desiderio di approfondimento. All’interno di una già labile struttura narrativa Panos Cosmatos – figlio del celebre George (Tombstone) – butta sequenze splatter ed elementi già visti e fatti, con ben altra qualità, da Clive-Barker, Tobe Hooper, Michele Soavi, David Lynch e tanti altri. Appare come una scarsa giustificazione intellettuale il palese e continuo omaggio all’heavy metal inteso come genere che sta alla musica come l’horror al cinema. Il parallelo, per quanto concettualmente interessante, è credibile dopo avere dimostrato di sapere di cosa si parla, e non buttarlo davanti agli occhi e alle orecchie del pubblico come una male assemblata playlist di una festa di capodanno. E così anche l’ironia dietro alcune scelte risulta grezza, incapace di far sorridere chi non ha deciso fin dall’inizio, per partito preso, che si vuole divertire e starà accanto al suo regista.

Mandy non è comunque tutto da buttare: Nicolas Cage interpreta uno di quei ruoli che si potrebbero definire definitivi: autorizzato a dare libero sfogo a smorfie e grugniti e ad usare ogni tipo di arma che sia nelle sue vicinanze, puntualmente seguite da sardoniche battute alla Cobra (firmato proprio da George Cosmatos), l’attore americano sublima con Mandy tanti altri suoi iconici ruoli del passato e già questo, per alcuni, potrebbe valere una visione, anche direttamente in home video.

Presentato alla Quinzaine des Réalisateurs del Festival di Cannes, Mandy non ha ancora una distribuzione o uscita italiana.

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