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Loro 2, l’epopea di uno “statista” rimasto imbonitore

Loro 2, l’epopea di uno “statista” rimasto imbonitore

Di Lorenzo Pedrazzi

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Riemerso dal dedalo straniante di Loro 1, ora Paolo Sorrentino può focalizzarsi esplicitamente sull’intimità di Silvio Berlusconi, lasciando filtrare tutto il resto – gli scandali, le donne, la politica, il prestigio sociale – attraverso lo sguardo tronfio ed egotista del Cavaliere. Loro 2, in effetti, è una diretta emanazione della prima parte, ma è anche un film piuttosto diverso: stavolta la scena è tutta per “Lui”, mentre “Loro” sono un rumore di fondo che risuona da lontano, oltre i confini di Villa Certosa, come una marea crescente che minaccia di travolgere l’ex Premier.

A ben vedere, Loro 2 è proprio quello che tutti si aspettavano dalla mano di Sorrentino, ovvero un ritratto mirato, ironico e grottesco di Silvio Berlusconi, scevro dalle deviazioni stilistico-narrative del primo capitolo (più sfilacciata e incoerente, certo, ma anche più originale). Nei suoi 100 minuti – che portano la durata complessiva a circa 3 ore e 20 – si consuma la crisi personale del Cavaliere, tra favoritismi, showbiz, festini, compravendita di senatori e il divorzio da Veronica Lario, vero punto di rottura della sua vita privata. La politica ha un ruolo ben più centrale, poiché Berlusconi mette in atto strategie da esperto venditore per recuperare la fiducia degli elettori e tornare al governo, come dimostra l’assurda telefonata a un’anonima casalinga cui l’ex Premier finge di voler appioppare una casa. È qui che Sorrentino trova la chiave giusta per rappresentare il personaggio. Nel crudele dialogo con Mike Bongiorno dopo il suo licenziamento, Berlusconi lo accusa di vivere sempre nel passato, mentre lui ha in testa solo il futuro; ebbene, questa è una fandonia che il Cavaliere racconta a se stesso, poiché la sua intera esistenza è segnata dal medesimo attaccamento morboso ai bei tempi andati. Esposto alla pubblica opinione, Berlusconi dimostra di non essersi mai emancipato dal suo vecchio ruolo di imbonitore, di non aver mai abbandonato quelle navi da crociera dove si esibiva per i passeggeri: al contrario, ha interpretato ogni sua funzione pubblica con la sfacciataggine informale dello showman, tale da suscitare l’imbarazzo dei colleghi. È “finto”, come la maschera di lifting che indossa. Purtroppo, Sorrentino ha spesso bisogno dei dialoghi per evidenziare questi fattori, e il film scivola talvolta in sequenze fin troppo didascaliche, chiaramente finalizzate a coagulare il pensiero comune: nel dialogo con il senatore indeciso e nel confronto finale con Veronica, non a caso, si concentrano tutte le accuse rivolte a Berlusconi in questi anni, come un pratico bigino a uso e consumo del pubblico. Tali schematismi irrigidiscono la narrazione, perché giocano a carte troppo scoperte.

Loro 2, in compenso, funziona meglio quando lavora sui parossismi e sulle sfaccettature del protagonista, come negli intermezzi satirici – figli legittimi di Boris – che dileggiano le produzioni televisive. Anche le scene collettive hanno il pregio di trasmettere il consueto senso di “dispendio” inusitato, dove frotte di cortigiane e cortigiani formano un triste carosello davanti agli occhi del padrone, donandosi al suo sguardo lubrico. Ma il presente sa essere spietato: pur essendo un uomo che – per sua stessa ammissione – non si offende mai, Berlusconi è costretto ad affrontare i limiti dell’età anagrafica, che fanno di lui una patetica macchietta giovanilista. Sorrentino traduce la vetusta forma mentis del Cavaliere nella reificazione dei corpi femminili, messi in scena esclusivamente per la loro giovinezza e avvenenza, proprio come desidera Berlusconi. Eppure, questi teatrini patetici e nauseanti inducono il sorriso, legittimando il nostro senso di superiorità verso la rappresentazione stessa: è tutto estremamente ridicolo, soprattutto se pensiamo che è successo per davvero.

Ne deriva il ritratto di un uomo senza idee, un buffone prestato alla politica che si nasconde dietro un rigido pragmatismo, capace di autocelebrarsi anche quando tenta di varcare i confini del mondo materiale. Significativa la citazione di Dino Buzzati, molto amata dal Cavaliere: “Mentre tu sei ad un cocktail e sfiori giovani schiene di donne, o balli sentendo contro il tuo petto giovani seni, in quel preciso momento, in qualche stanzetta piena di fumo, c’è un giovane che lavora e, magari imprecando, fa quel che dovresti fare tu”. Ovviamente quel giovane – nella sua visione romantica – è lui stesso: un uomo che ha sempre contrapposto la sua “magia del fare” alle ciance della politica, e che sostiene di amare realmente il suo paese, come disse al tempo della sua prima discesa in campo. La sua epopea resta irrisolta (e lo stesso vale per le vicende di Sergio Morra, l’ambizioso magnaccia interpretato da Riccardo Scamarcio), ma è pur vero che una soluzione definitiva non esiste, non l’abbiamo ancora trovata. Ne Il Caimano, Nanni Moretti diceva che Berlusconi «ci ha cambiato la testa» con le sue televisioni, riconoscendo amaramente l’impossibilità di smarcarsi dal berlusconismo, o almeno non in tempi brevi; Loro 2 formalizza questa riflessione in un racconto che non termina mai per davvero, semplicemente perché non è ancora finito. Il lirismo dell’epilogo, fra l’altro, ritorna bruscamente su “Loro”, e sembra indicare che l’immortalità è ben altra cosa: nonostante il suo successo e la sua presa sull’opinione pubblica, nessuno guarderà mai Berlusconi con la deferenza che si riserva agli idoli sacri.

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