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Lazzaro Felice, la recensione del poetico film di Alice Rohrwacher dal Festival di Cannes #SWCannes

Lazzaro Felice, la recensione del poetico film di Alice Rohrwacher dal Festival di Cannes #SWCannes

Di Andrea D'Addio

Salti nel tempo, incoerenze, miracoli, ritorni straordinari, musica e una netta distinzione tra bene e male…un film un po’ bislacco” così Alice Rohrwacher ha definito in conferenza stampa a Cannes il suo Lazzaro Felice. Chiaro che quando si sceglie di chiamare un protagonista come uno dei più celebri personaggi biblici viene normale pensare che si toccherà la spiritualità. Il dubbio diventa certezza se si conosce la filmografia di Alice Rohrwacher, già firma di Corpo celeste, storia di una ragazzina che si appresta a fare la cresima. Qui, quel misticismo, si unisce ad un altro tema caro alla regista toscana, la vita rurale già raccontata in Le meraviglie. Si inizia infatti in una sperduta e non nominata comunità del centro Italia tra Tuscia e Umbria dove una cinquantina di contadini che ancora si considerano schiavi della marchesa di turno. Tra di loro c’è Lazzaro, ragazzo sempre pronto a dare una mano a tutti, anche a chi si approfitta di lui, che siano i suoi familiari o il figlio della proprietaria terriera. La situazione cambia repentinamente dopo che, durante una passeggiata, cade in un dirupo. Quando si risveglia nella sua vecchia casa non c’è più nessuno. L’unica possibilità e provare a superare il vecchio fiume a piedi e dirigersi in città…

Premessa: di Lazzaro felice sarebbe bene leggere poco o nulla prima di andarlo a vedere. Sarebbe un peccato perdersi il piacere della sorpresa, il graduale cambiamento da racconto verista a fiabesco che la Rohrwacher costruisce disseminando, come se fosse un thriller, indizi sempre più rivelatori, ma mai banali. Il suo è un inno a concetti tanto semplici quanto così lontani dalle discussioni quotidiane, l’importanza della terra e di una vita più semplice e la bontà d’animo come collante sociale, che è difficile non rimanerne conquistati. Come una poesia, Lazzaro Felice è composto da immagini e momenti più che da logica e linearità. Lazzaro è un espediente per vedere come gente comune reagisce e si adatta alle bruttezze della vita. Un espediente narrativo che affascina come un viaggio nel tempo. E allora, per quanto non completamente convincente, si può accettare la trasformazione estetica “del marchesino” così come un finale forse montato un po’ di fretta (sembra che il film sia arrivato nella sua versione completa a Cannes solo all’ultimo minuto). Lo sguardo dell’attore, il debuttante Adriano Tardiolo, perfetto viso per rappresentare quel mix di bonarietà e diligenza che compongono il personaggio, trascina ogni scena del film, più o meno che sia. Che si citino, come punti di riferimento, i migliori lavori di Olmi (che la stessa Rohrwacher ha ammesso aver avuto come modello e di essere dispiaciuto di non aver potuto mostrargli la pellicola) o il meno autoriale Un povero ricco di Pasquale Festa Campanile, Lazzaro felice rimane un film coraggioso, dolce, di quelli che fanno bene al cuore.

Presentato in Concorso al Festival di Cannes, Lazzaro Felice  sarà distribuito da 01 nelle sale italiane dal 31 maggio 2018.

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