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Everybody Knows, la recensione del film con Cruz e Bardem che ha aperto il Festival di Cannes #SWCannes

Everybody Knows, la recensione del film con Cruz e Bardem che ha aperto il Festival di Cannes #SWCannes

Di Andrea D'Addio

Laura è una donna spagnola trasferitasi in Argentina che torna con la famiglia nel suo paesino natio per il matrimonio di una delle due sorelle. Tutti pensano che il marito abbia fatto fortuna in Sud America, ma non è così come emerge quando sua figlia Irene viene sequestrata da una banda che chiede 300mila euro di riscatto. Il ricatto dà il via ad una serie di rivelazioni all’interno della famiglia (si capisce così il significato del titolo, Tutti lo sanno) solo latamente legate al ricatto e che affondano le proprie radici nella vecchia storia d’amore tra Irene e l’allora figlio dei domestici, un uomo ora a capo di un’affermata vigna della zona.

Asghar Farhadi ci riprova e dopo avere già mezzo fallito con Il passato (film ambientato in Francia con cast transalpino) porta il suo cinema fatto di lunghi dialoghi e ambienti domestici in Spagna. Lo ha deciso, come lui stesso ha ammesso durante la conferenza stampa del film a Cannes, partendo dai due attori protagonisti, Penélope Cruz e Javier Bardem. Sono loro il fondamento di una sorta di storia a cornici concentriche. Ad uno stadio successivo, intorno a loro c’è la famiglia di lei. Ancora più intorno invece c’è l’intero paesino. Le bugie, palesi o meno che siano, servono per mantenere assieme i pezzi. Questa circolarità nella rappresentazione dei rapporti personali si ritrova anche a livello narrativo: nell’epilogo si intuisce che in futuro, ad essere tenuta apparentemente nascosta, sarà un’altra verità nascosta.

A raccontarla così la struttura del film di Farhadi appare più che mai solida e capace di letture a vario livello. Dato però lo spessore del cineasta (che ha firmato bellissime pellicole come Una separazione e Il cliente) l’assenza di una costruzione graduale dei personaggi di contorno (ma anche di quello della stessa Cruz, che nel finale sembra una donna più che mai cinica ed egoista) nonché l’illogicità di alcuni comportamenti (perché non andare dalla polizia, anche solo dopo che sembra sia tutto finito?) ledono la plausibilità del racconto. Non solo: così come in Il passato, Fahradi non riesce a contestualizzare la sua storia né nel territorio né nel tempo, differentemente quindi da quanto fatto con i due precedenti film citati o in About Elly dove si respirava il desiderio di rappresentare tanto le storie dei suoi personaggi che dell’Iran. Sia chiaro, Everybody knows è fruibile e non annoia, ma lascia poco o nulla dietro. Sulle interpretazioni: la coppia Cruz e Bardem funziona e non funziona. Da una parte è funzionale a fare capire da subito che c’è stato o ci sarà qualcosa tra di loro, dall’altra annulla quasi completamente la figura del personaggio interpretato da Ricardo Darìn, vittima sacrificale di un impossibile confronto fra personalità maschili.

Everybody knows ha aperto il festival di Cannes 2018 e uscirà in Italia in data da definire distribuito da Lucky Red (che è anche co-produttrice).

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