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Bao: la recensione del corto Pixar che accompagnerà l’arrivo in sala de Gli Incredibili 2

Bao: la recensione del corto Pixar che accompagnerà l’arrivo in sala de Gli Incredibili 2

Di Adriano Ercolani

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La storia del nuovo cortometraggio targato Pixar, che accompagnerà in sala Gli Incredibili 2, è ambientata nella comunità asiatica-canadese di Toronto. Come ogni mattina una donna si alza dal letto e subito prepara il pranzo che il marito porterà a lavoro: deliziosi “sream bun” (quelli che chiamiamo ravioli al vapore) di cui è maestra indiscussa. Dopo che l’uomo è uscito, nel silenzio della casa vuota, la donna si appresta ad assaggiare la sua arte quando il bocconcino che sta per ingoiare improvvisamente prende vita, com un neonato. Spinta dal suo istinto materno, la donna inizia ad accudire il piccolo e vederlo crescere giorno dopo giorno. Bao – che in cinese significa appunto “raviolo” ma anche qualcosa a cui si tiene fortemente – racconta con toni gentili ma anche sorprendentemente malinconici questo rapporto traslato tra madre e figlio.

Molte sono le tematiche trattate dal cortometraggio diretto dalla giovane Domee Shi, la quale si è liberamente ispirata alla sua esperienza personale di figlia (unica) di immigrati. Prima di tutto l’autrice ha voluto rendere omaggio alla vitalità coriacea della generazione di donne a cui sua madre appartiene: quella generazione che ama vestirsi in maniera variopinta, che porta costantemente le famose visiere, che fa esercizi nel parco e che soprattutto ha fatto della cucina orientale un’arte sopraffina. I momenti in cui la protagonista prepara la sfoglia e il ripieno degli steam bun sono stati accuratamente resi a livello visivo, cercando la massima veridicità nei colori e nella densità degli impasti. La tradizione della gastronomia cinese è ciò che mantiene la donna legata alla sua cultura, alle sue tradizioni, lei che è ora in qualche modo sradicata da esse. Bao sintetizza però con poesia come le numerose comunità formatesi nelle maggiori città degli Stati Uniti e del Canada si sono strette nel nome della solidarietà, formando tessuti sociali fluidi e funzionali per i singoli individui. Le scene collettive infatti ci mostrano una donna integrata nel suo ambiente, anzi addirittura rinata grazie alla bizzarra maternità che sta vivendo. Ed è questo ovviamente il cuore emotivo di Bao: un ritratto sincero e non scontato di cosa significhi amare i propri figli fino al punto di non sapere come lasciarli andare per il mondo. Sotto questo punto di vista in alcuni momenti il cortometraggio di Domee Shi si rivela addirittura doloroso.

Con precedenti, magnifici lavori come Lava, La Luna e altri titoli, la Pixar ha tentato di esplorare culture e tradizioni lontane da quella americana, e renderle accessibili al pubblico di tutto il mondo tratteggiandole con delicatezza e verità. Bao prosegue tale discorso portandolo addirittura un passo avanti, grazie a un ritratto di donna decisamente non scontato.

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