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21 maggio 2018 • 17:00 • Scritto da Lorenzo Pedrazzi

Agents of S.H.I.E.L.D. – L’epilogo chiude il cerchio, ma la fine è rimandata

L'ultimo episodio della quinta stagione di Agents of S.H.I.E.L.D. ha tutto l'aspetto di un epilogo definitivo, e chiude un cerchio iniziato nella prima stagione. La serie, però, continuerà anche l'anno prossimo.
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This is The End, my only friend.

Citare la canzone dei Doors avrebbe molto più senso se questa fosse veramente la fine, ma l’ultimo episodio di Agents of S.H.I.E.L.D. – intitolato, per l’appunto, The End – è “solo” un finale di stagione, concepito però come il potenziale epilogo dell’intera serie: d’altra parte, il destino dello show è sempre stato in bilico, e quest’anno gli autori hanno avuto davvero l’impressione che fosse arrivata la fine… almeno finché la ABC non ha deciso di ordinare una sesta stagione, ma con meno episodi (13) e una nuova collocazione (estate 2019). Quindi, The End potrebbe rappresentare la fine del vecchio status quo, ma non di Agents of S.H.I.E.L.D. come prodotto televisivo.

ATTENZIONE: CONTIENE SPOILER!

Certo, l’episodio ha tutto quello che ci si aspetterebbe da un “canto del cigno”, e l’intera quinta stagione è stata progettata per chiudere il cerchio della serie. Portando alle estreme conseguenze la sua struttura canonica (dove ogni stagione è composta da archi narrativi che sfociano l’uno nell’altro), lo show semina numerosi riferimenti alla prima stagione, riprendendo alcuni discorsi fondamentali che erano stati lasciati in sospeso. La sorprendente introduzione di Graviton, atteso da cinque anni, è arrivata proprio nella stagione giusta, e con le fattezze di un personaggio insospettabile: quel Talbot (Adrian Pasdar) che nel tempo è stato un antagonista, uno scomodo alleato, un amico e infine di nuovo un avversario della squadra. La sua trasformazione in supervillain ha senso dal punto di vista psicologico, soprattutto se consideriamo le torture cui è stato sottoposto dall’Hydra per sei mesi, subito dopo il risveglio dal coma. Sfruttare Infinity War e la minaccia di Thanos per alimentare le sue motivazioni è una mossa astuta, ma chi sperava in un legame più stretto con il blockbuster della Marvel è rimasto deluso: The End si conclude prima che il Folle Titano schiocchi le dita, quindi i protagonisti non ne subiscono le conseguenze. A ben vedere, non ci si poteva aspettare niente di più. Gli autori di Agents of S.H.I.E.L.D. probabilmente non conoscevano nemmeno il finale di Infinity War quando hanno scritto la puntata, e le implicazioni di quel gesto, nello show, sarebbero state fin troppo complicate, sul piano logistico come su quello narrativo. In tal modo, pur essendo legata al Marvel Cinematic Universe, la serie conferma la sua indipendenza di fronte ai grandi eventi di questo universo, dove le macrotrame possono tranquillamente coesistere in parallelo, come nei fumetti.

Peccato che Graviton sia arrivato un po’ troppo tardi, e abbia avuto solo tre puntate per esprimersi nel suo potenziale; un supercriminale del genere meritava un ruolo da big bad per almeno metà stagione, soprattutto se consideriamo che la sua genesi fu anticipata già nei primissimi episodi della serie. Di conseguenza, anche sul piano spettacolare il personaggio rimane inespresso: lo scontro finale con Quake (Chloe Bennet) è carico di promesse, ma si risolve in modo abbastanza sbrigativo, e qui entrano in gioco anche gli ovvi limiti di budget. C’è da dire, però, che l’interesse principale degli showrunner non era certo l’azione, bensì la chiusura emotiva. Oltre al Gravitonium, la quinta stagione ha riportato in primo piano la resurrezione di Coulson (Clark Gregg), e la sua morte imminente serve davvero a chiudere un cerchio: la serie era iniziata con il suo ritorno in vita, e ora termina – in modo non definitivo – con il suo annunciato decesso. Lo stesso Joss Whedon, scherzando, aveva detto che Agents of S.H.I.E.L.D. era solo un sogno, una fantasia irreale, e che quindi Coulson era morto per davvero; ebbene, l’epilogo di The End “disfa” la sua rinascita, e riporta ogni cosa al grado zero. Come in un loop, l’arco esistenziale dell’ex Direttore finisce a Tahiti, ma stavolta è quella vera, affiancato per i suoi ultimi giorni dall’amata May (Ming-na Wen), mentre la nuova generazione dello S.H.I.E.L.D. si allontana sullo Zephyr. Ma sarà davvero la fine? Possiamo star certi che Coulson tornerà nella sesta stagione, ma è troppo presto per dire se il suo destino sarà nuovamente riscritto.

Per quanto riguarda gli altri membri della squadra, l’unica morte “a schermo” è stata quella di Fitz (Iain De Caestecker), ucciso da un detrito mentre fuggiva dall’astronave aliena dove si trovavano Mack (Henry Simmons), la piccola Robin e sua madre. Se vogliamo dar retta a un’ipocrisia tipicamente americana, il decesso del giovane scienziato suona come la classica “punizione divina”: l’ambiguità morale che Fitz ha dimostrato in tempi recenti, sia nel Framework sia nel Faro, doveva essere punita in qualche modo, e gli autori non hanno avuto pietà. Al contempo, però, c’è un’altra ragione dietro al suo sacrificio: all’interno del gruppo, Fitz era infatti l’unico personaggio facilmente “recuperabile” per la prossima stagione, dato che il suo corpo si trova ancora in animazione sospesa attorno a Giove (con tutti i paradossi temporali che ne conseguono). Parte della sesta stagione potrebbe essere dedicata al suo salvataggio, unica vera trama lasciata in sospeso da questo finale. Per il resto, è un bene che Daisy lasci il comando dell’agenzia a Mack, molto più portato di lei ad assumere il peso di quel ruolo: l’eroina è sempre stata più convincente come “braccio armato” che come leader della squadra, essendo priva di carisma e di fermezza decisionale.

Qualunque cosa riservi il futuro, l’epilogo della quinta stagione ci consegna una serie che ha il merito di non arrendersi mai, e che cerca perennemente di reinventarsi per sostenere le sfide di un genere sempre più affollato, sempre più impegnativo e concorrenziale. Questa “fine”, insomma, è un nuovo inizio: Agents of S.H.I.E.L.D. abbandona il suo vecchio formato stagionale e si proietta verso l’orizzonte delle miniserie, forse più confacente alla sua natura. Per scoprire se sarà una rivoluzione – o, malauguratamente, un fuoco di paglia – dovremo attendere l’estate del 2019, quando la minaccia di Thanos sarà stata ormai archiviata, e il Marvel Cinematic Universe comincerà a svelare la sua misteriosa Fase 4.

Voto: ★★★ 1/2

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