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05 aprile 2018 • 14:34 • Scritto da Adriano Ercolani

Tuo, Simon è un inno alla libertà di espressione, la recensione

In un momento in cui il cinema di evasione, soprattutto quello destinato ad adolescenti e più giovani, sembra votato alla ricerca della spensieratezza e del disimpegno, ecco un prodotto che invece naviga controcorrente e si pone come un esempio che speriamo venga seguito al più presto.
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In un momento in cui il cinema di evasione, soprattutto quello destinato ad adolescenti e più giovani, sembra votato alla ricerca della spensieratezza e del disimpegno, ecco un prodotto che invece naviga controcorrente e si pone come un esempio che speriamo venga seguito al più presto.

Tuo, Simon diretto da Greg Berlanti (Tre all’improvviso) racconta di un adolescente che non riesce a dichiarare la propria omosessualità, nascondendola a tutti e conseguentemente soffrendone. L’ambientazione è quella classica delle commedie liceali americane, così come la presentazione delle varie psicologie rappresentate dai ragazzi protagonisti. Dentro lo schema dunque collaudato di questo filone però Tuo, Simon propone delle varianti che non si limitano al tema principale. Prima di tutto il tono è esplicitamente votato alla delicatezza dell’esposizione, anche in momenti in cui la sceneggiatura affronta temi più delicati. Durante lo sviluppo della trama principale infatti vengono esposti anche altri problemi del tutto contemporanei con cui i giovani studenti devono confrontarsi: cyber-bullismo, discriminazione, razzismo e sessismo sono messi in scena in maniera tale che il pubblico più giovane possa capire che possono essere superati con il dialogo, la comprensione e soprattutto l’apertura mentale nei confronti di chi è diverso e classificabile come “minoranza”.

Tuo, Simon non ha paura di puntare fino in fondo sui buoni sentimenti, eppure riesce quasi sempre a evitare di diventare didascalico. Ciò succede perché lo sviluppo narrativo risulta ottimamente cadenzato, e la progressione emotiva del personaggio principale si rivela efficace e credibile. In alcuni ruoli di supporto poi si può riscontrare anche una certa originalità nella caratterizzazione, come ad esempio quella del padre decisamente emotivo e cedevole alle lacrime, discretamente interpretato da Josh Duhamel. La forza principale di Tuo, Simon sta comunque nel giovane protagonista Nick Robinson, capace di lavorare su una psicologia così difficile da cesellare e caricarla di grazia, pudore, gentilezza d’animo. Il racconto di “coming of age” di questo ritratto dolcissimo è poi accompagnata da amici di contorno credibili e altrettanto degni di attenzione, soprattutto la timida Leah interpretata dal Katherine Langford.

Alcuni potranno trovare una certa retorica in ciò che Tuo, Simon ha scelto di raccontare. Onestamente poco importa. Quello che invece deve essere sottolineato è lo spirito con cui Greg Berlanti ha realizzato un film complesso da maneggiare, e che alla fine diventa un’ottima lezione di tolleranza e compassione, un inno alla libertà di espressione. E con un finale che, a prescindere dalla sessualità delle figure messe in scena, è il più romantico visto sul grande schermo da molto tempo a questa parte. Ben fatto Simon!

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