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19 aprile 2018 • 12:30 • Scritto da Marco Nucci

THE PLAYLIST: Non parlare di The Terror se non hai visto questi film!

Volete prepararvi al meglio per affrontare i film in sala e le serie in tv? Marco Nucci, pescando dagli albori del cinema a oggi, vi propone un percorso tematico, diretto o collaterale, per inserire le visioni di oggi all'interno di un quadro più ampio. Per farla semplice, una playlist! Cominciamo con The Terror.
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Bentrovati, amici di ScreenWEEK.it. Inizio con una domanda fondamentale: vi piace la paura?

Se la risposta è sì, e quindi amate trascorrere le vostre serate in casa attanagliati in una morsa di terrore, è senz’altro possibile che abbiate già sentito parlare di The Terror, il nuovissimo serial statunitense basato sul romanzo di Dan Simmons “La scomparsa dell’Erebus”. Se così non fosse, ve ne consiglio vivamente la visione: The Terror, ambientata tra il 1846 e il 1850, racconta l’inquietante vicenda di due navi della marina britannica (l’Erebus e il Terror) che, tentando di circumnavigare il globo terrestre attraverso il polo nord, si ritrovano imprigionate tra i ghiacci, in balia del freddo, della malattia e di oscure forze ancestrali che paiono nascondersi tra le calotte artiche. La serie, immersa in un clima cupo e disperato, è un compendio del meglio della letteratura marinaresca e di quella orrorifica: quello che ne deriva è un horror ancestrale e senza speranza, che in certi passaggi ricorda da vicino le pagine più visionarie del “Gordon Pym” di Edgar Allan Poe. The Terror, per raccontare la sua storia, se la prende comoda: gli eventi sono dosati con il contagocce, la regia è ordinata quanto priva di guizzi, il ritmo è compassato, anzi, lento, come se anche lui fosse stato raggelato dal ghiaccio artico. Perché dunque si tratta di un prodotto tanto riuscito? Le risposte, per chi scrive, sono due. La prima è da ricercare nei personaggi, scritti benissimo, sfaccettati quanto basta e interpretati da un cast in stato di grazia (su cui svetta un immenso Jared Harris, l’umanissimo Francis Crozier). La seconda è legata all’atmosfera, tanto sordida e disperata che finirete per sentire il puzzo di cibo guasto, e il freddo che vi entra nelle ossa. Addirittura, il ritmo a bassi giri contribuisce ad aumentare il fascino dell’insieme, conferendo alla narrazione una nota ipnotica, il passo pigro degli incubi più rarefatti. E a visione ultimata vi dispiacerà non poter passare un’altra ora a bordo di quelle navi maledette. Mica male, no? Pane per i vostri denti, se è vero che siete dei temerari! Comunque, non sono qui per magnificare la bontà di un prodotto che, con la sua sapiente commistione tra il racconto marinaresco e l’allucinazione lovecraftiana, saprà spaventarvi e avvincervi senza bisogno del mio aiuto.

Quello che farò è consigliarvi cinque film che vi preparino ad affrontare la visione di The Terror con il giusto piglio: visioni collaterali, non per forza collegate alla serie della AMC per trama o atmosfere, ma in qualche modo inerenti alle tematiche in ballo.
Cominciamo!

PRIGIONIERI DELL’OCEANO (1944, Alfred Hitchcock)

Ancor prima che di un film, si tratta di una scommessa di regia: infatti, l’intera pellicola si svolge in un’unica unità di luogo. Otto personaggi, dopo che la nave su cui viaggiavano è stata affondata da un sottomarino tedesco, si rifugiano su una scialuppa, ritrovandosi, per l’appunto, prigionieri dell’oceano. Non ci sono altre ambientazioni, oltre alla barchetta, e capirete che per mantenere alta la tensione in una scenografia tanto angusta è necessario il tocco di un Maestro: chi meglio di Alfred Hitchcock, per affrontare una simile impresa? Il regista lavora sul montaggio, sui movimenti di camera, concentrandosi sui personaggi e il continuo ribaltamento dei loro rapporti, e arricchendo il tutto con gustose invenzioni visive: una su tutte, lo spassoso espediente che “Hitch” utilizza per compiere il suo abituale cameo, apparendo sulla pagina di un giornale abbandonato sulla superficie dell’acqua.
Siamo lontanissimi dalle atmosfere di The Terror, visto che Prigionieri dell’oceano non è che un dramma da camera mascherato da thriller marinaresco. Tuttavia, i due racconti concordano su un fatto: l’oceano può diventare una trappola, forse la più crudele di tutte.

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AGUIRRE, FURORE DI DIO (1971, Werner Herzog)

Abbandoniamo gli sconfinati orizzonti oceanici per affacciarci sul Rio delle Amazzoni. È infatti sul corso d’acqua sudamericano che si consuma la vicenda del folle Lope de Aguirre che, alla guida di un manipolo di conquistadores, si mette alla ricerca della leggendaria città di El Dorado. Il film segna l’inizio della collaborazione tra Herzog e il suo attore feticcio, il mefistofelico Klaus Kinski, e si tratta con ogni probabilità del primo, grande capolavoro del regista tedesco. Quello di Aguirre è una viaggio senza speranza, il delirio di onnipotenza (tipicamente herzogiano) di un uomo che ha perso il senno: un racconto sempre in bilico tra metafora e allucinazione, tra il grottesco e l’estatico, tra l’incubo e la veglia, con le spettrali musiche dei Popol Vuh a fare da funereo controcanto a una spedizione diretta verso il nulla.
Il film di Herzog, come d’altronde “The Terror, trasmette un’angosciante senso di ineluttabilità: capiamo fin da subito che la missione è destinata al totale fallimento, e ben presto il racconto travalica i confini di genere per farsi metafora esistenziale sulla sconfitta dell’uomo di fronte agli strali del destino e della natura.

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IL SEME DELLA FOLLIA (1995, John Carpenter)

Riabbracciamo la terraferma, che tanto la paura non teme le risacche, e parliamo di Il seme della follia, spassionato omaggio di John Carpenter all’immaginario di Howard Phillips Lovecraft. Trama: l’investigatore privato John Trent (un allucinato e grandioso Sam Neill) viene ingaggiato per ritrovare il celebre scrittore horror Sutter Cane, che pare scomparso nel nulla. Trent, indagando, comincia a sospettare che la sparizione non sia che una trovata pubblicitaria per accompagnare il lancio dell’ultimo libro del romanziere, “In the mouth of madness” (vi ricorda niente?). Non indugio nell’intreccio, visto che ben presto il racconto si sfalda per lasciare spazio alla metanarrazione e ai lampi onirici. Il seme della follia, infatti, è un ottovolante di invenzioni visive, un calderone di incubi, che segue il linguaggio del sogno per trasportare lo spettatore verso una riflessione sull’immenso (e talvolta spaventoso) potere della scrittura. Le scene da antologia si sprecano, il terrore è palpabile, e così il divertimento per chi guarda.
Cosa condivide il film con The Terror? Ma Lovecraft, naturalmente! Entrambe le opere, infatti, vanno ad attingere dall’immaginario dello scrittore di Providence. Dove Carpenter orchestra un tourbillon metalinguistico di suggestione lovecraftiane, la serie (fedele al romanzo di Simmons) affronta la materia in modo più immersivo, attingendo buona parte delle sue atmosfere da “Alle montagne della follia”, uno dei più celebri racconti dello scrittore statunitense.

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ALIEN (1979, Ridley Scott)

Un equipaggio sperduto in uno luogo desolato, una missione da compiere, una creatura dalle fattezze mostruose, un racconto di genere che si fa metafora esistenziale. Sono gli ingredienti di The Terror, ma anche di quel capolavoro seminale che è Alien, da cui la serie americana attinge a piene mani, e non solo per quanto riguarda gli elementi narrativi, ma anche sul piano della messa in scena: infatti, anche il ritmo ieratico, la scelta di mostrare la creatura il meno possibile e l’utilizzo visivo degli spazi vuoti vengono in buona parte dal film di Scott. The Terror, in qualche modo, potrebbe esserne un remake “terrestre”. Ci sono differenze, è chiaro, ma se avete amato l’atmosfera mortifera che pervade la pellicola del 1979, allora apprezzerete anche l’adattamento da Simmons. Ovviamente, è difficile che nel 2018 non abbiate ancora visto Alien (lo avete fatto, vero?): tuttavia, vi consiglio una seconda (o terza, o quarta) visione, che dai grandi film c’è sempre da imparare qualcosa.

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STALKER (1979, Andrej Tarkovskij)

L’idea che la Terra ospiti un territorio inesplorato (e pericolosissimo), all’interno del quale i confini tra realtà e allucinazione si confondono, è stata recentemente alla base del film Neftlix Annientamento (di Alex Garland), tratto dal romanzo omonimo di Jeff VandeerMer. Il film, esattamente come il libro, presenta (senza volerlo nascondere) un pesante debito nei confronti di Stalker, pietra miliare del cinema russo e della narrativa di fantascienza tutta. Il film di Tarkovskij racconta la storia di due personaggi (lo “Scrittore” e il “Professore”) in missione all’interno della “zona”, territorio in cui le leggi fisiche si sono alterate senza motivo apparente. Cosa si nasconde dietro al mistero? Il finale non dà risposte nette, ponendo semmai nuove domande, e traghetta il film verso derive filosofiche, dove le lande desolate della “zona” diventano paesaggio metafisico, perfetto teatro del subconscio.
The Terror, con la sua ambientazione desolata (che pare di un altro pianeta), riesce dove Annientamento ha fallito: trasfigurare la scenografia in paesaggio mentale, in riflesso della psicologia dei personaggi, e annullare così lo spazio e il tempo, aprendo le porte di un mondo ancestrale e metaforico, nascosto in qualche congelato anfratto del nostro pianeta.

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Vi siete segnati i titoli, cari lettori di ScreenWeek?
Una volta visti tutti i film elencati, sarete pronti a salpare verso gli innominabili orrori del polo artico, armati di nient’altro che del vostro telecomando (o mouse, o trackpad, o touch screen).
Ci aggiorniamo presto, con la prossima playlist.
Che il terrore sia con voi!

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