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THE DOC(MANHATTAN) IS IN – WESTWORLD È TORNATO, PER RIEMPIRVI DI DUBBI (E UOMINI NUDI)

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Di DocManhattan

Ci sono poche cose che, personalmente, attendevo più del ritorno di Westworld (da noi Westworld – Dove tutto è concesso, come in qualche vecchia gag tv di Guzzanti). Forse solo i mondiali di calcio e… ah, già. Come non detto. Ci aveva lasciati nel dicembre del 2016, la serie HBO dei coniugi Nolan, tutti galvanizzati per le sorprese di una trama mai banale, per le sue cover al pianoforte automatico, per il suo MacGuffin chiamato Wyatt e, sostanzialmente, perché era dai tempi di Battlestar Galactica che non si vedeva una vecchia IP ripresa e modernizzata in modo così convincente. Volevo, come tutti, una nuova dose di questo western fantascientifico, volevo altri personaggi scalciaculi come Maeve, Hector e quella tizia bionda tatuata con il Winchester, volevo nuovi misteri e sottotrame, cercando di tener buona e zitta quella parte di cervello impicciona che mi ricordava che non era possibile questo, non era possibile quello. Al diavolo, è un telefilm sci-fi con degli androidi che sembrano di carne e ossa (anche se hanno una lampadina al centro del cranio), fatti gli affari tuoi: ti piacciono pure i Kamen Rider, di cosa ti lamenti. Bene, per la gioia di grandi e grandi – i piccini meglio lasciarli a letto, visto il tasso di violenza e nudi frontali per garantire la pensione all’omino HBO® – Westworld è tornato. Con un primo, lunghissimo episodio della seconda stagione, ché già solo il riassunto delle puntate precedenti è tipo un cortometraggio…

Aveva lasciato tanto, davvero tanto in sospeso, il finale della stagione 1 , sul quale diremo il minimo indispensabile, così, se non avete mai visto Westworld, fate a tempo a non farvi più del male e a colmare questa lacuna (sono solo 10 episodi, mollate un attimo gli aggiornamenti via Facebook su cosa sta mangiando vostra cugina in Australia ed è fatta). Così tanto che di alcune sottotrame non avevo praticamente più memoria. Ma basta poco, cioè sciropparsi il riassuntone iniziale, per tornare nel mood. Ma sono bastati pochi minuti anche perché mi iniziassi a domandare, tutto d’un tratto, se dopo un finale come quello della Stagione 1 sia davvero giusto andare avanti, vedere cosa viene dopo, col rischio di restarne deluso. Fingiamo un attimo tutti insieme – vi va? – che le serie TV non siano macchine da soldi come tutto il resto, per le quali sarebbe un suicidio economico fermarsi dopo una prima stagione di successo. Fingiamo insomma che fosse possibile farlo davvero, volendolo: appendere un cartello Fine e lasciare tutti così. L’avreste accettato? Vi sarebbe bastato scoprire quello che il finale della stagione 1 svela, chiudere il sipario con quel bagno di sangue, quel colpo di scena che fa seguito a quel colpo di pistola, quando la bionda protagonista se la prende con un anziano? Magari sarebbe stato un po’ frustante per qualcuno, d’accordo, ma l’avrei trovato intrigante: fai vedere come si appicca l’incendio, poi che ognuno immagini cosa prende fuoco dopo. E non lo scrivo solo perché adoro i finali aperti. Ma no, non ci si poteva fermare: cosa viene dopo, allora? Per ora, non molto.

Non si giudica una stagione di dieci puntate dalla prima, va bene. E c’era da riannodare i fili a spasso nella memoria degli spettatori da 16 mesi, giusto. Ma la scoperta delle origini del parco, delle motivazioni dei suoi due creatori, del passato (e futuro) dei personaggi erano il grande motore della prima stagione. Ora di quei personaggi sappiamo tanto, se non tutto. Sappiamo in buona sostanza cosa è reale e cosa non lo è, almeno fino a prova contraria (ho una scommessa in ballo, al riguardo…). Tornare a giocare con i piani temporali, come succede in questo primo episodio, estendere il campo, buttarci dentro un altro po’ di macchinazioni, complotti da corporation malvagia, giochi di potere e paramilitari con gli occhialoni scuri da contractor avrà lo stesso appeal? Lo scopriremo presto, ho idea, tra l’inquadratura di un pene e l’altra. Non che questo primo episodio mi abbia annoiato, nonostante un po’ di tempi morti, ma aveva delle aspettative enormi, primati inferociti al galoppo nella grande prateria del Ma quando ricomincia? a cui far fronte. E ora non so se sarà più così interessante il personaggio di Ed Harris, adesso che ha un nome, un passato e una faccia da bamboccione da sovrapporgli. Se seguire quel povero Cristo di Teddy, nei nuovi panni di Grillo Parlante servo della gleba, avrà un senso. Se la Dolores Terminator dei trailer, qui ancora più Terminator, avrà una qualche altra evoluzione o buona lì, indipendentemente da quanto lontano la porterà aver visto tutte le stagioni di Spartacus. E soprattutto se Maeve (Thandie Newton) continuerà a comandare tutti a bacchetta anche quando è totalmente improbabile che nessuno si ribellKAMEN RIDER! Ok, ok…

Insomma, è la solita vecchia storia della compulsione al consumo di nuove e mirabolanti avventure in degli immaginari in cui non siamo del tutto sicuri di voler tornare, alla fine dei conti. Prendi un giocattolo bello e complicato e provi a divertirtici in qualche altro modo dopo che ti hanno spiegato il trucco. Non è impossibile, ma è molto difficile. Fortuna che ad evitarti la depressione e a lasciarti sperare in qualche sviluppo quanto meno piacevole nello show dei coniugi Nolan ci hanno pensato quell’animale totalmente fuori posto e quella grande zuppa finale nel mare, appena piazzato lì da un processo di terraformazione così rapido che in mano ai tipi di Delos Marte lo colonizzavamo in cinque giorni (oh, forse in quel mondo è esattamente quello che è successo). Magari quella certa bestiola lì in trasferta dall’India – come quegli altri, ehr, tipi di residenti attesi per la serie e intravisti alla fine della prima stagione – riserverà grandi sorprese. O magari è solo un altro orso polare di Lost, vallo a sapere.

Ah, Delos ha chiaramente a cuore la salute dei suoi dipendenti quanto la Megaditta di Fantozzi.

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