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17 aprile 2018 • 16:00 • Scritto da Nanni Cobretti

Seconda Occasione: quanti bei colori in Crimson Peak (2015)

La storia è piena di film che, all’epoca della loro uscita, furono universalmente bocciati dal pubblico o stroncati dalla critica. Nanni Cobretti è qui per dare loro un’altra possibilità, e scoprire come andarono realmente le cose.
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L’ACCUSA: “Volevo vedere un horror di fantasmi, non Cime tempestose

SVOLGIMENTO
Le coordinate per capire buona parte della ricezione di Crimson Peak riguardano Guillermo Del Toro.
Guillermo Del Toro è un regista messicano che negli anni si è guadagnato un forte seguito e una schiera di fans agguerriti, e che praticamente da subito dimostrò talento e personalità tali da alternare film personali in Messico e film di cassetta a Hollywood. L’esordio Cronos immediatamente seguito da Mimic, La spina del diavolo seguito da Blade 2 e Hellboy, e infine il grande successo del Labirinto del fauno seguito da tutto il resto. Che sarebbe poi Hellboy 2, Pacific Rim, questo e il fresco vincitore di Oscar, La forma dell’acqua. Non sono tantissimi, ora che li conto. Dieci. Dieci in 25 anni di carriera.
Il punto è: Guillermo Del Toro è uno di quegli artisti sempre occupato a fare qualcosa: film, serie tv, videogiochi, libri. Se non dirige produce, se non produce scrive, se non scrive progetta, ma il suo nome gira costantemente impazzito su tutti i periodici dedicati, per un motivo o l’altro.
E come se non bastasse la roba che fa, c’è la roba che NON fa.
C’è un’intera pagina di Wikipedia dedicata ai film che Guillermo Del Toro NON ha fatto, ma che ha almeno iniziato. In questo momento ce n’è ventisei, contro i dieci finiti.
C’è un po’ di tutto: si va da adattamenti di George R.R. Martin e Katsuhiro Otomo a Pinocchio e Tarzan, da Hulk a un film sul Dark Universe della DC, da Halo a Silent Hill. C’è roba poi finita da altri, come il terzo Harry Potter, Io sono leggenda, Thor o La bella e la bestia, e c’è roba a cui ha dovuto notoriamente rinunciare a malincuore dopo averci speso sopra davvero tanto tempo, come Le montagne della follia o Lo Hobbit.
Insomma: quando Del Toro riesce finalmente ad andare sul set di qualcosa è un evento. È il progetto che potè battere tutti gli altri progetti. È una luce divina che si cala dall’alto e illumina una sceneggiatura fra tante, mentre una voce tuona “la Prescelta sei tu”.
Crimson Peak, un progetto originale entrato in lavorazione dopo che Guillermo aveva rifiutato diversi franchise popolari, arriva quindi con le leggerissime aspettative di “dev’essere per forza di cose una bomba clamorosa”.
E il trailer conferma! Una roba dall’impatto visivo mostruoso che montava un’atmosfera all’altezza dell’hype.

Ma il trailer lo dipingeva anche come una specie di The Haunting ambientato nel primi del ‘900.
E quella era solo parte della formula.
A mente fredda, Crimson Peak non è diverso dagli altri classici di Del Toro: anche nel Labirinto del Fauno l’aspetto sovrannaturale è sfondo, è un mondo in cui si perde la protagonista del film, che informa il suo stato d’animo, mentre fuori succede la “vera” storia, il vero plot.
Là era la straziante storia di una bambina costretta a sopravvivere agli orrori della Spagna del fresco dopoguerra, che si rifugiava in un mondo magico di creature fantastiche.
Qui è una piccola, insipida storia d’amore in stile Cime tempestose con contorno di fantasmi, affogata in colori pre-raffaelliti.
Crimson Peak inizia con la nostra protagonista Mia Wasikowska nel ruolo di “Edith Cushing” (come Peter Cushing, la star degli horror gotici). Dopo essere stata visitata dal fantasma della madre morta aveva iniziato a scrivere romanzi sovrannaturali che però nessuno gli pubblicava perché scritti da una donna. Si innamora di Sir Thomas Sharpe, interpretato da Loki degli Avengers (seconda scelta di Del Toro, che preferiva Dr Strange degli Avengers), giovane uomo d’affari in cerca di finanziamenti per la sua start-up, e… guardate, sono onesto, non ce la faccio, pare di vedere il primo tempo del Titanic. Ci sono tutti i luoghi comuni delle love story d’epoca, gli stessi dialoghi, le stesse scene madri. C’è un confine sottile tra l’omaggio e quel tipo di imitazione talmente fedele che finisce per sapere solo di vecchio, e qui Del Toro sfonda pesantemente in quest’ultimo campo.
Il film inizia realmente quando l’azione si sposta ad Allerdale Hall, il lussuoso maniero abbandonato costruito sulla miniera di argilla rossa su cui Thomas sperimenta i suoi macchinari. Dopo il matrimonio Thomas è diventato improvvisamente freddo, sua sorella Lucille (Jessica Chastain) che abita con loro è loschissima, Edith ricomincia a vedere i fantasmi e finalmente comincia la vera pacchia.
Ma diciamolo subito: Crimson Peak, sostanzialmente, è art direction porn.
È una specie di emulo di Shining in cui la vera protagonista è la casa, la sua architettura, l’arredamento, il sangue che esce dalle pareti (che ovviamente in realtà è l’argilla rossa di cui sopra), spettri dei tempi passati e Jessica Chastain nei panni di Jack Nicholson.
È un tripudio di composizione e colori che si mangia la flebile trama, ben rappresentata dall’inespressività del quarto incomodo interpretato da Charlie Mozzarellone Hunnam, e sorretta malamente da quel pizzico di mistero che per un po’ circonda i due personaggi opposti alla nostra spaventata eroina.
È uno showcase di ispirazione coreografica che, rispetto ai modelli, trova un briciolo di modernità giusto nel design dei fantasmi e in qualche schizzo di violenza (a un certo punto diventa una simpatica sagra del “sventolo il coltello e dove prendo prendo”).
È effettivamente uno spettacolone per gli occhi.
Ma i fantasmi sono comprimari e, anche al netto di un twist finale abbastanza irritante, non c’è altro.

Per quanto riguarda l’accoglienza, si tratta finora del flop più leggero di cui abbiamo parlato finora su queste pagine: sul mercato americano il film incassa poco più della metà del budget (30 milioni contro 55), e anche includendo quello mondiale si ha il quadro di un film che arriverà in pari molto lentamente. La critica apprezza senza strapparsi i capelli (71% su Rotten Tomatoes), il pubblico è decisamente più perplesso (55%). Nel film seguente Guillermo lavora con un budget decisamente più ridotto (20 milioni) e vince il Festival di Venezia e quattro Oscar.

VERDETTO: ottimo per vendere un televisore nuovo a qualcuno che non si farebbe impressionare dai Transformers.

COS’HO IMPARATO: di base ho imparato che per colpa di questo film non ho ancora trovato il coraggio di guardare La forma dell’acqua.

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