LORO 1: il Circo Barnum di Berlusconi arriva sul grande schermo

LORO 1: il Circo Barnum di Berlusconi arriva sul grande schermo

Di Roberto Recchioni

Quando è circolata la notizia che LORO, il nuovo film di Paolo Sorrentino dedicato a Silvio Berlusconi e a tutto il circo che si è creato attorno a lui, sarebbe stato diviso in due parti, presentate in sala a pochissima distanza l’una dall’altra, sono uno di quelli che non si è lamentato o ha fatto critiche. Essendo uno che tende a fidarsi degli altri, ho pensato che regista, produttori e distributori, dovevano sapere bene quello che stavano facendo, per tentare una mossa così ardita, e che quindi non c’era nulla di cui preoccuparsi: evidentemente Sorrentino doveva aver montato il film per fare in modo che tutte e due le parti avessero, quantomeno, una struttura drammatica compiuta al loro interno, in maniera da lasciare il pubblico curioso di sapere come la storia andava a finire ma anche soddisfatto da quanto visto. Per capirsi, immaginavo che Sorrentino avesse operato alla maniera di Quentin Tarantino per Kill Bill, insomma, dove le due parti sono sì interdipendenti l’una dall’altra ma anche dotate di un loro cuore emotivo autonomo.

Ecco, mi sbagliavo e la mia fiducia era a dir poco mal riposta.
LORO 1 non è la prima parte di un film in due parti: LORO 1 è il primo tempo di un film unico, mandato in sala a metà. Come se i giorni che separano l’uscita di un capitolo dall’altro, non fossero altro che la pausa per comprare il pop-corn più lunga del mondo.
Questo, a parte la noia e il fastidio, cosa comporta? Comporta che è impossibile dire se questo LORO 1 è in effetti un buon film. Potrebbe esserlo, perché sembra molto ben scritto, ben girato, ben montato, ben fotografato e straordinariamente interpretato e musicato.
Ma potrebbe anche non esserlo, perché al suo interno contiene le qualità migliori del Sorrentino regista ma anche i suoi vezzi peggiori, e se questi ultimi dovessero avere il sopravvento nella seconda parte, tanti saluti.
Il fatto è che non c’è modo di propendere per un’ipotesi o per l’altra perché quello che ci è stato concesso di vedere è un lungo preambolo di presentazione del contesto e dei personaggi, un disporre i pezzi sulla scacchiera e montare le situazioni che di sicuro esploderanno, e poi le luci in sala. Ciao a tutti, ci rivediamo tra due settimane, un bacio ai pupi, mi raccomando.

In sostanza, come si compone questo LORO 1?
La prima ora è tutta dedicata a “Loro”, appunto. Ai parassiti, agli sciacalli, ai magnaccia e alle prostitute di quel circo Barnum che Berlusconi si portava (e probabilmente si porta ancora) appresso. Il mix stilistico è quello che Sorrentino cerca di affinare dai tempi del Divo: due parti di Martin Scorsese, una parte di Federico Fellini, due gocce di Lynch e, come guarnizione, l’estetica di uno spot di profumi (un bello spot di profumi, sia chiaro). Riccardo Scamarcio interpreta la parte del talent scout Sergio Morra e la sua interpretazione è convincente e gestita con una misura che mette finalmente a frutto quel talento che all’attore non è mai mancato. Il suo è un personaggio fittizio, costruito sulla figura di Gianpaolo Tarantini (ma non solo), che ambisce ad entrare nel giro di Berlusconi e che tenta di prenderlo all’amo con la sola esca di cui dispone: un esercito di belle ragazze. Attraverso l’esplorazione e scoperta della galassia romana della politica e del sesso compiuta da Morra, anche allo spettatore è permesso fare un bel giro panoramico di questo mondo che Sorrentino descrive sì come decadente e malato ma anche non privo di una certa bellezza. In questo, la sensibilità del regista è impeccabile nel saper dosare gli elementi disturbanti con quelli attrattivi, mettendo bene in luce il concetto che è decisamente facile giudicare moralmente un certo tipo di situazioni se quelle situazioni sono fuori dalla nostra portata, ma la faccenda cambia quando ci vengono offerte (anche solo al nostro occhio). Oltre alla storia di Tarantini, questa porzione della pellicola mette in piedi tutta una serie di situazioni a lui correlate e intrecciate (la storia della compagna e del politico, quella della giovane attrice e via dicendo) che però non trovano sbocco o sviluppo perché dopo un’ora, entra in scena “Lui”, Silvio Berlusconi, portato a schermo da un Toni Servillo che ci appare strano nei primi attimi del film (forse a causa di un lavoro di make-up nemmeno così necessario) ma che poi si rivela essere il solito mattatore di sempre.

La pellicola cresce enormemente d’intensità con la sua apparizione e non c’è una singola riga di dialogo del suo Berlusconi che non sia memorabile. Gli ultimi quaranta minuti di LORO 1 sono tutti dedicati a lui e alla sua storia d’amore con Veronica Lario (portata a schermo da una brava Elena Sofia Ricci). Il ritratto che ne viene fuori è di un Silvio buffo, brillante, a tratti patetico, ma sempre simpatico e capace di farsi amare. Una rappresentazione gentile e venata quasi di affetto, che taglia completamente fuori gli aspetti davvero oscuri del personaggio. Forse presenti nella seconda parte ma chissà. Per il resto, cosa c’è da segnalare? Un cast complessivamente molto buono (da tenere d’occhio Alice Pagani mentre Kasia Smutniak e l’insopportabile Roberto Herlitzka sono davvero stufo di dovermeli subire in troppe pellicole italiane), una fotografia eccellente (Bigazzi, non il primo che passa) e così il montaggio (Travaglioli, nemmeno lui è l’ultimo degli scemi). Buona la colonna sonora originale anche se messa un poco in ombra dalle straordinarie canzoni scelte da Sorrentino. Pessimi (ma è un problema di tutti i film del regista) gli effetti digitali che hanno, oltretutto, anche uno spazio non trascurabile. Bruttissimo il manifesto.

In conclusione?
In conclusione, niente.
Perché lo ripeto, questo non è un film giudicabile. Anzi, non è proprio un film, è mezzo film. E i mezzi film non si giudicano. Nemmeno si dovrebbero pagare, a dire il vero, a meno di non poterlo fare con una banconota strappata a metà (e quindi del tutto inservibile fino a quando anche l’altra metà non la raggiungerà). Invece, per vedere Loro, di biglietti ne dovremmo pagare due. E interi.
È la seconda volta quest’anno che mi capita di fruire di un’opera arbitrariamente divisa per motivi produttivo-commerciali (la prima è stata per Macerie Prime, l’ultimo libro di Zerocalcare) e per la seconda volta mi ritrovo a pensare che sia un trattamento iniquo nei confronti del pubblico e che non andrebbe premiato. Detto questo, aspettiamo pazientemente il 10 maggio e speriamo che Sorrentino porti a buon fine tutto quello che ha così ben iniziato.

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