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La Storia dietro un Frame: Velluto Blu e la delicatezza di Dennis Hopper

La Storia dietro un Frame: Velluto Blu e la delicatezza di Dennis Hopper

Di Filippo Magnifico

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I set dei film sono pieni di aneddoti più o meno interessanti. Alcuni sono noti, altri meno. Partendo da un frame, da una semplice immagine, si possono scoprire le storie più particolari. Questo perché dietro il semplice fotogramma di una pellicola si può nascondere un mondo. È questo il caso di Velluto Blu e della delicatezza di Dennis Hopper.

Now It’s Dark

Per molto tempo, forse ancora oggi, Velluto Blu ha goduto di una fama sbagliata, che lo ha trasformato in un semplice film erotico. Si dice che tutto sia iniziato con il compianto Gian Luigi Rondi, che nella seconda metà degli anni ’80 ha negato al film il passaggio alla Mostra del Cinema di Venezia. Il motivo? La nudità di Isabella Rossellini, secondo lui un’offesa, una vera e propria mancanza di rispetto nei confronti sia della madre Ingrid Bergman che del padre Roberto Rossellini. Una reazione esagerata? Sicuramente, sfruttata però dalla Filmauro per motivi di marketing.

Ci accusano di essere scandalosi? E scandalo sia, allora, pubblicizziamo il film come una storia di sesso e perversione, realizziamo un poster – opera di Enzo Sciotti e bellissimo, sia chiaro – che preme proprio su queste corde pur non mostrando una scena presente nella pellicola.

Quindi, sì, Velluto Blu è stato presentato come un un film erotico e la cosa da un certo punto di vista ha funzionato. Ed è anche vero che la componente sessuale è particolarmente importante all’interno della storia ma si tratta solo della punta dell’iceberg, perché gli intenti di David Lynch erano altri. Velluto Blu si colloca all’interno della sua filmografia come un’opera di passaggio, dove vengono affermate molte caratteristiche che sono successivamente diventate un vero e proprio marchio di fabbrica. In questo film si trovano, inoltre, alcune riflessioni esplorate successivamente in maniera più approfondita nella serie cult Twin Peaks, come ad esempio la contrapposizione tra giorno e notte, tra il bene e un male nascosto dietro la tranquillità di una cittadina di provincia, pronta a mettere in mostra tutto il marcio che nasconde al suo interno.

Oggi, fortunatamente, non ci sono dubbi su tutto questo. Velluto Blu è considerato per quello che è, un film che vive di suggestioni e che, inutile dirlo, non ci stancheremo mai di vedere per cogliere ogni volta una sfumatura diversa.
Immaginiamo di vederlo proprio in questo momento e di soffermarci su una scena precisa: l’ingresso in scena di Frank Booth, interpretato da un superlativo Dennis Hopper. Uno dei momenti più malati di quest’opera, dove la componente sessuale e la perversione camminano mano nella mano: Dorothy Vallens (Isabella Rossellini) si trova di fronte al suo aguzzino, apre le sue gambe mentre il giovane Jeffrey Beaumont (Kyle MacLachlan) osserva tutto nascosto in un armadio.
Bene, è arrivato il momento di premere il tasto pausa e di tornare indietro nel tempo.

Sono gli anni ’80 e David Lynch, sopravvissuto al tonfo di Dune, è pronto per tuffarsi in un altro progetto cinematografico. Una storia che, in verità, giace in un cassetto da moltissimo tempo ma che non ha mai trovato una dimensione concreta. Un’idea nata ascoltando una canzone: ‘Blue Velvet’ di Bobby Vinton.
David Lynch, si sa, vive di brainstorming e quelle note hanno creato delle immagini nella sua mente: un mistero, una cittadina apparentemente tranquilla, il desiderio di intrufolarsi nell’appartamento di un’attraente donna per spiarla, il ritrovamento di un orecchio in un campo, in grado di spalancare le porte per un altro mondo. Materiale sufficiente per creare una sceneggiatura, colmando ovviamente tutte le parti mancanti.

Ma, come abbiamo già detto, il regista è reduce di un pesante flop e il produttore Dino De Laurentiis non sembra intenzionato a proseguire la collaborazione con lui, finché non si ricorda di Velluto Blu, di quella storia piena di mistero e di altre caratteristiche apparentemente in contrasto tra di loro ma che allo stesso tempo potrebbero rivelarsi vincenti. Il budget, però, è troppo alto e il produttore decide di fare a Lynch un’offerta: realizzare il film con meno soldi, avendo in cambio il totale controllo sulla sua opera. Anche il final cut? Più o meno. Dino De Laurentiis non può inserirlo nel contratto, perché diventerebbe un precedente per altri registi, ma gli dà la sua parola, che forse vale più di una clausola sul contratto.

Tutto è pronto per partire, quindi, e David Lynch ha già in mente il cast. Vuole Helen Mirren per il ruolo di Dorothy ma dopo aver scambiato qualche parola con Isabella Rossellini decide di offrirle la parte. Lei è onorata e preoccupata alla stesso tempo, si tratta della sua seconda esperienza nel mondo della settima arte, non sa ancora se vuole diventare sul serio un’attrice e quel ruolo è decisamente impegnativo. Ciononostante accetta.

Deve dividere la scena con Dennis Hopper, che non sta certo passando una fase felice della sua carriera: è appena uscito da un centro di recupero per disintossicarsi dalla droga e dall’alcol, praticamente non ha un futuro professionale e vede in quel film una grande opportunità, anche se il suo agente non è dello stesso avviso. Oltretutto il suo passato si rivela particolarmente utile durante le riprese, la sua esperienza con le droghe è fondamentale nel momento in cui bisogna decidere il gas che deve inalare Frank, il suo personaggio. David Lynch pensa all’elio, ma Dennis Hopper non ha dubbi: nitrito di amile, meglio conosciuto come “popper”.

La prima scena che Isabella Rossellini e Dennis Hopper devono girare insieme è proprio quella dello stupro. L’attrice è un bel po’ nervosa, soprattutto perché dovrà comparire completamente nuda di fronte al suo collega e lui non lo sa. È praticamente impossibile girare quella scena con la biancheria intima, perché si vedrebbe nell’inquadratura. È anche vero che, vista l’angolazione, Dennis Hopper sarà l’unico a godere dello spettacolo ma è lo stesso imbarazzante, soprattutto perché è il primo giorno di riprese e loro non si conoscono assolutamente.

Arrivata sul set decide, quindi, di parlarne con lui, di confidarsi, dicendo che per lei quel momento è molto difficile. La risposta di Dennis Hopper è decisamente concisa ma va dritta al punto: “Guarda che non è la prima che vedo!

Ed ecco che, improvvisamente, tutto svanisce. Con i suoi modi scortesi Dennis Hopper riesce a mettere a suo agio Isabella Rossellini. I due girano la scena, tra le risate generali della troupe e, soprattutto, del regista David Lynch. Risate decisamente fuori luogo se si prende in considerazione quello che sta succedendo ma visto dall’esterno, senza l’atmosfera propria del grande schermo, quel momento risulta parecchio buffo. A tal punto che ancora oggi Isabella Rossellini sorride, ogni volta che lo rivede.

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Anche oggi siamo giunti alla fine del nostro appuntamento, anche oggi abbiamo scoperto che basta soffermarsi su di un singolo frammento di pellicola per scoprire un mondo. La settimana prossima ci attenderà un nuovo frame, una nuova storia.

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