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Santa Clarita Diet 2 – La zombie comedy di Netflix alla ricerca di una sua mitologia – La Recensione

Santa Clarita Diet 2 – La zombie comedy di Netflix alla ricerca di una sua mitologia – La Recensione

Di Andrea Suatoni

E’ arrivata lo scorso anno su Netflix, dopo una geniale campagna marketing volutamente criptica, la serie comedy Santa Clarita Diet: la pubblicità alludeva ad un misterioso cambiamento per il personaggio di Sheila, interpretato da Drew Barrymore, ma nessuno si sarebbe aspettato di vedere uno show incentrato sui non-morti.

La prima stagione si è concentrata su una sorta di velata critica sociale: Sheila è morta (o meglio, non-morta), ma non è in realtà mai stata così viva, in una sorta di parabola sul sogno americano condito di scene splatter e di moltissimo sangue; si è liberata delle catene sociali che la volevano moglie e madre noiosa e poco intraprendente per diventare la persona che avrebbe sempre voluto essere. La seconda stagione si spoglia invece della necessità di creare spunti di riflessione per soffermarsi su quelle che erano la sua più grandi forze: la commistione di splatter e comedy, di situazioni grottesche e paradossali, di leggerezza e dialoghi poco realistici paradossalmente ne innalzano il livello, rendendo Santa Clarita Diet un prodotto migliore di quel che ricordavamo e riuscendo finalmente a delineare una linea stilistica univoca, anche se ancora del tutto ormai originale o inedita.

LA NON-MORTE DI SHEILA

Eliminando in fretta e furia i cliffhanger derivati dal termine della stagione precedente ed innescando delle linee narrative nuove, la seconda stagione di Santa Clarita Diet si sofferma sulla risoluzione di tutti quei problemi che lo status di non-morte di Sheila comporta. Non è singolare il fatto che la maggior parte di questi non si rivelino di tipo pratico: la prima stagione ci ha mostrato il processo di accettazione della famiglia Hammond, mentre la seconda tende invece a mostrare le conseguenze di tale consapevolezza, il cui parossismo è spinto al limite per dare una scossa in più al lato comico dello show.
Uccidere le persone è ormai quasi un’abitudine, ed è giusto farlo se sono persone cattive. Sheila ed ancor più suo marito Joel (Timothy Oliphant, che non sembra in realtà più a suo agio con il ruolo come lo scorso anno) si trovano perennemente in bilico fra ciò che è necessario fare per preservare l’unione della loro famiglia e la sentita necessità di corrispondere alla propria definizione di brave persone: da circa metà della seconda stagione, tale linea narrativa diviene primaria, introducendo un macrocosmo ed una mitologia che erano prima state solamente accennate.

LA MITOLOGIA DI SANTA CLARITA

Perché Sheila è diventata una non-morta?
Alla domanda non avevamo ancora una risposta, ed in realtà fino ad ora non ci era neppure servita. Il personaggio della Barrymore aveva improvvisamente rigurgitato una strana palla rossa e da lì erano iniziati i suoi problemi; il rinvenimento di un libro serbo aveva chiarito alcuni aspetti minori, ma la stagione corrente (ed ancor più in tutta probabilità lo farà anche una ideale terza stagione, nel caso di un prevedibile rinnovo) inizia ad introdurre delle spiegazioni e delle connessioni tese a creare una mitologia propria sul classico tema zombie.

In Santa Clarita Diet, similmente a come visto in The Walking Dead, sembra sia un virus a trasformare gli esseri umani, (e dalla zombie-cultura di massa la serie riprende il tema del contagio tramite morso): la rinascita a non-morte avviene a causa di una varietà genetica di vongole zombie, che vivono in Serbia dalla notte dei tempi e che contagiano chiunque sia così sfortunato da mangiarle. Accanto ai problemi di tutti i giorni, Sheila e Joel si troveranno quindi costretti a salvare il mondo, involontariamente aiutati da quello che sembra un ordine di moderni cavalieri in lotta contro la diffusione del virus, contro i quali un futuro scontro è assicurato.

L’ASPETTO SOGGETTIVO

Santa Clarita Diet non è un prodotto semplice da amare: se la prima stagione aveva mostrato freschezza e temerarietà, la seconda si mantiene sulle stesse linee aumentando però le situazioni insolite ed i dialoghi deliranti; la comicità sembra quasi voler raggiungere il non-sense, aggirandolo intelligentemente ma facendo fortemente dubitare lo spettatore sotto il punto di vista della realisticità degli eventi. La sospensione dell’incredulità è tirata fino a spezzarsi, raggiungendo vette da sit-com (brillante si, ma pur sempre tale) che arrivano a mostrare la totalità dei personaggi di contorno come dei burattini senza cervello in balia degli showrunner.
Si tratta di una comicità particolare, passibile di essere adorata o di suscitare dubbi: se in molti appariranno giustamente scettici davanti Santa Clarita Diet, siamo però convinti che per alcuni diventerà con il tempo un vero e proprio cult.

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La recensione della prima stagione di Santa Clarita Diet

Santa Clarita Diet è stata creata da Victor Fresco, uno specialista delle sit-com: iniziò la sua carriera di sceneggiatore nello staff di ALF, per poi creare Andy Richter Controls the Universe, Better Off Ted, Life on a Stick, The Trouble With Normal e Sean Saves the World; è stato inoltre fra gli autori di My Name Is Earl, Mad About You e Evening Shade. È stato candidato agli Emmy sia per Andy Richter Controls the Universe sia per Mad About You.

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