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La Storia dietro un Frame: Arma Letale 2 e la morte di Martin Riggs

La Storia dietro un Frame: Arma Letale 2 e la morte di Martin Riggs

Di Filippo Magnifico

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I set dei film sono pieni di aneddoti più o meno interessanti. Alcuni sono noti, altri meno. Partendo da un frame, da una semplice immagine, si possono scoprire le storie più particolari. Questo perché dietro il semplice fotogramma di una pellicola si può nascondere un mondo. È questo il caso di Arma Letale 2 e della morte di Martin Riggs.

Qual è quel film che unisce il meglio del cinema thriller/poliziesco allo spirito del Natale? Vedo che gran parte di voi lo sa, quindi diciamolo insieme al mio tre. Uno, due, tre: Trappola di Cristall…Arma Letale!

No, non abbiamo detto la stessa cosa. E non avete torto, sia chiaro. Die Hard – o Trappola di Cristallo che dir si voglia – è uno dei cult polizieschi di Natale per eccellenza ma non è l’unico, c’è anche Arma Letale, il film scritto da Shane Black e diretto nel 1987 da Richard Donner. La pellicola che ha portato per la prima volta sul grande schermo la strana – e al tempo stesso perfetta – coppia formata da Martin Riggs (un insuperabile Mel Gibson) e Roger Murtaugh (un altrettanto bravissimo Danny Glover, perennemente “troppo vecchio” per stronzate del genere).

Ma noi non siamo qui per parlare di Arma Letale, siamo qui per parlare del suo sequel, diretto sempre da Richard Donner nel 1989, che tra i tanti pregi ha quello di aver introdotto la figura del buffo Leo Getz (Joe Pesci).
Come ricorderete, in Arma Letale 2 i nostri eroi devono fare i conti con una banda di trafficanti di droga guidati da un diplomatico sudafricano. La scena più famosa? Sicuramente quella della bomba sotto il sedere del povero Roger ma oggi non ci soffermeremo su quella. Immaginiamo di guardare il film in questo momento e di essere arrivati alla fine, dove il povero Martin Riggs cade sotto i colpi del malvagio diplomatico Arjen Rudd (Joss Ackland) a sua volta freddato da Roger Murtaugh dopo uno scambio di battute a dir poco epico.

Arjen Rudd: Io ho l’immunità diplomatica.
Murtaugh: Non ce l’hai più, è revocata…

Roger Murtaugh stringe tra le sue braccia il corpo martoriato del suo amico e la telecamera si allontana. Bene, è arrivato il momento di premere il tasto pausa e di tornare indietro nel tempo.

È la seconda metà degli anni ’80. Arma Letale si è dimostrato un enorme successo e la Warner Bros., che vede dei bei dollaroni all’orizzonte, decide di trasformare quel film nel primo capitolo di una saga. Iniziano, quindi, i lavori per Arma Letale 2 e il produttore Joel Silver chiede a Shane Black di scrivere una sceneggiatura. Black accetta, ha contribuito alla creazione del franchise e non vede l’ora di proseguire la storia di Martin Riggs e Roger Murtaugh. È così affezionato a quei personaggi che, nonostante alcuni problemi familiari, si mette subito al lavoro, aiutato dal suo grande amico, lo scrittore Warren Murphy.

I due completano lo script in sei mesi e lo consegnano alla produzione. Si tratta di una storia molto valida ma c’è un problema. Martin Riggs muore alla fine del film. Un sacrificio che sia la Warner Bros. che il regista Richard Donner non accolgono nel migliore dei modi, soprattutto perché comporta la fine di una saga mentre piani sono di proseguire ad oltranza, finché gli incassi lo permettono. Quella sceneggiatura, inoltre, è parecchio oscura e violenta. Ma sul serio. Comprende scene di tortura molto pesanti e si presenta come una profonda riflessione sul coraggio e sull’eroismo (che, sul finale, spinge Riggs a sacrificarsi per salvare il suo amico Murtaugh). Troppa serietà, insomma, mentre l’intento è quello di smorzare i toni, lasciando più spazio alle parentesi comiche.

La Warner Bros. chiede, quindi, a Black di rivedere quelle pagine. Come reagisce a questa richiesta lo sceneggiatore? Non benissimo. Sente sul serio di aver fatto un ottimo lavoro, è proprio convinto che quello sia il suo miglior script. Decide di lasciar perdere e si allontana dall’universo di Arma Letale per non fare più ritorno, con un secco NO e un assegno di circa centoventicinquemila dollari.

Questo film ,però, “s’ha da fare” e la produzione decide di passare lo script a Jeffrey Boam, che modifica drasticamente quelle pagine seguendo le indicazioni che gli sono state date. Rimane, però, il problema della morte di Riggs.
Come comportarsi? Nessuno la vuole, è vero, (o perlomeno chi la vuole si è già allontanato) ma rimane pur sempre un momento particolarmente intenso, che da un certo punto di vista dona solennità a questa nuova avventura. Non si può semplicemente tirare una moneta e scegliere.

Il regista Richard Donner decide a quel punto di fare una mossa azzardata e gira un finale che, a seconda del taglio che si deciderà di dare, può essere sia felice che tragico. Finito il film, fanno un test screening della versione con “happy end” e il pubblico reagisce in maniera molto positiva. La decisione è presa: Riggs sopravvive, lunga vita alla saga!

Ma, come abbiamo detto, la scena della sua morte è rimasta ed è proprio quella in cui Roger Murtaugh stringe tra le sue braccia il corpo martoriato del suo amico mentre la telecamera si allontana. Se ci fate caso sono immobili, proprio perché uno dei due non c’è più. Ma la musica è allegra e sono state inserite delle linee di dialogo successivamente, quindi è impossibile notarlo.

Da un certo punto di vista, possiamo dire che la volontà di Shane Black è stata rispettata, anche se ci sono altri due film che dimostrano il contrario.

Anche oggi siamo giunti alla fine del nostro appuntamento, anche oggi abbiamo scoperto che basta soffermarsi su di un singolo frammento di pellicola per scoprire un mondo. La settimana prossima ci attenderà un nuovo frame, una nuova storia.

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