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Ghost Stories è il film che tutti gli appassionati di horror stavano aspettando, la recensione

Ghost Stories è il film che tutti gli appassionati di horror stavano aspettando, la recensione

Di Filippo Magnifico

Parlare di Ghost Stories non è semplice. E questo non perché sia un brutto film, anzi, è uno degli horror più riusciti degli ultimi anni.
È difficile parlarne perché ci troviamo sul serio di fronte ad una di quelle opere che vanno viste a scatola chiusa, sapendo il minimo possibile per godere nel migliore dei modi la sua storia, ogni sua sfumatura e lasciarsi trasportare in una spirale di orrore che, questo possiamo dirlo, rende giustizia non solo al cinema di genere ma a tutto il mondo della settima arte.

Eccessivo? Effettivamente potrebbe sembrare. Del resto siamo abituati a campagne promozionali che ci martellano con le stesse frasi standard. Ogni film è (quasi) sempre il migliore del suo genere. Quello che possiamo dirvi è che in questo caso ogni elogio, ogni commento positivo, ogni esaltazione corrisponde a verità.

La storia del Professor Philip Goodman (Andy Nyman), che per professione smaschera ogni evento sovrannaturale e che si ritrova a dover fare i conti con tre casi che metteranno a dura prova ogni sua convinzione, è una vera e propria esperienza cinematografica ed è anche un riuscito esperimento, dato che si tratta della trasposizione per il grande schermo dell’omonima pièce teatrale che ha terrorizzato il pubblico di Londra (e di Toronto, Shanghai, Lima, Sydney e Mosca).
Un passaggio, dal palcoscenico alla sala cinematografica, che ha coinvolto direttamente i creatori Andy Nyman e Jeremy Dyson, innamorati (a ragione) della loro opera e del genere horror, decisi ad offrire al pubblico una pellicola che omaggia il glorioso cinema del passato e che allo stesso tempo si tinge di modernità.

Fa paura? È questa la principale domanda che viene pronunciata ogni volta che si parla di cinema del terrore.
Sì, fa molta paura e non grazie ai soliti jumpscare, che ci sono, sia chiaro, ma rappresentano solo la minima parte di un orrore creato con le immagini, con l’atmosfera, con un sapiente uso del sonoro e della messa in scena.
Niente è lasciato al caso in questa pellicola, ogni inquadratura, ogni sequenza è curata nel minimo dettaglio e fa parte di uno schema più ampio che trova la sua estrema esaltazione nel finale, che richiama le sue origini teatrali e riesce perfino a commuovere.
Perché l’intento principale di Ghost Stories, per quanto strano possa sembrare, non è spaventare ma entrare nella nostra mente, proponendosi come una dolorosa riflessione sul senso di colpa.

Ci riesce grazie ad una regia perfetta e ad un cast che comprende nomi come Paul Whitehouse, Alex Lawther e Martin Freeman, protagonisti dei tre casi esaminati dal Professor Philip Goodman.
Il guardiano notturno di ex-manicomio, un ventenne problematico, un odioso agente di borsa e gentiluomo di campagna, ognuno interpreta un ruolo ben definito, senza il pilota automatico e con estrema convinzione (Lawther è decisamente il più inquietante). Si vede che sono anche loro innamorati di questo film e sarebbe stato strano il contrario.

Ma, come abbiamo già detto, è meglio non addentrarsi troppo nella storia. Quindi fidatevi di questo consiglio: correte a vedere Ghost Stories, vi terrorizzerà e vi conquisterà allo stesso tempo. E guardatelo anche una seconda volta, lo apprezzerete ancora di più.

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