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For The People: La recensione del pilot della nuova serie di ShondaLand

For The People: La recensione del pilot della nuova serie di ShondaLand

Di Andrea Suatoni

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E’ arrivato sugli schermi di ABC lo scorso 13 Marzo (è ancora in attesa di definizione la messa in onda sui canali italiani) il nuovo show di ShondaLand, che affonda nuovamente le radici nel più classico dei procedural drama: protagonisti sono 6 giovanissimi laureati in legge, alle prime esperienze processuali in quella che viene chiamata “The Mother Court“, la corte federale dove vengono discussi i casi più difficili del distretto di New York.

FORMAT CHE VINCE…

Il creatore della serie è Paul William Davies, già showrunner di Scandal; il format insiste su un gruppo di giovani (ed ovviamente belli, sexy ed ambiziosi) avvocati e procuratori le cui vicende personali si allacciano ai vari casi discussi in aula, fra le immancabili tensioni sessuali e le continue rivalità. Nulla di nuovo per gli amanti delle serie ShondaLand, ma proprio per questo For the People potrebbe risultare l’ennesimo successo della casa di produzione di Shonda Rhimes, che ha creato una nuova gamma di stereotipi televisivi “tosti” ed ormai riconoscibili che, se da una parte iniziano a peccare di freschezza, dall’altra paradossalmente riescono ancora a far respirare aria di novità. Parlantina sciolta, aspirazioni oltre il limite del possibile ed un fil rouge di sottointesa sensualità fra gli spazi professionali sono il marchio di fabbrica – assolutamente vincente – di ShondaLand, caratteristiche che qui risaltano in primo piano ancor più che altrove (nella speranza che dopo il pilot lo show riesca a trovare una sua connotazione personale).

Il risultato finale al netto del pilot non dispiace, risultando convincente nonostante i notevoli problemi in fase di produzione: For the People è stato sottoposto alla sostituzione di due delle attrici principali (Britt Robertson ha rimpiazzato Britne Oldford, mentre Jasmin Savoy Brown ha preso il posto di Lyndon Smith) ed una revisione massiccia della sceneggiatura prima di arrivare sul piccolo schermo così come i fan hanno potuto vederlo.

I PROTAGONISTI

Il ruolo principale, quello dell’avvocato della difesa Sandra Bell, è stato affidato a Britt Robertson, conosciuta per The Secret Circle, Under the Dome e per la recente (sfortunata e fin troppo sottovalutata) Girlboss. Accanto a lei, la sua migliore amica Allison Adams (Jasmin Savoy Brown, vista in The Leftovers) ed il poco preparato Jay Simmons (Wesam Keesh, Diario di una nerd superstar) completano la compagine dei difensori, mentre al lato opposto della barricata l’accusa è composta dall’ambizioso Leonard Knox (Regé-Jean Page, che vedremo nel colossal Macchine Mortali prodotto da Peter Jackson), dalla preparatissima quanto cinica Kate Littlejohn (Susannah Flood, qui al suo primo ruolo importante) e da Seth Oliver (Ben Rappaport, visto in Mr. Robot), l’ingenuo fidanzato di Allison.

La Robertson spicca – non che ci sia bisogno di un così grande sforzo – su tutti gli altri attori, ma il livello medio-basso generale della recitazione passa in secondo piano rispetto al ritmo serrato dei dialoghi e delle inquadrature, che trascinano lo spettatore verso la risoluzione dei casi (la cui impostazione andrebbe forse rivista: 3 casi da discutere per 3 coppie di avversari in ogni episodio sono davvero troppi da gestire) prima ancora di capire come si sia arrivati fin lì.

IL PILOT

Il primo episodio fa centro nel riflettere i timori e le inquietudini dei giovani protagonisti alle prese con un nuovo percorso lavorativo: il giudice che presenzia al loro giuramento iniziale dice loro che non tutti sono all’altezza del luogo in cui si trovano, e solo in pochi ce la faranno ad emergere. Le rivalità non tardano ad accendersi: Sandra e Leonard si affrontano in un difficilissimo caso di terrorismo, Seth e Kate hanno a che fare con un abilissimo truffatore ed Allison e Seth si scontrano sulla moralità di un caso che inizia fin da subito a minare il loro rapporto di coppia.

Se l’impostazione veloce, dinamica e stricty legal della serie è chiara fin da subito, il pilot fatica invece a delineare efficacemente i suoi protagonisti: come affermato poco sopra, 45 minuti sono davvero troppo esigui per presentare 6 diversi protagonisti, i vari comprimari e discutere anche 3 diversi casi giudiziari. Il risultato finale sacrifica quindi il lato più personale dello show, costruendo un episodio in stile CSI che oltre a fornire le 3 sentenze finali si occupa solamente di fornire una impostazione iniziale che speriamo nelle prossime puntate venga più ampiamente razionalizzata.

Sicuramente For the People piacerà a chi ha amato Le Regole del Delitto Perfetto (ma attenzione: non c’è una Viola Davis nel cast, e tale mancanza si percepisce profondamente) ma anche ai cultori di Grey’s Anatomy, se le – scarne – premesse con le quali i personaggi sono stati presentati verranno rispettate: l’atmosfera dei newbie in un contesto più grande di loro è ripresa alla perfezione, e non mancherà di appassionare una larga fetta di pubblico.

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