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The Walking Dead: L’ultima morte on screen ha ucciso anche lo show?

The Walking Dead: L’ultima morte on screen ha ucciso anche lo show?

Di Andrea Suatoni

—–ATTENZIONE: L’ARTICOLO CONTIENE SPOILER—–

The Walking Dead è tornato domenica sera sugli schermi del canale americano AMC (e ieri sera su quelli italiani) dopo la lunga pausa invernale, con un episodio che segna un importantissimo punto di svolta per la serie: come preannunciato dal finale di mid-season, uno dei personaggi principali ha lasciato per sempre la serie.
Per uno show così profondamente incentrato sulla morte, la dipartita di uno dei personaggi principali, al grido di quel “nessuno è al sicuro” che Game of Thrones ha elevato alla massima potenza e al quale ormai siamo quasi assuefatti, non dovrebbe creare chissà quale scalpore: come mai questa volta sembra invece essere differente?

IL VERO PROTAGONISTA?

Se siete dei fan di The Walking Dead, molto probabilmente avete già visto l’episodio andato in onda ieri sera: Carl Grimes, figlio dell’ex sceriffo Rick, ha dato il triste addio a suo padre e a Michonne, dopo essere stato morso da uno zombie nella puntata precedente, per poi uccidersi con un colpo di pistola per evitare la trasformazione in non-morto.
Rick è sempre stato indicato come il protagonista assoluto della storia, praticamente l’unico personaggio “intoccabile” del cast: gli showrunner della serie hanno dichiarato più volte che non esisterebbe The Walking Dead senza Rick, e che la sua morte determinerebbe la chiusura dello show. Le affermazioni valide per Grimes senior eravamo sicuri si estendessero anche a suo figlio. E invece…
Nella realtà dei fatti, era Carl ad essere il reale protagonista di The Walking Dead. Abbiamo seguito la sua crescita sia personale che fisica negli 8 anni che hanno portato lo show fin qui (il giovanissimo Chandler Riggs al tempo delle premiére aveva appena 11 anni), e la sua morte rappresenta forse anche la morte della speranza IN The Walking Dead e PER The Walking Dead. Una morte differente da quella di Glenn, Abraham, Beth, Andrea, Tyreese e da quelle di tutti gli altri personaggi che siamo stati costretti a salutare finora: il suo ruolo non è rimpiazzabile. Sulla crescita (lo ripetiamo, anche letterale) del personaggio gli showrunner ed il pubblico avevano investito moltissimo, e non è neanche lontanamente ipotizzabile l’inserimento di un personaggio simile che possa raccoglierne l’eredità e sfruttarne le storyline rimaste in sospeso, senza contare quelle in arrivo di cui il ragazzo sarebbe stato protagonista seguendo il fumetto da cui la serie è tratta (dove Carl non solo è ancora vivo, ma ha acquisito sempre più un ruolo centrale).

IL SIGNIFICATO

Sul significato della morte di Carl, gli showrunner si sono già largamente espressi: il fandom di The Waking Dead è infatti insorto sui social, e la produzione si è trovata costretta a giustificare una scelta in parte difficilmente condivisibile ed in parte in antitesi con lo spirito di The Walking Dead (come in effetti appare fuori personaggio anche Carl Grimes stesso nell’episodio). Secondo Scott Gimple, Carl rappresenterebbe l’eroe martire che sulle sue spalle regge il peso di portare il mondo in una nuova direzione. Dalla sua morte Rick dovrebbe iniziare a cambiare, iniziando a sognare davvero un futuro di pace; una singolare inversione di tendenza che ci riporta alle argomentazioni precedentei (e abbandonate) di Morgan da cui la serie sembrava volersi totalmente discostare prima di arrivare ad un momento critico nel quale ci si è trovati a dover dare un significato forzato ad un avvenimento che, in fin dei conti, è probabilmente stato “organizzato” per riportare il tam-tam mediatico ai fasti delle stagioni precedenti. Purché se ne parli, quindi…
Peccato però che, dopo 8 stagioni di caratterizzazione del personaggio di Carl, ribaltare il tutto per trasformarlo nel grande unificatore delle trame pacifiche semplicemente… Non funziona. Un errore in piena regola, un buco di trama psicologico che aggiunge l’amaro in bocca ai fan del giovane Grimes, aggiungendo la beffa al danno.

IL MOTIVO

Per molti l’abbandono di Chandler Riggs del set era solamente una questione di tempo. In effetti l’età del ragazzo lo indirizzava verso il college, e già alcuni rumor si erano fatti largo in internet riguardo la possibilità che Carl Grimes fosse eliminato, quantomeno temporaneamente, dallo show, per sua stessa intenzione. Ma fin da prima che l’episodio in questione andasse in onda, siamo venuti a sapere che lo stesso Riggs è rimasto spiazzato da quello che a tutti gli effetti si è dimostrato essere un licenziamento anticipato. Suo padre si lasciò sfuggire un commento sulla sua pagina facebook che non lascia dubbi:

Vedere Gimple licenziare mio figlio a due settimane dal suo diciottesimo compleanno dopo avergli detto che lo volevano per i prossimi tre anni è stato deludente. Non mi sono mai fidato di Gimple o AMC, ma Chandler sì. So quanto gli abbia fatto male.

La scelta è stata quindi puramente narrativa, per nulla dettata da fattori esterni. Con gli ascolti in caduta libera nell’ultima stagione, gli showrunner hanno probabilmente pensato che una morte davvero importante e significativa potesse smuovere le acque; nonostante però la fin troppo eccessiva melodrammaticità dell’ultimo episodio, la morte di Carl fatica ancora a trovare un reale significato fuori dagli schemi del rating televisivo, ed il malcontento degli affezionati ha già iniziato a trasformarla in un evento totalmente negativo per la serie. Resta da vedere quindi quale sarà il riscontro del pubblico a partire dalla prossima settimana; in ogni caso, sia che gli spettatori riusciranno a perdonare Gimple e la produzione o meno, The Walking Dead ha mostrato una ennesima debolezza strutturale che non ci fa ben sperare per il futuro: la stagione 9 vedrà un cambio di showrunner con la promozione di Angela Kang, ma è probabile che ormai nulla possa più essere come prima.

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