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14 febbraio 2018 • 17:00 • Scritto da DocManhattan

THE DOC(MANHATTAN) IS IN – Absentia, ma porta il certificato

Absentia, il nuovo thriller di Amazon Video su un'agente dell'FBI che torna a casa, anche se tutti l'avevano data per morta sei anni prima e... è lunga.
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Le sopracciglia. È tutta colpa delle sopracciglia. Sulle prime, ho pensato fosse ancora l’effetto prodotto da quei tappetini portati sopra gli occhi da Annalisa a Sanremo, ma la questione ha evidentemente origini più antiche. Niente – ma niente, eh – mi ammazza la sospensione dell’incredulità come delle sopracciglia fresche di estetista sul volto di chi non dovrebbe avercele affatto così. Mi stanno bene attori e attrici che si svegliano impeccabili col trucco perfetto, dopo essersi ubriacati fino all’alba surfando su una macchina lanciata nel deserto a centocinquanta miglia all’ora e con la radio con i Doors a palla. Digerisco i guerrieri fantasy con la manicure impeccabile e la permanente. Ma non ho mai mandato giù le schiave di Spartacus con le sopracciglia sottili appena cesellate a colpi di pinzetta. E se vi state giustamente chiedendo cosa diavolo c’entri con Absentia, la nuova serie thriller la cui prima stagione è disponibile da qualche giorno su Amazon Video, beh… ci arriviamo subito.

L’agente speciale dell’FBI Emily Byrne (la Stana Katic di Castle) è scomparsa mentre dava la caccia a un feroce serial killer di Boston. Il marito e collega Nick (Patrick Heusinger) l’ha data per morta e, distrutto dal dolore, si è risposato, ha ridipinto casa e dato fuoco ai ritratti della suocera. Solo che – scherzone! – Emily non è mica morta. Sei anni più tardi, una telefonata a Nick nel cuore della notte permette di ritrovarla in una vasca piena d’acqua. Viva. Una vasca che si apre nell’esatto istante in cui arrivano i soccorsi, perché certe dinamiche a orologeria funzionano alla perfezione solo nei film thriller o se ci ha messo mano Saw l’Enigmista, io ho grossi problemi pure a fare aprire il cancello automatico per l’auto. Ma non divaghiamo. Emily viene ripescata dal suo bagno di bellezza e… ha le sopracciglia perfette. Il volto pieno di tagli ed escoriazioni, ma le sopracciglia perfette. Il killer sadico, degradato a rapitore, ha fatto mica pure un corso da estetista? Suspense.

La storia di Absentia non è ovviamente tutta qui, perché alle difficoltà dell’agente rediviva, tornata a casa solo per trovare suo marito alle prese con una nuova vita, come Totò di ritorno dalla Russia in Letto a tre piazze, e suo figlio che non la riconosce, si somma il suo finire invischiata in una serie di nuovi delitti. Plot twist che seguono plot twist, nel disperato tentativo di tenere desta l’attenzione dello spettatore con una matrioska di smascheramenti concentrici che avrebbero fatto commuovere di gioia la banda di Scooby-Doo. E serve, tutta questa roba? Ha senso? Teoricamente “no” e “no”, e si percepisce la forzatura del tutto: ci sono serie crime che campano con meno elementi, semplicemente sviluppati meglio. Il punto però è proprio questo: buona parte di quello che propone, Absentia lo mette giù abbastanza male. È come se avessero provato a ingaggiare degli attori e degli sceneggiatori bravi, ma all’appello questi non abbiano risposto presente. Per forza.

Intendiamoci: la Katic è molto brava nel suo ruolo. Ma è l’unica che non sembra precipitata sul set (in Bulgaria, dove hanno girato i dieci episodi) da una pubblicità delle merendine. Heusinger è così monoespressivo che potrebbe assicurarsi una vita di thriller tedeschi a basso costo da sabato sera su Rai 2. I colleghi dell’FBI sembrano dei totali idioti. E no, siamo nel 2018, non basta un filtro digitale con cui desaturare tutto per trasformarti in Christopher Nolan. Fermo restando che questa cosa delle luci fredde e del tutto verde/azzurrino comincia a diventare un attimo stucchevole. “Un attimo” nel senso di “anche basta”. Ora, personalmente, ho fatto un enorme fatica a superare il quarto episodio. Al quinto volevo bere del candeggiante. Al sesto ho provato a restare sveglio, fallendo. Al settimo a immaginare Absentia in chiave commedia/horror/musicarello, fallendo di nuovo. Però sono convinto che allo zoccolo duro di fan delle serie crime potrà anche piacere. Non a caso, è pieno di recensioni cariche di entusiasmo, là fuori, vergate da critici che si sono strappati davanti ad Absentia capelli e, naturalmente, sopracciglia. Che diamine, c’è gente che guarda da cinquant’anni Law & Order o si fa le maratone degli episodi di Derrick pre-caduta del Muro, quelli con i tedeschi vestiti malissimo. Ma questo è pur sempre lo stesso pianeta in cui, alla voce Serie TV, trovi la prima stagione di True Detective e tanto, tanto altro meritevole di lodi e discussioni accese su Facebook. Qui, se togli l’incipit shock e i numeri da Saw, non raggiungiamo forse neanche il livello di Non uccidere. Fate voi.

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2 commenti a “THE DOC(MANHATTAN) IS IN – Absentia, ma porta il certificato

  1. Non fa una piega!! Una sola precisazione: Lo zoccolo duro che pubblica recensioni “strappaciglia”, non sono fan delle serie crime, ma è evidente che sono fan, poco lucidi, della protagonista!!

  2. Sei stato più coraggioso di me, io mi sono fermato alla 4.
    È una serie lenta, noiosa, buia, piena di luoghi comuni e forzature, per permettere l’avanzamento della storia!
    Io penso che gli estimatori siano fan di Stana Katic, non delle serie crime, disposte ad accettare tutto pur di vedere una 2 stagione!

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