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La Storia dietro un Frame: Duel e la cabina telefonica specchio di Spielberg

La Storia dietro un Frame: Duel e la cabina telefonica specchio di Spielberg

Di Filippo Magnifico

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I set dei film sono pieni di aneddoti più o meno interessanti. Alcuni sono noti, altri meno. Partendo da un frame, da una semplice immagine, si possono scoprire le storie più particolari. Questo perché dietro il semplice fotogramma di una pellicola si può nascondere un mondo. È questo il caso di Duel e della cabina telefonica specchio di Spielberg.

The Post ha fatto il suo ingresso nelle sale italiane. L’ennesimo grande film che Steven Spielberg ci ha regalato nel corso della sua carriera, cominciata negli anni ’70 con Duel.

Ispirato all’omonimo racconto di Richard Matheson, il film porta sul grande schermo la storia di David Mann, un rappresentante che sta raggiungendo con la sua automobile un cliente. Durante il suo tragitto viene preso di mira dal pilota di un’autocisterna, che lo coinvolge in una gara mortale.
Una caccia al topo dove l’ansia regna incontrastata. L’autocisterna rappresenta un orrore senza volto ed la vera antagonista di questo film, che ha lanciato Steven Spielberg nell’olimpo di Hollywood.

Una pellicola piena di momenti di puro cinema ma noi, come sempre, abbiamo deciso di soffermarci su di una scena particolare. David Mann ha raggiunto una stazione di servizio, chiama la polizia da una cabina telefonica per denunciare quello che gli sta accadendo, quando ad un certo punto il camion piomba sulla cabina, distruggendola. Bene, è arrivato il momento di schiacciare il tasto pausa e tornare indietro nel tempo.

Essere Steven Spielberg oggi deve essere una gran bella cosa ma com’era negli anni ’70? Non bellissimo. Facciamo un esperimento e proviamo a metterci nei suoi panni.

Sei il giovane Steven, hai grandi sogni ma non hai una grande reputazione, sei famoso per essere un aspirante regista con la testa tra le nuvole, bravo, sia chiaro, ma pur sempre un giovincello senza esperienza.

Essere Steven Spielberg negli anni ’70 vuol dire passare giornate intere in cerca di una storia valida, che sia in grado di mostrare al mondo (e soprattutto ai produttori) il tuo talento, su cui nessuno è pronto a scommettere.
Giornate intere a leggere sceneggiature, finché un giorno capita tra le tue mani Duel. Un racconto breve, pubblicato dal grande Richard Matheson sulle pagine di Playboy (“Perché compri Playboy?” “Per i racconti di Richard Matheson, che domande!”).
È una storia bellissima, che ricorda le atmosfere del grande cinema di Alfred Hitchcock. È amore a prima vista.

C’è già l’intenzione di realizzarne un film per la tv, oltretutto, e tu vuoi assolutamente essere il regista. Ma come puoi attirare l’attenzione dei produttori? La tua reputazione, lo sai, è quella che è. Non sei decisamente il primo della lista. Anzi, se vogliamo dirla tutta non risulti proprio sulla lista del produttore George Eckstein.
La tua ostinazione, però, è tanta e riesci ad ottenere un appuntamento con lui. Ti presenti con l’unica cosa degna di nota che hai girato, un episodio di Colombo, che però riesce ad attirare l a sua attenzione.

Così riesci ad ottenere il tuo primo ingaggio importante. Il protagonista ti viene imposto ma non è un problema, perché tu adori Dennis Weaver, hai visto infinite volte L’infernale Quinlan e sai che lui è l’attore giusto.

I tempi sono veramente stretti: dieci giorni di riprese per realizzare un film di 73 minuti (90 contando la pubblicità). Tu vuoi girare tutto in esterni, per te è semplicemente una follia realizzare una storia simile nei teatri di posa. La produzione, però, non è d’accordo. Secondo loro è una cosa impossibile.
Ti danno tre giorni di tempo per dimostrare che sei in grado di realizzare tutto in esterni e tu riesci a rispettare la tabella di marcia. Alla fine ci metti tredici giorni ma in ogni caso si tratta di un miracolo.

Cerchi di ridurre all’osso ogni cosa superflua. Pianifichi ogni momento nel dettaglio, porti a casa ogni scena, senza controllare le riprese a fine giornata, perché, tanto, sai che sono buone. Ne sei certo.

La scena della cabina telefonica la realizzi proprio così. Una ripresa unica, senza una controfigura per Dennis Weaver e due telecamere piazzate in posti strategici per riprendere da diverse angolazioni.
Provi quel momento più volte, Dennis Weaver ha tutto il tempo per uscire e hai messo dei segnali sul terreno per avvisare l’autista del camion. Se superato quel punto lui non è ancora uscito, non deve fare altro che girare sinistra. Sei pronto per girare ed è buona la prima.

Passa il tempo e Duel si rivela un grandissimo successo, è passato dal piccolo al grande schermo e sta conquistando il mondo (ti ha fatto addirittura conoscere Federico Fellini). Rivedendo il film, però, ti rendi conto che ci sono alcuni errori, uno proprio nel momento in cui il camion distrugge la cabina telefonica.
Ci sei tu riflesso nel vetro di quella cabina, puoi vederti mentre stai leggendo il copione per assicurarti che Dennis Weaver lo stia seguendo, perché non controlli i giornalieri e vuoi che tutto sia perfetto.
E, proprio perché non controlli le riprese a fine giornata, non ti sei mai accorto di quell’errore.

Poco importa, in fondo quel riflesso ti piace. È il simbolo di un impegno che è stato ripagato. È solo il breve momento di un film che, ancora non lo sai, ti ha offerto la chiave del successo. Perché sei destinato a diventare uno dei registi più famosi di tutti i tempi.

Anche oggi siamo giunti alla fine del nostro appuntamento, anche oggi abbiamo scoperto che basta soffermarsi su di un singolo frammento di pellicola per scoprire un mondo. La settimana prossima ci attenderà un nuovo frame, una nuova storia.

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