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Berlinale, 3 cose che ci sono piaciute, e una no, di L’isola dei cani di Wes Anderson

Berlinale, 3 cose che ci sono piaciute, e una no, di L’isola dei cani di Wes Anderson

Di Andrea D'Addio

Il nuovo film di Wes Anderson grande evento al Festival del cinema di Berlino

GUARDA ANCHE: Ci si azzuffa per la spazzatura nella prima clip de L’isola dei cani

L’isola dei cani (Isle of dogs) ha aperto la 68esima edizione della Berlinale portando sul red carpet il suo eccezionale cast di voci, Bill Murray, Bryan Cranston, Jeff Goldblum, Greta Gerwig, Tilda Swinton, Bob Balaban, Liev Schreiber e, naturalmente, il suo regista Wes Anderson che già aprì il festival tedesco nel 2014 con Grand Budapest Hotel. Sempre parlando di ritorni si può dire che è il secondo film in stop motion del cineasta texano dopo Fantastic Mr. Fox, anch’esso con animali antropomorfizzati come protagonista. Se all’epoca il protagonista era una volpe, stavolta, come si può intuire dal titolo, si parla di cani. L’isola dei cani è ambientato in un futuro distopico del Giappone, anno 2037, dove un capo di governo ha deciso, per discutibili ragioni sanitarie, di esiliare tutti i cani in un’isola ormai abbandonata e utilizzata come discarica. A lui si oppone un bambino che, privato del suo amico a quattro zampe, decide di recarsi sull’isola per andare a riprenderselo dando vita all’inizio di una ribellione che si propagherà fino a Tokio.

Cosa ci è piaciuto di L’isola dei cani

-La complessa ironia dei dialoghi, la capacità di Anderson di mischiare quel suo senso dell’umorismo così sofisticato con i silenzi e il candore del tipico cinema d’animazione nipponico. Come lui stesso ha svelato in conferenza stampa, uno dei suoi punti di riferimento nella scrittura della sceneggiatura è stato Hayao Miyazaki (l’altro Akira Kurosawa). Si sente e, soprattutto, si vede.

-La realizzazione grafica dell’Isola dei cani: all’inizio appare come una canonica discarica dominata da immondizia, topi e squallori. Quando però l’avventura ci porta sull’altro capo dell’isola ecco che a fare da sfondo al viaggio appare un luna park abbandonato che meriterebbe una storia a sé per la quantità di giostre così particolare che lo compongono. Questo, così come la zona industriale dove si svolge l’ultimo inseguimento confermano la quanto creatività visiva di Wes Anderson sia più viva che mai.

-L’originalità della scelta di non doppiare né sottotitolare i personaggi che parlano in giapponese, ovvero tutti gli umani (tranne una ragazzina americana) che appaiono nel film. I cani parlano in inglese (nella versione che arriverà da noi immaginiamo sarò in italiano), quando i “giapponesi” parlano o c’è un’interprete in una cabina che ci sintetizza ciò che è stato detto o si lascia che siano le immagini a suggerirne il significato. Oltre all’effetto comico della situazione, rende più facile l’immedesimazione con i cani e la loro difficoltà a comunicare con gli umani.

Cosa non ci è piaciuto di L’isola dei cani

-Il film ha una storia appassionante, tante trovate visive e narrative originali e difficilmente può non piacere: Insomma, è una pellicola che consigliamo. A volere cercare il pelo nell’uovo si può dire però che non c’è grande approfondita. Per quanto non sia un film per bambini, al di là dell’importanza di un sano rapporto tra uomini e animali c’è poco che possa davvero toccare i cuori dello spettatore. Non c’è – ad esempio – né una vera metafora ambientalista né un’esaltazione dei bambini come elementi di purezza all’interno di un mondo sempre più distratto da ciò che davvero conta (pensiero che si poteva fare con Moonrise Kingdom – Una fuga d’amore). Non è una colpa, basta solo recarsi alla visione preparati che dopo quei cento godibili minuti, non si abbia molto su cui pensare.

ISLE OF DOGS 01

GUARDA ANCHE:

– Il trailer italiano di Isle of Dogs

– Il poster di Isle of Dogs

– Il trailer italiano di Isle of Dogs

– Il trailer di Isle of Dogs

– Poster e data di uscita per Isle of Dogs

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